Primarie in Michigan, vince il socialista pro Pal El-Sayed. Trump: “Un perdente comunista”

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WASHINGTON. Abdul El-Sayed, un carismatico progressista ed ex funzionario della sanità pubblica, ha vinto le primarie democratiche per il Senato in Michigan, superando la deputata centrista Haley Stevens con un margine risicato.

Con il 95% dei voti contati, ha vinto con il 48,48% dei voti rispetto al 47,51% di Stevens. Un’elezione che ha visto lo spoglio proseguire fino alla mattina di mercoledì, con un risultato incerto fino all’ultimo, nonostante i sondaggi dessero El-Sayed favorito.
Ora questo 41enne dei sobborghi di Detroit correrà per succedere al senatore democratico Gary Peters – che si ritira – sfidando il candidato repubblicano, l’ex deputato Mike Rogers, in uno Stato chiave che potrebbe determinare il controllo del Senato. Rogers ha vinto le primarie repubblicane praticamente senza avversari, assicurandosi la candidatura del suo partito. La sfida tra i due a novembre sarà una delle più competitive tra tutte le elezioni di metà mandato del Congresso. Nel 2024, Rogers aveva perso per appena una frazione di punto percentuale contro l’attuale senatrice Elissa Slotkin.
Rispetto alle varie elezioni che si sono tenute questo martedì in giro per gli Usa, questo risultato regala all’ala progressista del Partito Democratico una grande vittoria in una primaria combattuta in uno stato indeciso come il Michigan, animata da profonde divisioni interne al partito su politiche, ideologia e strategia elettorale.
El-Sayed, sostenitore della sanità universale e del taglio degli aiuti militari statunitensi a Israele, godeva dell’appoggio di leader progressisti come il senatore Bernie Sanders e la legislatrice Alexandria Ocasio-Cortez ; Stevens, invece – che si era proposta come antidoto bipartisan alle disfunzioni di Washington e come ferma alleata di Israele – aveva ottenuto il sostegno dei vertici del partito sia a livello statale sia a livello nazionale. La campagna della Stevens, inoltre, era stata sostenuta da circa 60 milioni di dollari provenienti da fonti esterne, fondi utilizzati per promuovere la sua candidatura e per attaccare duramente quella del dottor El-Sayed, visto come il “dark horse” all’inizio delle primarie e privo di una grande struttura che lo appoggiasse e lo finanziasse.

Basti pensare che più della metà della somma stanziata per Stevens era arrivata dall’AIPAC, un gruppo pro-Israele dalle posizioni intransigenti, le cui spese sono diventate un tema centrale della competizione elettorale in Michigan. Il dottor El-Sayed e i suoi sostenitori sostenevano che la sua retorica populista avrebbe mobilitato elettori di tutto lo spettro politico insoddisfatti dello status quo. Tuttavia, i vertici del Partito Democratico si erano schierati a favore della Stevens, temendo che le posizioni di sinistra sostenute da El-Sayed potessero compromettere le possibilità del partito di mantenere un seggio chiave rimasto vacante. Il risultato delle primarie ha premiato la scommessa di El-Sayed, ma il risicato margine dimostra la grande divisione all’interno del Partito Democratico in questo momento. In un comunicato, Stevens ha annunciato che sosterrà El-Sayed alle elezioni generali e ha ringraziato i suoi sostenitori.

«È stata una campagna approfondita e rigorosa, che ha fatto emergere l’intera gamma di opinioni presenti nel Partito Democratico: ed è proprio per questo che esistono le primarie», ha affermato. «Sono orgogliosa di essermi fatta avanti per servire la comunità e ancora più orgogliosa di continuare a lavorare insieme per garantire che questo seggio al Senato rimanga democratico, per conquistare la maggioranza al Senato degli Stati Uniti e per proseguire il lavoro a favore del Michigan». Di fatto, per il movimento progressista negli Stati Uniti la vittoria di El-Sayed è il più grande risultato del 2026; ma per il dottore e il movimento la vera sfida arriva adesso: il seggio al Senato per il Michigan, a novembre, sarà cruciale per le possibilità dei Democratici di conquistare la maggioranza della Camera Alta, e El-Sayed dovrà affrontare la sfida di ricompattare una base democratica divisa e sfiduciata dopo aspre primarie.

La vittoria di El-Sayed rappresenta, inoltre, un cambiamento significativo per il Partito Democratico; solo nel 2018 El-Sayed aveva perso le primarie per la carica di governatore contro l’attuale governatrice Gretchen Whitmer con uno scarto di 21 punti percentuali. Per i leader progressisti Sanders e Ocasio-Cortez, questa campagna elettorale era stata inquadrata come una battaglia più ampia contro l’establishment e lo strapotere del denaro, nonché come un movimento che partiva dal basso.

Allo stesso tempo, il cammino di El-Sayed rimane incerto e in uno stato tanto cruciale quanto indeciso come quello del Michigan; il candidato senatore dovrà cercare di convincere non solo i democratici progressisti, ma anche tutti quegli elettori di centro che, per paura della sua agenda progressista, potrebbero votare repubblicano. Un recente sondaggio condotto da EPIC-MRA su un campione di 600 probabili elettori ha rilevato che Rogers è in vantaggio su El-Sayed di tre punti percentuali e anche tra molti democratici centristi rimane la grande paura che El-Sayed non possa vincere perché troppo spostato a sinistra. Su Truth Social, il presidente Donald Trump ha subito attaccato il nuovo candidato democratico per il Michigan, vedendo la sua vittoria contro Stevens come una buona notizia per il suo partito: «Ottime notizie per il Partito Repubblicano. El-Sayed, un perdente comunista che odia gli ebrei e Israele, è dato per vincitore nella sfida contro la socialista. Come al solito, i sondaggi hanno sbagliato di grosso: non ci si aspettava che lei ottenesse risultati così buoni. Ora, le folli politiche dei “Dumocrat” non faranno che peggiorare!».
Poco prima, sempre su Truth Social, il presidente – senza alcuna prova – aveva parlato di brogli elettorali in Michigan: «La contea di Wayne (Detroit), in Michigan, è una delle aree elettorali più corrotte degli Stati Uniti, se non del mondo intero. È puro Terzo Mondo! Nella contea di Wayne accadono miracoli: si registrano più voti rispetto al numero di elettori, e con un ampio margine. Di conseguenza, il comunista – che a Detroit non gode di alcun favore – potrebbe trovarsi nei guai proprio a causa di chi conteggia i voti. Il socialista della sinistra radicale ha ottime possibilità; inoltre, non bisogna sottovalutare tutte quelle schede false per corrispondenza che, “a sorpresa”, spunteranno all’ultimo momento. Preparatevi a un’altra elezione truccata. A novembre dobbiamo votare per Mike Rogers e rendere il Michigan “troppo grande per essere truccato”»

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