Home Business Parchi, istituti, guardie d’onore: i 14 nuovi enti che battono cassa

Parchi, istituti, guardie d’onore: i 14 nuovi enti che battono cassa

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In tempi di manovra tra tagli e investimenti fare due conti e rivedere le spese non è mai banale. A maggior ragione nel Paese dove l’Anagrafe enti delle Amministrazioni Pubbliche registra oggi 38.301 soggetti, fra enti e soggetti di varie tipologie. Ma il numero della banca dati si aggiorna di continuo. Fra i 14 nuovi censiti a settembre, per esempio, compare anche l’Istituto nazionale per la guardia d’onore alle reali tombe del Pantheon.

Se molti si autofinanziano per il funzionamento ordinario, altri si mantengono con risorse, in tutto o in parte, della finanza pubblica (l’ultimo perimetro Istat ne certifica più di 1.200). Quanti possono definirsi “inutili”?

Nel nostro paese, la stagione “taglia-enti” si è protratta nel tempo e, ciclicamente, ritorna. Decine i tentativi di sfoltimento. Il primo risale, addirittura, al 1956. La legge prevedeva la soppressione e la liquidazione degli enti di diritto pubblico e degli altri sotto qualsiasi forma costituiti (soggetti a vigilanza dello Stato e comunque interessanti la finanza statale), che risultavano in grave dissesto o i cui scopi fossero cessati o non più perseguibili. Il censimento ne quantificò 600 ma lievitò a 842.

L’impresa, manco a dirlo, si rivelò sisifea. Al punto che, nel 2000, un’interrogazione parlamentare evidenziava come, dopo oltre 40 anni, non erano ancora terminate le procedure di liquidazione degli enti “inutili”: «restano scandalosamente in vita, senza ragion d’essere, in forma di soggetti in gestione liquidatoria, ben 800 enti». All’aula di Montecitorio, il ministro Vincenzo Visco precisò che l’Iged (l’Ispettorato generale per la liquidazione degli enti disciolti creato nel frattempo per lo smantellamento ma diventato, a sua volta, un pesante costo) aveva chiuso 490 su 829 gestioni liquidatorie affidate. Ne restavano da definire 339. Del resto, i “soppressi” sono duri a morire.

Un po’ tutti i governi hanno provato a cimentarsi con le forbici. Fra il 2002 e il 2003, si ideò la “ghigliottina”: il meccanismo prevedeva l’abolizione d’ufficio degli enti superflui, su indicazione del governo, a una certa data di scadenza. Poi, fu la volta del governo Prodi che, fra il 2006 e il 2008, stabilì la soppressione o il riordino degli enti sulla base delle funzioni effettive. Nel 2011-2012, sotto la pressione della crisi economica, ci rimise mano l’esecutivo di Mario Monti. La spending review decise la soppressione, l’accorpamento e la razionalizzazione ipotizzando fino a 500 organismi.

Tra gli aboliti, c’erano i tre consorzi locali per i laghi del Ticino, dell’Oglio e dell’Adda con relativi presidenti e consiglieri. Al loro posto, un unico Consorzio per i grandi laghi prealpini. Ma l’unione durò poco. Fra ricorsi e proroghe, le procedure possono durare a lungo.

Una lista stilata dal Codacons anni fa aveva riscontrato decine di enti di “dubbia utilità” tuttora in vita che, stando alle stime, frutterebbero risparmi di miliardi di euro l’anno. Alcuni risultano chiusi e poi ripescati con altro nome. Altri, spostati e incorporati.

Molti resistono a oltranza. Nel 2007, per esempio, Tommaso Padoa-Schioppa fece un elenco di 119 enti da cancellare, ottenendo il via libera solo per una manciata, fra cui l’Unione italiana tiro a segno. Che, però, è ancora fra noi.

Fra quelli evidenziati come “superflui”, sopravvivono l’Istituto regionale per le ville Tuscolane, l’Istituto incremento ippico per la Sicilia, l’Ente nazionale per il microcredito (scampato alla chiusura). Ridondante anche l’assetto dei parchi. La nostra penisola conta 25 parchi nazionali, ai quali si aggiungono ora quelli del Matese e di Portofino (i cui relativi perimetri sono ancora provvisori). Ma la conta arriva a ben 161, grazie a 134 enti parco regionali.

Folta la schiera dei consorzi dedicati alle risorse idriche. I Consorzi dei bacini imbriferi montani, stando ai dati di FederBim, sono 62. A questi, si aggiungono i Consorzi di bonifica e irrigazione che, stando ai numeri aggiornati di Anbi, sono 141. Poi, ci sono i 62 Ambiti territoriali ottimali (o Consigli di bacino). Seppure con funzioni diverse, spesso, i territori combaciano. Ed esistono già le numerose Comunità montane che potrebbero assorbire la gestione.

Hanno chiuso i battenti, invece, l’Istituzione per la conservazione della gondola e tutela del gondoliere, l’Ente autonomo fiera dell’Ascensione di Francavilla Fontana nel brindisino e l’Istituto culturale delle comunità dei Ladini storici a Belluno.

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