Nell’equilibrio tra Appartamento pontificio (i segretari don Edgard, don Marco Billeri e la “famiglia” del Papa) e Terza Loggia (segreteria di Stato) oscilla la gestione del «periodo di grave fragilità» del pontificato che tiene il mondo con il fiato sospeso.
Oltretevere è scoccata l’ora della «ditta» come la chiamano a Buckingham Palace: governo ombra. «È in azione il “deep state” composto non da tutti i capidicasteri ma dal segretario di Stato Pietro Parolin, dal Sostituto Paolo Rudelli e da chi si occupa delle finanze e degli esteri come Giordano Piccinotti e Paul Gallagher – spiega il canonista don Filippo Di Giacomo -. Una war room” con i pieni poteri che funziona senza interruzioni anche con la sede vacante o altri accidenti, malgrado la costituzione apostolica “Praedicate Evangelium” abbia tentato di sabotarla, riformando sei anni fa in peggio la Curia».
E «in ogni situazione emergenziale e in assenza del titolare del potere sovrano il “deep state” continua ad operare tranquillamente senza problemi. Nella Chiesa nessuno è più morto di un Papa morto. Anche nelle circostanze più tragiche le strutture che devono sostituire momentaneamente il Papa sono sempre attive e quindi può accadere qualunque cosa ma la Chiesa regge. L’istituzione ecclesiale rallenta il passo ma non inciampa e continua a camminare con le proprie gambe». E «come insegna don Bosco non si dice “viva papa Pio” ma solo “viva il Papa”, chiunque egli sia. Leone malato in processione due settimane fa a Lourdes è il segno radicale che i battezzati sono tutti uguali davanti a Dio». Il camerlengo in carica è il cardinale Kevin Joseph Farrell.
Papa Leone: “I medici mi hanno trovato un nodulo al polmone, mi opero nei prossimi giorni”
«La semplicità con cui Leone ha condiviso la malattia riflette la cifra profondamente umana del suo ministero – osserva padre Giulio Albanese, consigliere della Segreteria di Stato –. Anche chi sostiene la fede di tanti ha bisogno di essere sostenuto. Anche il pastore riceve forza dall’affetto del suo popolo. In questa reciprocità si manifesta la bellezza della Chiesa, famiglia che sa raccogliersi attorno a chi attraversa una prova. La fiducia nella competenza dei medici si unisce alla vicinanza a quanti, nelle corsie degli ospedali, attendono spesso nella solitudine una diagnosi, un intervento, un sollievo». A ridosso dell’operazione al Gemelli Leone XIV ha serrato i ranghi nominando il decano del collegio cardinalizio Luis Tagle e il vicario della Città del Vaticano Vittorio Viola: due cariche che restano in funzione anche con la sede vacante.

Così Tagle, tra i papabili all’ultimo conclave, sostituirà domani il Papa alla messa per il decennale dell’esortazione “Amoris laetitia” dove si pregherà per la guarigione di Prevost. Da un lato c’è la regola: la titolarità dell’ufficio pontificio viene meno con la morte o con una rinuncia validamente presentata, non per il semplice fatto di essere ricoverati. Quindi il ricovero in ospedale non sospende le prerogative del vescovo di Roma né trasferisce automaticamente i suoi poteri a un’altra autorità della Chiesa. Anche quando deve sottoporsi a un intervento chirurgico o affrontare come leone una degenza prolungata, il Pontefice resta titolare del proprio ufficio e può continuare a esercitarlo nei limiti consentiti dalle condizioni di salute. Dall’altro lato però prevale la prassi.
Ossia quel «modello Wojtyla post-attentato» che va oltre le norme messe nero su bianco. Di fatto nei sacri palazzi è questa la linea d’azione che ci si appresta ad attuare adesso ricalcando la “supplenza” svolta dai vertici vaticani (in primis il cardinale Agostino Casaroli in complessa dialettica con il segretario papale Stanisłao Dziwisz) all’inizio del pontificato di Giovanni Paolo II. Anche lì un Papa nel pieno delle energie frenato da un pesante incidente di percorso ma poi in grado di riprendere in pieno il governo della Chiesa. La sofferenza del Papa come testimonianza capace di parlare anche ai potenti del mondo, ricordando la fragilità della condizione umana e la necessità di non lasciar solo chi affronta la malattia.
«Non si sa quanto grave sia la situazione ma, in linea con il suo stile, Prevost ha messo ordine – precisa il sociologo Massimo Introvigne –. Francesco aveva creato un Vaticano “bergogliocentrico” in cui il carisma personale era in primo piano rispetto all’istituzione». La Curia di Leone «è molto più istituzionale e quindi più capace, se ce ne fosse bisogno, di funzionare in caso di assenza prolungata del Pontefice. Le nomine che hanno preceduto di poche ore l’annuncio del ricovero confermano la volontà di Leone di mettere al centro l’istituzione». Prevost avverte: «Non guardate a me guardate alla Chiesa». Espressione di una sensibilità «diversa rispetto al predecessore» e che favorirà il gioco di squadra per non fermare la geopolitica multilaterale del Papa.
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