Da venerdì scorso è possibile modificare ed inviare all’Agenzia delle Entrate il modello 730 precompilato. Il suggerimento, se si vogliono introdurre delle modifiche e non si è molto pratici, è di farsi assistere da un Caf o da un consulente fiscale, perché in caso di errori si rischiano multe salate. Più in generale si rischiano sanzioni sia per una dichiarazione infedele, che può essere sia involontaria (ad esempio un errore in buona fede nella compilazione) oppure intenzionale; sia per una dichiarazione tardiva, trasmessa alle Entrate dopo il termine del 30 settembre. Attenzione poi ai controlli, che scattano quando il rimborso supera la soglia dei 4.000 euro o quando si modificano i valori già riportati nelle precompilata, ad esempio quelli relativi alle spese sanitarie.
Cosa si intende per dichiarazione infedele?
Si configura una dichiarazione dei redditi “infedele” quando il contribuente presenta un Modello 730 in cui l’imposta netta dovuta risulta inferiore a quella reale, oppure quando il credito d’imposta indicato è superiore a quello effettivamente spettante. Le situazioni più frequenti riguardano l’omessa indicazione di una fonte di reddito (come ad esempio compensi da lavoro autonomo occasionale o affitti non dichiarati), detrazioni o deduzioni indicate in misura superiore al dovuto (spese sanitarie gonfiate, bonus edilizi non spettanti) e dati non corretti sugli oneri deducibili.
Le sanzioni previste
La sanzione per dichiarazione infedele, in base alle norme entrate in vigore al 1 settembre 2024, è pari al 70% delle imposte dovute, con un minimo di 150 euro. Ma in tutti i casi in cui la maggiore imposta accertata sia inferiore al 3% di quella dichiarata (e comunque non superiore a 30.000 euro) la sanzione del 70% può essere ridotta di un terzo, scendendo di fatto intorno al 46%. Se invece l’infedeltà è dovuta a condotte fraudolente, simulate o mediante documentazione falsa, la sanzione aumenta dalla metà al doppio, arrivando quindi tra il 105% e il 140%.
Se il contribuente si accorge dell’errore e presenta una dichiarazione integrativa prima di qualsiasi controllo, la sanzione base scende al 50%, con ulteriori riduzioni attraverso il ravvedimento operoso, per cui se la correzione avviene entro 90 giorni la sanzioni scende a circa il 5,55%, al 6,25% entro 1 anno ed al 7,14% entro due anni.
Sanzioni per dichiarazione omessa
In caso di dichiarazione omessa, la sanzione diventa più severa, e va dal 120% al 240% dell’imposta dovuta, con un minimo di 250 euro. La dichiarazione si considera omessa quando viene presentata oltre i 90 giorni dalla scadenza ordinaria. Attenzione, perché l’Agenzia delle Entrate ha a disposizione 7 anni di tempo (a partire dall’anno in cui avrebbe dovuto ricevere la dichiarazione) per effettuare i suoi controlli, per cui per quelle di quest’anno il Fisco può intervenire sino a tutto il 2033.
Per il Modello Redditi PF 2025, presentato oltre i termini ma entro 90 giorni (cioè entro il 29 gennaio 2027), è prevista invece una sanzione per ritardata presentazione pari a 25 euro tramite ravvedimento operoso. Dopo quella data, la dichiarazione si considera omessa. Se invece non sono dovute imposte, la sanzione per omessa dichiarazione va da 150 a 500 euro, raddoppiabile per chi è obbligato alla tenuta delle scritture contabili.
Cedolare secca e redditi prodotti all’estero
Per chi affitta immobili in regime di cedolare secca e non dichiara i canoni (o li dichiara in misura inferiore), le sanzioni per questo tipo di omessa dichiarazione sono più pesanti: la sanzione è del 240% dell’imposta in caso di omessa dichiarazione del canone locatizio, con un minimo di 500 euro, oppure del 180% in caso di dichiarazione infedele. Nel caso invece che non venga dichiarato un reddito prodotto all’estero la sanzione è invece aumentata di un terzo rispetto alla misura base.
Quando la dichiarazione infedele diventa un reato?
La dichiarazione infedele può avere conseguenze penali. Dipende dall’entità dell’evasione: se non si è presentata la dichiarazione dei redditi entro 90 giorni dalla scadenza e l’imposta evasa (imposte sui redditi o Iva) supera i 50.000 euro per singola imposta e per ciascun periodo d’imposta scatta l’illecito penale con una pena che va da 2 a 5 anni di reclusione.
