Non si ferma il crollo dell’oro: performance peggiore da oltre un decennio

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Il prezzo dell’oro si avvia a chiudere la peggiore performance trimestrale in oltre un decennio. Il contesto contrassegnato dall’aumento dei prezzi energetici, che ha alimentato le aspettative di rialzo dei tassi d’interesse, e dal calo dell’entusiasmo tra gli investitori, più orientati verso i titoli quotati sui mercati azionari dove si prospetta lo sbarco di Ipo pesanti dal settore tech, si stanno facendo sentire sul metallo giallo.

Che oggi, martedì 30 giugno, è calato persino sotto la soglia dei 4.000 dollari l’oncia nelle prime fasi di contrattazione (sotto i livelli di novembre). Negli ultimi tre mesi, il crollo del prezzo è di quasi il 13%. Quel massimo storico raggiunto a fine gennaio sembra un ricordo sbiadito. La politica monetaria restrittiva della Federal Reserve (Fed) ha preso il sopravvento sulla frenesia tra i piccoli investitori.

Anche perché «c’è la consapevolezza del mercato che il nuovo presidente della Fed sia preoccupato per l’inflazione e intende contrastarla» con un aumento dei tassi, dice Tom Price, analista di Panmure Liberum. «Inflazione elevata, aspettative di tassi d’interesse più alti e un dollaro forte stanno prevalendo su tutti gli altri fattori rialzisti che normalmente sostengono un rally dell’oro», osserva Edward Meir, analista di Marex.

Investitori orientati verso l’azionario

In effetti, l’oro ha vissuto un periodo di forte volatilità a seguito di due anni di rialzo del prezzo pressoché ininterrotto. Tra l’altro, dal punto di vista degli analisti, alcuni trader hanno venduto oro anche per liberare liquidità e finanziare scommesse sui titoli azionari in grande crescita in due settori specifici: intelligenza artificiale e produzione di chip.

Senza dimenticare la frenesia per l’Ipo dei record di SpaceX. A ciò, si aggiunge un altro fattore, ovvero i deflussi dagli Etf garantiti dall’oro uniti alle nuove restrizioni imposte da due banche cinesi, Icbc e China Guanfa Bank, sul trading di lingotti nelle ultime settimane. E così giugno diventerà il secondo mese consecutivo di deflussi netti dagli Etf sul metallo giallo.

Il fattore volatilità

Ma secondo Morningstar un rilancio del prezzo verso quota 5.000 dollari l’oncia potrebbe avvenire entro fine anno. Pur considerando che il 2026 può essere diventare «uno degli anni più volatili mai registrati per questa classe di attività, proprio nel momento in cui i suoi rapporti storici con i tassi di interesse e il rischio vengono completamento stravolti».

Per Stephen Coltman di 21Shares, i fattori alla base della rinnovata spinta sono «un accordo con l’Iran» e il superamento dell’attuale crisi in Medio Oriente. Tradotto: riduzione dell’incertezza geopolitica e calo delle aspettative sui tassi di interesse a breve termine. Un quadro, però, che guarda oltre i prossimi trimestri.

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