Auto e (soprattutto) Tir con la guida autonoma, connessione totale, informazioni in tempo reale su condizioni della strada, del tempo, ma notizie di eventuali incidenti, asfalto tecnologico che recupera energia dai veicoli in decelerazione alle barriere autostradali e la utilizza per alimentare le infrastrutture. Questo e molto altro è racchiuso nell’espressione «strade intelligenti», che in Italia è già realtà. L’ultimo annuncio in ordine di tempo è quello della società Autostrada del Brennero, che ha annunciato un progetto europeo da 17,4 milioni (la metà finanziati da Bruxelles) per trasformare la A22 in un «ponte tecnologico» verso l’Europa.
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andrea barsanti
La rete
Da qualche anno, Anas ha avviato un progetto per digitalizzare 2500 chilometri di strade sul territorio nazionale. La trasformazione in «smart road» è prevista entro il 2030 e richiederà un miliardo di euro di investimenti, non proprio bruscolini. Il primo esperimento risale al 2021, sulla statale 51 «Alemagna», in occasione dei Campionati del Mondo di sci alpino a Cortina. Testimonial di quella inaugurazione era stato l’ex pilota di F1 Giancarlo Fisichella, al volante di una Alfa Giulia Quadrifoglio da 500 cavalli (guidata in punta di pedale) e dotata di «smart unit» per raccogliere i segnali inviati dalla «strada intelligente».
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Come funziona
L’anima di tutto sono le connessioni 5G, ma con la possibilità di trasmettere dati anche in assenza di copertura della rete tradizionale. Lungo tutto il percorso, vengono anche installati pali neri, contrassegnati con strisce di colori diversi a seconda della funzione. Possono essere dotati di telecamere per «leggere» le condizioni della strada e sensori di vario genere. Ciascuno è anche un’antenna «Wi-Fi p», tecnologia che non utilizza la rete mobile, ha una portata di 800 metri e una latenza di pochi millisecondi. Per la percezione umana, la risposta del segnale è istantanea. In questo modo, le antenne possono costituire una rete «mesh», tecnologia ben conosciuta dai motociclisti che utilizzano i kit interfono di ultima generazione e amano viaggiare in gruppo: ciascun apparecchio montato su un casco funge da antenna per ricevere e ritrasmettere il segnale, in questo modo anche un gruppo molto numeroso può comunicare dal primo all’ultimo componente senza perdere il segnale. Lo stesso vale per le «smart road», che possono sfruttare le auto dotate di questa tecnologia per comunicare e far rimbalzare il segnale.
Sicurezza
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Alessandro Vai

Ma non è tutto. I pali neri saranno anche basi di atterraggio e ricarica di droni, che potranno monitorare la strada per trasmettere informazioni su condizioni meteo, tasso di umidità o inquinamento dell’aria, situazione dell’asfalto, monitoraggio di gallerie e acquedotti, individuazione di eventuali ingorghi o incidenti. Informazioni che arriveranno alle auto o agli smartphone dei guidatori. I droni potranno essere utili anche per portare medicine o attrezzature di pronto soccorso agli automobilisti in caso di emergenza. Oltre ai «pali volanti» (così li hanno chiamati, anche se non sono loro a volare) ci saranno anche sistemi di illuminazione a Led a luce radente, per garantire fasci di luce uniformi sulla strada, anche adattandola alle condizioni meteo e dell’asfalto. Oltre a questo, potranno anche avvisare i guidatori in caso di pericoli, con particolari configurazioni di luci.

La guida autonoma
L’attenzione è rivolta soprattutto al traffico pesante. Secondo l’indagine della società di consulenza «Strategy&» del gruppo PWC (PricewaterhouseCoopers), il progresso tecnologico consentirà agli autotrasportatori di ridurre le spese per i camion del 30 per cento entro il 2030. E tutto questo soprattutto con la guida autonoma. Gli appassionati di tecnologia e automotive lo sanno: non è fantascienza, è già realtà. Solo per fare qualche esempio, nel 2016 un camion Volvo a guida autonoma ha trasportato 50 mila lattine di birra da Fort Collins a Colorado Spings (poco meno di 200 chilometri) a una velocità di 90 chilometri l’ora; dal 2017 in Texas ci sono camion che trasportano sabbia tra miniere e pozzi petroliferi; nel 2021 «TuSimple» ha completato una corsa sperimentale di 1450 chilometri tra l’Arizona e l’Oklahoma in 14 ore (la percorrenza standard è di 24); «Torc Robotics» (di «Daimler Truck») ha completato il percorso di validazione avanzata di camion senza guidatore a una velocità di 105 km/h e prevede la commercializzazione dei veicoli entro il 2027.

Ma per fare tutto questo, servono le «strade intelligenti». Soltanto le comunicazioni e il monitoraggio continui possono garantire lo scambio di informazioni tra veicoli e infrastrutture necessario a mantenere le condizioni di sicurezza, compresi software di mappatura 3D e di localizzazione Gps. Ci sono vari metodi per massimizzare questo risultato. Al momento, la più quotata è il «platooning», che prevede il raggruppamento dei camion in una sorta di plotone, in modo da spostarli come fossero un blocco unico. Questa tecnica consente di risparmiare carburante (sfruttando la scia dei veicoli), ma aiuta anche a evitare gli ingorghi e gli incidenti.
il caso
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La ricarica
L’attrito dei veicoli sull’asfalto genera energia. Sprecata, del tutto. Finora. Il progetto prevede un sistema di «tappeti cinetici» sistemati prima delle barriere autostradali e degli svincoli per le aree di servizio che riescono a trasformare l’energia generata dalla decelerazione dei veicoli in energia elettrica per alimentare illuminazione, cartelloni luminosi, barriere autostradali, magari anche le colonnine di ricarica per le auto elettriche.
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