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Più spese per gas ed energia, meno incassi: il vino italiano perde valore. Appello a Meloni e Ue

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Più costi per produrre, soprattutto per i rincari di energia e gas, meno valore quando la bottiglia arriva sullo scaffale. È la forbice che si sta allargando davanti alle imprese del vino italiano, strette tra l’impennata di alcune delle principali voci di spesa e una domanda che non riparte nonostante la riduzione dei prezzi. A settembre l’inflazione generale è salita al 4,2% su base annua, mentre il vino ha imboccato la direzione opposta: secondo le stime preliminari dell’Istat, i prezzi della categoria sono diminuiti dello 0,3% rispetto ad agosto e del 2,3% rispetto a settembre 2025.

Il dato assume un peso ancora maggiore se messo a confronto con ciò che accade a monte della filiera. Energia elettrica e gas incidono direttamente sulle attività di cantina e, indirettamente, anche sulla produzione del vetro, come denuncia Unione italiana vini (Uiv). A questi si aggiungono i rincari di trasporti e logistica, prodotti enologici, packaging e materiali. Il risultato è una situazione nella quale le aziende si trovano a sostenere costi crescenti senza riuscire a trasferirli sui prezzi finali.

Pochi margini, ma non solo. Se i prezzi diminuiscono senza che questo produca un aumento delle vendite, il ribasso non riesce a tradursi in una spinta ai consumi. Per le cantine significa subire contemporaneamente la pressione sui costi e quella sui ricavi, in un mercato nel quale i volumi non mostrano una crescita sufficiente a compensare la perdita di valore.

Il quadro dell’economia italiana rende ancora più evidente il paradosso. A settembre l’indice nazionale dei prezzi al consumo è cresciuto dello 0,7% sul mese precedente e del 4,2% su base annua, dal 3,3% di agosto, come scrive il Corriere Vinicolo. A spingere l’inflazione sono soprattutto gli energetici: quelli regolamentati sono passati dal +18,6% al +25,9%, mentre quelli non regolamentati dal +17% al +22,2%. Sono aumentati anche gli alimentari non lavorati, dal +3,8% al +5,5%.

Nel vino, invece, la direzione è quella della riduzione del valore. È una dinamica che, secondo l’Unione italiana vini, rischia di comprimere ulteriormente la redditività delle imprese proprio mentre la struttura dei costi rimane sotto pressione.

«Se tutti i prezzi salgono mentre il valore allo scaffale del vino continua a scendere siamo oltre l’allarme», è la lettura proposta dal settore, che vede il rischio di una progressiva contrazione dell’attività, con conseguenze anche sull’occupazione e sulla tenuta dei territori vitivinicoli.

Per questo l’Unione italiana vini si appella alle istituzioni italiane ed europee. Il presidente Lamberto Frescobaldi richiama in particolare la necessità di interventi sul costo dell’energia e di misure che consentano alle imprese di affrontare una fase nella quale aumentare i prezzi non appare praticabile. «Confidiamo in ulteriori interventi da parte del governo italiano ma ancor più dell’Ue, come richiesto dalla presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, nella lettera di ieri sera alla presidente della Commissione Ue, Ursula von der Leyen, per contrastare l’aumento eccezionale dell’inflazione. Alle nostre imprese serve un intervento strutturale sul costo dell’energia, il rafforzamento delle garanzie pubbliche per facilitare l’accesso al credito e strumenti fiscali che incentivino gli investimenti in efficienza energetica e riduzione dei costi produttivi», ha detto Frescobaldi, collegando la richiesta del comparto anche alla necessità di contrastare l’attuale accelerazione dell’inflazione.

Tra le misure indicate da Uiv ci sono un intervento strutturale sull’energia, il rafforzamento delle garanzie pubbliche per facilitare l’accesso al credito e strumenti fiscali capaci di sostenere gli investimenti in efficienza energetica e nella riduzione dei costi produttivi.

Il riferimento alla politica europea arriva in una fase in cui il tema dell’energia pesa nuovamente sui costi delle imprese. Anche la Commissione europea ha indicato il costo dell’energia come una questione strutturale per la competitività dell’industria europea.

Il vino, del resto, è un comparto centrale per l’economia italiana. Secondo l’Osservatorio Uiv, il settore genera circa 14 miliardi di euro di fatturato, il 55% dei quali attraverso le vendite oltreconfine. La bilancia commerciale con l’estero registra un attivo di 7,2 miliardi di euro e la filiera, considerando anche l’indotto, coinvolge circa 900 mila persone.

E anche sul fronte internazionale, i segnali arrivati nei mesi scorsi hanno mostrato una situazione tutt’altro che semplice. L’Osservatorio Uiv ha registrato nel primo semestre del 2026 un calo del 6,2% dell’export italiano di vino a valore, a poco più di 3,6 miliardi di euro, con volumi in diminuzione del 4%. Gli ordini sono scesi in nove dei primi dieci principali mercati di destinazione.

Il problema, dunque, si presenta su più fronti: il mercato interno riduce il valore del prodotto, i costi di produzione aumentano e anche l’export ha rallentato. Una combinazione che rende più difficile per le imprese assorbire gli shock senza intervenire sulla struttura dei costi.

La richiesta delle cantine non è quindi semplicemente quella di sostenere il prezzo della bottiglia, ma di intervenire sulle condizioni nelle quali quella bottiglia viene prodotta. Energia, accesso al credito ed efficienza degli impianti diventano così i tre punti sui quali il settore chiede alle istituzioni di agire per evitare che la distanza tra costi e ricavi continui ad ampliarsi.

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