Omicidio del giornalista Esposito, sesso e religione nel movente: come evitare outing e stereotipi

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Se i rapporti intimi sono parte del movente, come li raccontiamo senza fare outing? Luigi “Luca” Esposito, giornalista sportivo di 53 anni, è stato ucciso nelle campagne di Eboli e dato alle fiamme mentre era ancora vivo. Il 26enne fermato, che ha confessato l’omicidio, ha raccontato anche di presunti rapporti della vittima con altri uomini e ha chiamato in causa la propria fede musulmana nella spiegazione del gesto: elementi rilevanti per le indagini, ma che restano parte della sua versione. Raccontare questi fatti non significa poter attribuire a Esposito un orientamento sessuale: farlo rischia di diventare outing postumo, cioè rendere pubblica o assegnare senza consenso un’identità che la persona non aveva dichiarato. E parlare di “doppia vita” per i presunti rapporti con uomini apre un’altra domanda: useremmo la stessa definizione se si trattasse di donne? Allo stesso modo, riportare ciò che l’indagato dice della propria fede non significa trasformare la religione nella causa dell’omicidio. Il punto è raccontare ciò che sappiamo senza trasformare comportamenti, identità e appartenenze in scorciatoie per spiegare un delitto. Il commento di Pasquale Quaranta, giornalista e Diversity Editor de La Stampa.



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