Noah Lyles: “A Roma per vincere e correre in 9″85. Lo sport non ci protegge da ansia e depressione”

0
1

L’uomo più veloce del mondo ha un Pokémon appeso allo zainetto, una maglietta con una scimmia disegnata in bella mostra e un sorriso contagioso. Noah Lyles, oro olimpico a Parigi 2024 nei 100 metri e quattro volte campione del mondo (nonché recordman) sui 200, sembra un turista americano, ma è a Roma per lavoro. «Sono al Golden Gala per vincere i 100 metri», dichiara senza troppi misteri, lanciando il guanto di sfida ai competitor Jacobs, Tebogo, Simbine, Omanyala e Azu. «Non sono qui per andare piano, vengo da un 10”05 e da un 9”95 e la start list è di altissimo livello: ci sono tutti i grandi nomi, Jacobs compreso. Ma io posso correre in 9″85».

Lyles, mancava dal Golden Gala dal 2019
«Sì, da sette anni. All’epoca correvo i 200 metri e arrivai secondo dietro Michael Norman con il tempo di 19”72».

Lo sa che era lo stesso tempo del record del mondo stabilito da Pietro Mennea, a cui è intitolato proprio il Golden Gala, nel 1979?
«Una coincidenza folle, che ho scoperto solo pochi giorni fa. A dire il vero, ho sentito parlare di Mennea per la prima volta tre giorni fa e so che in Italia è ancora una leggenda. Così ho fatto delle ricerche su internet e ho guardato i filmati delle sue gare».

Due mesi fa si è sposato con la velocista giamaicana Junelle Bromfield. Il matrimonio quanto ha cambiato la sua vita?
«Non direi che l’ha stravolta. Io e Junelle abbiamo fatto un grande lavoro su noi stessi prima di fare questo passo, molti cambiamenti sono avvenuti gradualmente nel tempo. La nostra è stata una crescita costante, coerente e voluta; non c’è stato un punto di rottura improvviso o brusco».

Porterà a sua moglie un regalo da Roma?
«L’ultima volta che sono andato in Giappone le ho comprato un sacco di borse, forse anche stavolta farò lo stesso: ma tutte di marchi italiani».

Il 2026, l’anno di mezzo tra i Giochi di Parigi 2024 e quelli di Los Angeles 2028, rappresenta un’annata particolare per un atleta che non deve fare gli Europei? Come ha impostato questa stagione?
«Per me significa divertirmi, fare quello che voglio, correre forte ma godendomi l’anno. Senza pressioni. E senza rallentare. Non sono qui per fare passerella o jogging fino al traguardo. In allenamento sono partito subito forte, scendendo sotto i 10”. Correrò in Diamond League a giugno, poi mi prenderò una piccola pausa a luglio e tornerò ad agosto. A settembre vedremo per il meeting di Zurigo e per le finali del circuito. Insieme al mio staff, ho impostato la stagione in vari blocchi: prima uno di allenamenti, ora un altro di gare. Non c’è un picco di forma da raggiungere in un momento o per un evento specifico, come possono essere Mondiali o Olimpiadi. Si corre e si va forte, punto».

Fuori dalla pista, oltre al matrimonio, che programmi ha per il 2026?
«Sto seguendo un progetto piuttosto importante tra atleti che sta andando avanti dietro le quinte. Lo annuncerò a metà luglio e sarà rivoluzionario. Poi, sempre a metà luglio, sarò alle semifinali dei Mondiali di calcio. Non sono un grande appassionato e nemmeno un tifoso del soccer, ma potreste addirittura vedermi in campo. Sarà divertente. E entro la fine dell’anno io e Junelle riusciremo finalmente ad andare in viaggio di nozze».

Ha visto cosa è successo a Sinner al Roland Garros?
«Purtroppo non sto seguendo il torneo».

Però un numero uno del tennis che ammette di essersi “spento” non è una cosa da tutti i giorni. Lei ha sempre parlato apertamente di ansia e stress negli atleti….
«Direi che nello sport attuale, senza distinzione di disciplina, manca una mentalità che metta l’atleta al primo posto. E questo crea molta vulnerabilità. L’altro giorno eravamo sulla pista di allenamento e c’erano persone che, in assoluta buona fede e per pura passione, si avvicinavano troppo a noi corridori. Se non avessimo avuto la sicurezza, avrebbero potuto facilmente interrompere la nostra sessione, senza comprendere che per noi quello è lavoro. Alle Olimpiadi, per esempio, è stato deciso che tutto il programma dei 100 metri femminili si debba svolgere in un solo giorno: una scelta folle che rischia di far male alle atlete. E presa senza che nessun protagonista sia mai stato interpellato sull’argomento».

E questa assenza di centralità degli sportivi che conseguenze porta?
«Che gli atleti sono stressati. L’ansia è altissima. La depressione può arrivare facilmente, magari in un momento in cui le cose vanno male. Noi sportivi restiamo vulnerabili perché non siamo protetti».

Come si può rimediare?
«Io ci sto provando, ma nessuno ascolta. Parliamo molto di questo argomento con tutti i referenti possibili, dal Cio agli organizzatori locali dei vari meeting, ma è difficile mettere 500 persone in una stanza e uscire con una soluzione condivisa. Il punto fondamentale, però, resta uno: gli atleti devono essere più tutelati».

Almeno è riuscito a girare un po’ per Roma, come fosse un turista, in questi giorni?
«Che città magnifica! Sono entrato in una chiesa a caso del centro, di cui non ricordo il nome, e mi sono ritrovato nel posto più elegante che abbia mai visitato. Ho visto il Colosseo da fuori e mi ha impressionato. Ero abituato ai monumenti e ai palazzi governativi di Washington DC, ma questa è tutta un’altra storia. Camminando per strada mi è capitato di pensare: “Magari anche un imperatore romano ha calpestato queste stesse pietre”».

Ha assaggiato qualche piatto della cucina italiana?
«L’altra sera, per smaltire il jet-lag, sono rimasto in un ristorante fino alle 23. Ma non mi sono concesso stravizi particolari col cibo: sono pur sempre qui per lavorare e per vincere».

Disclaimer : This story is auto aggregated by a computer programme and has not been created or edited by DOWNTHENEWS. Publisher: lastampa.it