Quando ha avuto la notizia che Bashar al-Assad era fuggito, di notte, di nascosto, da Damasco a Mosca, Walid Joumblat per prima cosa ha chiamato Saad Hariri, l’ex premier libanese, figlio di Rafiq, ucciso da Hezbollah su commissione del regime siriano nel febbraio del 2005. «Gli ho semplicemente detto “Dio è grande” e poi sono scoppiato in singhiozzi», racconta. Walid è figlio di Kamal, leader socialista e punto di riferimento della comunità drusa, anche lui assassinato con tutta probabilità dai siriani nel 1977, quando il raiss era Assad padre. Non si può dire che nutra grande simpatia per l’asse sciita e per l’Iran, e ha più volte denunciato il rischio che il Libano divenisse «una colonia persiana», anche su questo giornale. Ma oggi non scorge più la minaccia incombere dagli altipiani iranici. La vede nelle cittadine del Sud sventrate dall’artiglieria e dalle bombe, e poi rase al suolo con la dinamite dall’esercito israeliano. «Israele ha un piano per la balcanizzazione dell’intero Medio Oriente – spiega -. Lo Stato libanese non ha alcun margine di manovra, a meno che gli americani non obblighino gli israeliani a ritirarsi e a rispettare il cessate il fuoco. Ma questa è science fiction».
I drusi libanesi non hanno mai avuto buoni rapporti con i militanti sciiti e hanno mal sopportato le ingerenze degli ayatollah. Ma nella guerra civile degli anni Settanta erano al fianco dei palestinesi e hanno poi contribuito alla lotta contro l’occupazione israeliana del Sud e contro i collaborazionisti dell’Asl guidati dal criminale di guerra Antoine Lahad. Oggi, anche se a denti stretti, ammettono che Hezbollah sta conducendo una “resistenza” contro un Paese invasore. A parte piccole frange di ex falangisti cristiani, come la fazione guidata da Samir Geagea, questa è la convinzione della maggioranza dei libanesi. Appare chiaro a tutti che l’obiettivo di Benjamin Netanyahu è una lunga presa del territorio fino al fiume Zahrani, più o meno la stessa fetta di Libano controllata tra il 1982 e il 2000. Questa volta senza popolazione, fatta evacuare a forza. Per il semplice motivo che oggi è impossibile trovare collaborazionisti e la presenza degli abitanti nelle cittadine occupate avrebbe come corollario una guerriglia ancora più intensa di allora.
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