La dichiarazione fraudolenta, è ancora più grave e prevede per questo pene più elevate rispetto alla semplice dichiarazione infedele per punire chi, ad esempio, indica nella dichiarazione elementi passivi fittizi utilizzando magari fatture false o scontrini non autentici per ridurre artificialmente il reddito imponibile.
Quando la dichiarazione può essere corretta?
Per correggere una dichiarazione già inviata il contribuente ha a disposizione diversi strumenti. Entro il 22 giugno può annullare l’invio del modello 730 senza dover fornire giustificazioni e senza subire sanzioni. Tuttavia, è importante sapere che l’annullamento tramite la procedura semplificata può essere eseguito una sola volta per ogni stagione dichiarativa. Scaduto il termine del 22 giugno non è più possibile fruire della procedura di annullamento rapido. In questo caso sono due le soluzioni possibili: se l’errore ha danneggiato il contribuente – perché, ad esempio, ha omesso spese detraibili che avrebbero aumentato il rimborso – entro il 25 ottobre l’interessato può utilizzare il modello 730 Integrativo ma ha l’obbligo di farsi assistere da un Caf o da un professionista. Quando invece l’errore è a svantaggio dello Stato, ad esempio per la mancata dichiarazione di un reddito per evitare accertamenti futuri, entro il 30 settembre deve presentare un Modello Redditi Persone Fisiche “correttivo”. In questi casi utilizzando l’istituto del ravvedimento operoso ogni contribuente può regolarizzare la propria posizione con esborsi minimi dimostrando la propria buona fede prima dell’intervento del Fisco.
I controlli, quando scattano e perché
Se il 730 precompilato viene presentato, senza modifiche, tramite un intermediario, il Fisco non effettua il controllo formale sui dati relativi agli oneri deducibili e detraibili indicati nella dichiarazione precompilata comunicati dai soggetti terzi. Se il 730 precompilato viene invece presentato tramite un intermediario, con modifiche che incidono sulla determinazione del reddito o dell’imposta, i controlli documentali saranno effettuati nei confronti del Caf o del professionista, anche sugli oneri detraibili e deducibili che sono stati comunicati all’Agenzia delle Entrate, ad eccezione dei dati delle spese sanitarie per le quali il controllo formale è effettuato relativamente ai soli documenti di spesa che non risultano indicati nella dichiarazione precompilata. L’Agenzia può comunque effettuare controlli per verificare la sussistenza dei requisiti soggettivi del contribuente per fruire delle agevolazioni (per esempio l’effettiva destinazione ad abitazione principale dell’immobile per cui vengono detratti gli interessi passivi relativi al mutuo).
In generale i controlli da parte del Fisco scattano quando la dichiarazione presenta elementi di incoerenza rispetto ai criteri fissati, oppure quando il rimborso che viene richiesto è superiore ai 4.000 euro. Sono diversi gli elementi di incoerenza su cui il Fisco può attivare verifiche e nel frattempo bloccare il rimborso: scostamenti per importi significativi rispetto ai dati indicati nei modelli di versamento F24 o scostamenti significativi rispetto ai dati inviati ad enti esterni o rispetto a quelli esposti nella Cu (ad esempio spese mediche molto più alte di quelle comunicate dagli enti in vista della predisposizione del modello precompilato), oppure la presenza di situazioni di rischio individuate rispetto ad irregolarità merse negli anni passati. In questi casi la verifica può essere più ampia e riguardare l’intera dichiarazione, non soltanto le voci modificate. Per chi ha sostenuto lavori edilizi, spese sanitarie rilevanti o costi familiari importanti, diventa quindi essenziale conservare fatture, bonifici, ricevute e documentazione completa.
I controlli possono essere effettuati entro 4 mesi dal termine per la presentazione della dichiarazione (30 settembre 2026) ovvero 4 mesi dalla data di trasmissione della dichiarazione se successiva a questo termine. Solamente dopo la verifica l’Agenzia delle Entrate sbloccherà il rimborso che spetta al contribuente, il versamento avverrà entro un massimo di sei mesi dopo la scadenza del 30 settembre.
Se il contribuente ha ricevuto una comunicazione di irregolarità dall’Agenzia delle Entrate, o teme di aver commesso errori nella sua dichiarazione dei redditi, il consiglio che danno tutti gli esperti è di agire subito, perché ogni giorno che passa può aumentare le sanzioni e ridurre le possibilità di accedere al ravvedimento operoso. Per questo è bene rivolgersi ad un commercialista esperto o ad un avvocato tributarista per valutare la tua situazione e scegliere la strada più conveniente.
Disclaimer : This story is auto aggregated by a computer programme and has not been created or edited by DOWNTHENEWS. Publisher: lastampa.it







