Piacenza, il radiologo delle decine di abusi sessuali torna al lavoro: revocata la sospensione

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L’avviso di fine indagini è arrivato a poco più di un anno dallo scandalo: l’ex primario di radiologia Emanuele Michieletti è accusato dalla polizia e dalla procura di Piacenza di essere uno stupratore, un molestatore seriale e uno stalker.

Per anni l’ex primario, uno dei medici più illustri del principale ospedale cittadino, il Guglielmo da Saliceto, avrebbe trasformato il suo ufficio in un luogo dove avrebbe molestato e violentato colleghe medico, tecnici di radiologia e infermiere. Emerge dai fascicoli della Questura. Non solo. Altro dettaglio venuto alla luce è che molti sapevano dei comportamenti criminali di Michieletti, ma quasi tutti tacevano per paura del suo potere e delle ritorsioni che paventava, o per complicità. Alcuni colleghi, infatti, sono stati addirittura sentiti nelle intercettazioni mentre si complimentavano con lui, quando raccontava i dettagli di un comportamento che proseguiva da anni.

Le accuse nei suoi confronti erano molto gravi già al momento dell’arresto, il 6 maggio 2025. Infatti era stato subito licenziato dall’Ospedale e sospeso dalla professione. Ma, dopo aver scontato sei mesi agli arresti domiciliari Michieletti è tornato al suo lavoro, anche se in uno studio privato. L’ordine dei medici ha infatti revocato la sospensione dalla professione.

Ora si sono concluse le indagini preliminari e dalle carte depositate dalla Procura di Piacenza viene fuori un quadro ancor più inquietante. A dare il via alle indagini è stata una dottoressa.

La prima denuncia è arrivata, infatti, da una radiologa, che è riuscita a sfuggirgli e poi ha avuto il coraggio di raccontare tutto ai poliziotti. Stando agli atti d’indagine, la donna si è trovata a tu per tu con il primario, nel suo studio, perché doveva discutere il programma delle ferie. Qui, Micheletti l’avrebbe forzata contro una parete, obbligandola a subire palpeggiamenti e strusciando le proprie parti intime contro di lei. Poi, l’arrivo improvviso di una terza persona ignara, che bussa alla porta, dà alla dottoressa l’occasione di divincolarsi e segnalare.

Questa scena sarebbe un modello ricorrente in abitudini che arrivavano in certi casi a l’imposizione di rapporti completi non consenzienti, sempre tramite la forza fisica e le minacce. Michieletti, che in seguito all’inchiesta è stato licenziato dall’Ausl, ha scontato una sospensione dall’albo dei medici e sei mesi di arresti domiciliari, tentava di consumare rapporti, li imponeva o in certi casi anche li otteneva in modo consenziente, praticamente con tutte le donne che lavoravano nel suo reparto.

In seguito all’esposto della radiologa, gli inquirenti hanno piazzato delle telecamere nascoste in ospedale, arrivando a documentare «32 tra episodi di violenze sessuali, rapporti sessuali completi, rapporti orali» nell’arco di 45 giorni di intercettazioni.

Lo scenario descritto negli atti d’accusa è quello in cui «tutti sapevano, ma nessuno parlava». Tant’è, che in seguito alla prima denuncia ci sono state non poche difficoltà nel trovare altre vittime che fossero disposte a querelare e, una di loro, dopo una testimonianza, aveva chiesto che fosse cancellata per paura di subire ritorsioni.

Particolarmente grave, è il caso di un’infermiera, costretta a subire abusi per circa 10 anni da un uomo che, in attesa della decisione sul rinvio a giudizio, è tornato a lavorare privatamente poiché riammesso all’esercizio dall’Ordine. Lo scrive il Corriere della Sera.

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