«La vera battaglia comincia adesso. I democratici non dovranno farsi mettere sotto dai tecnocrati, ma chiamarli a rispondere. Gli americani hanno dato loro questo mandato». La saggista canadese Naomi Klein, 56 anni, a 29 pubblicò il bestseller No logo sul lato oscuro della globalizzazione e dopo molti altri libri ora, con la collega Astra Taylor, ha scritto Il nuovo fascismo e la lotta per il mondo in cui vivremo (La nave di Teseo) sulla deriva messianica, tecnocratica ed etnonazionalista dell’estrema destra altrettanto globale.
Nel libro sostenete che guerre e crisi economiche e ambientali sono diventate strumenti per consolidare il potere delle nuove élite, è così?
«Le crisi attuali sono radicali e questo fa sì che le persone si sensibilizzino. Non sono una novità assoluta, ma è particolare che avvengano su scala globale. Pensiamo alla minaccia nucleare o all’Ai per esempio. La paura legittima delle persone è dovuta a nuovi fattori descritti come ineluttabili. Un fascismo imposto da una classe di tecnocrati come Elon Musk per cui oligarchia, tecnologia, salute, ambiente e immigrazione sono collegati».
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Tutto nasce dalla destra messianico-religiosa americana?
«I nuovi fattori di cui si parla sono sempre definiti come apocalittici. I fondamentalisti evangelici ci sono sempre stati, ma con Trump hanno una forte influenza sulla Casa Bianca e sono collegati con ambienti israeliani per motivi teologici legati alle profezie bibliche sulla fine del mondo. Spingono per le guerre, Iran incluso, e per la deregulation economica e sui diritti».
Questo fanatismo come si salda con la tecnologia?
«Bisogna capire che questi religiosi non hanno i numeri. Per loro è inevitabile che il mondo finisca e si venga salvati. La tecnologia arriva in questo contesto. Musk, Thiel, Altman e Zuckerberg si credono degli dei capaci di costruire una nuova vita artificiale o spaziale, mentre sarebbe meglio che ci fossero degli umani a controllare simili innovazioni».
il caso
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E sono anche etnonazionalisti?
«Alcuni tecnocrati pensano che lo Stato non sia definito da criteri civili, ma dall’identità etnica. Immaginano di chiudere i Paesi dentro muri come loro preparano per sé stessi bunker o navi spaziali. Forse vogliono proteggersi dalle crisi energetiche e ambientali che il consumo dell’Ai e l’espansione dei data center rischiano di provocare. Anche la destra italiana ha giocato un ruolo in Europa sull’idea di uno stato bunker davanti a migrazioni e cambiamenti climatici. Ma bisogna capire che le crisi non sono provocate dalle persone che si muovono, ma dalle cause di partenza: siano esse politiche, economiche o climatiche».
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I data center sono così negativi?
«Possono avere un impatto pesante sull’ambiente e sulle comunità locali. Bisogna costruirne il minimo indispensabile, evitando il gigantismo inutile e la colonizzazione di altri pianeti. Musk ha speso più di 400 milioni di dollari per finanziare i repubblicani alle ultime elezioni e il risultato è che ora l’unico posto dove potrà costruire i suoi data center sarà lo spazio. Molti pensano che ci debba andare lui stesso, magari in compagnia di Trump e Netanyahu. La verità è che Musk ora teme di finire in prigione per i disastri causati dai suoi tagli alla cooperazione Usa e dalla manipolazione sul social network X».
Come cambieranno gli Stati Uniti dopo le elezioni?
«È finito il tempo dell’impunità. Gli americani hanno dato ai democratici il potere di chiamare a rispondere i tecnocrati. Purtroppo anche tra i progressisti c’è chi ha preso molti soldi da loro. La vera battaglia inizia ora. I democratici non devono farsi mettere sotto dai tecnocrati. Dall’elettorato è arrivato un chiaro messaggio in tal senso».
La sinistra radicale Usa va nella direzione giusta?
«Se lavora per le persone sì. Bisogna darsi delle priorità. La prima è sull’impunità di Musk e Zuckerberg. Le piattaforme social devono diventare più trasparenti. E poi occorre sfidare i repubblicani sul sociale, per esempio fermando i tagli alla sanità. Midterm è stata la fine dei Maga, ma gente come Nick Fuentes può essere peggio. Dopo che Trump ha superato ogni limite, i repubblicani rischiano una deriva nazionalista».
Chi potrebbe essere il futuro candidato democratico?
«Ocasio-Cortez, Van Hollen, Fain, Talarico, Nixon, Ossoff e tanti altri. Tutti liberal di centro che in Usa vengono definiti socialisti, quando semplicemente credono negli investimenti pubblici e nello stato sociale».
Il capitalismo si può migliorare dall’interno o va cambiato del tutto?
«Non c’è molta differenza, basta che il sistema attuale evolva in una forma migliore. È già successo con il welfare e la redistribuzione. Non bisogna per forza uscire da questo sistema, basterebbe democratizzarlo e decarbonizzarlo ponendo più attenzione alle politiche della casa, della sanità, dell’educazione e del bene comune».
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