Negozio di souvenir fascisti sulle maglie da calcio dei bambini: scoppia il caso a Predappio

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A scatenare le polemiche non è stato il fatto che un negozio di gadget fascisti sponsorizzi una squadra di bambini, ma che sulle maglie da calcio di quei bambini compaiano due parole che di fascista non hanno nulla: Predappio e Tricolore. Messe insieme, compongono uno dei due nomi che espone sulle proprie serrande uno dei vari luoghi che, nella cittadina romagnola in cui Benito Mussolini è nato ed è stato sepolto, vendono magliette, vino, busti, orologi e altri gadget sul tema del Ventennio.

La società nel mirino

Il negozio in questione è stata l’unica attività che si è offerta di sponsorizzare la categoria pulcini della società calcistica locale, fallita come Ac Predappio e recentemente risorta come Sporting Predappio, pagando le maglie ai bimbi. Sfondo viola e la scritta «Predappio Tricolore» sul petto, appunto. Solo che nella riunione pre-stagionale, uno dei genitori ha ritenuto che il testo fosse inopportuno per motivi politici e ha chiesto che fosse usato il secondo nome dell’attività in questione, il più asettico «Predappio Suovenirs», minacciando altrimenti di ritirare il figlioletto. Il Corriere Romagna, che ha dato la notizia, spiega che la faccenda non è ancora risolta, ma aggiunge che il dirigente del settore giovanile dello Sporting Predappio è libero da sospetti di essere un nostalgico del regime: Gianni Flamigni, infatti, è un ex giocatore di Forlì e Cesena, che qualche anno fa si è candidato a sindaco come civico in quota Partito Democratico. Categorie superiori dello Sporting Predappio, poi, godono di sponsor che a una prima occhiata appaiono lontani dalla cultura fascista: «Cbweed Cannabis Legale», per esempio, ma anche gli apolitici «Gingillino, il gin di Predappio» e «Magnani Legnami».

L’eredità della città

Predappio, d’altra parte, è una località di circa 6 mila abitanti sulle prime colline forlivesi, che un po’ convive controvoglia con il fardello del suo concittadino più celebre, un po’ ne va fiera e un po’ lo sfrutta. Per almeno due volte l’anno, il giorno in cui è nato il Duce e nell’anniversario della marcia su Roma, riceve qualche centinaio di neofascisti che rendono omaggio alla Cripta Mussolini, alla casa natale di Benito e alla vecchia Casa del Fascio. Nei giorni feriali, c’è sempre qualche nostalgico che arriva alla spicciolata. Vendergli i gadget è una delle attività più redditizie, per sfruttare questo turismo particolare.

Cosa dice la legge

Con la legge Scelba (1952) e la legge Mancino (1993), in Italia l’apologia e la propaganda fascista sono vietate. Nel 2015, l’onorevole Emanuele Fiano del Partito Democratico presentò alla Camera una proposta di legge che estendeva i limiti della propaganda, includendo anche la vendita di oggetti di chiara evocazione mussoliniana. Il testo fu approvato a Montecitorio, ma non fu mai votato al Senato. In Germania la vendita di questi prodotti è illegale, tant’è che gli ecommerce di negozi come quello che ha scombussolato lo spogliatoio dello Sporting Predappio, mostrano banner dove si chiarisce che in quel Paese non possono spedire.

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