e ci si mette anche il maltempo, diventa arduo il compito del Primavera Sound di restituire dignità ai festival, in un’epoca nella quale i maggiori raduni musicali sono diventati soprattutto campionati di Instagram. In ventiquattro edizioni il festival di Barcellona aveva raramente visto la pioggia. Giovedì la serata era cominciata da poche ore quando, durante il concerto dei Geese, la più attesa rock band americana del momento, pioggia e forte vento si abbattevano sul Parc Del Forum.
L’area con i due palchi principali veniva evacuata, i concerti interrotti, la folla cercava riparo sotto tettoie insufficienti. Se, nella normalità, 80.000 spettatori quotidiani si dividono tra 75 concerti al giorno, dislocati su una dozzina di palchi in un’area molto estesa, quando scoppia un temporale di quelle proporzioni fuggono tutti nella stessa direzione nello stesso momento, si creano ingorghi umani, e a chiusura di una notte drammatica, tutti fuori a cercare taxi, bus, metropolitane, tram presi d’assalto nello stesso momento, e il sistema va in tilt. Giovedì sera, per ore non si è saputo se i concerti sarebbero ripresi, i Massive Attack sono stati spostati in avanti di due ore e poi annullati all’una di notte, qualche palco ha ripreso malgrado la pioggia, ma la confusione era grande sotto il cielo plumbeo, e l’organizzazione del festival bersagliata da critiche e lamentele.
Ma il popolo della musica sa perdonare, il bel tempo di venerdì ha restituito il sorriso, e la convinzione che un festival come il Primavera Sound sia un gioiello di ricerca e coerenza in un mondo in cui, come titola il nuovo saggio di Gino Castaldo, “La musica è finita”, e vogliamo che ricominci. Uno dei sintomi della fine della musica è la “coachellizzazione” dei festival. Il Coachella, che si tiene in Aprile in California, nato nel 1999 come raduno di fan della musica alternativa, oggi è diventato una chiamata alle armi per tik-toker, influencer, modelle e modelli che passano tre giorni a postare foto in posa sui social. E’ il paradiso dei brand, delle feste in piscina, delle aree vip, del glamping, dell’ostentazione, del disimpegno, tutte cose che con il rock’n’roll non c’entrano niente. La musica è diventata una “commodity”, un corollario, una scusa per fare foto con le palme sullo sfondo, e se accanto ai nuovi idoli dei teenager appare nella line up qualche solido nome rock è solo per dare al festival una spennellata di profilo. I Blur se ne accorsero un paio di anni fa, Damon Albarn disse dal palco: “Qui non ci vedrete mai più”, ma nessuno ci fece caso, erano tutti impegnati a farsi i selfie. Il Primavera Sound, per fortuna, pur reggendosi anche su evidenti sponsor, esposizione social, e quest’anno anche la diretta streaming su Prime Video, è il contrario di tutto ciò. Qui la musica è sempre protagonista, dal 2001 offre spazio a generi di nicchia, è il posto dove si va per scoprire e riscoprire, per immergersi in una realtà informale ed inclusiva, per incontrare gente come te che arriva da 145 paesi del mondo. Molti inglesi, americani, asiatici, quasi 30.000 dall’Italia.
Un ecosistema dove, dice uno degli slogan, “Nobody Is Normal: per celebrare la liberazione e la trasgressione all’interno della comunità”, contro la violenza di genere e le discriminazioni. Girovagando tra i palchi scopri talenti come la cantautrice elettronica francese Oklou, il raffinato dj jazz-house inglese Berlioz, lo scatenato hyperpop di 2Hollis. Poi, certo, ci sono i bastioni su cui si reggono l’identità e la comunicazione del festival, gli headliner, che quest’anno erano Gorillaz, Massive Attack poi annullati per maltempo, e i Cure, protagonisti venerdì di un concerto di proporzioni epiche, dove ogni canzone era un classico della loro e della nostra storia (suoneranno domenica prossima a Firenze). E poi, Doja Cat e Addison Rae bandiere del nuovo pop femminile insieme a Olivia Rodrigo (annunciata a sorpresa sabato sera), Skrillex e Peggy Gou dj superstar, Geese e Viagra Boys per il rock chitarristico, Slowdive, My Bloody Valentine, e i tedeschi Einsturzende Neubauten, perché i gruppi di culto ci vogliono sempre, e tanti altri, dalle 5 di pomeriggio alla mattina dopo.
In totale 320 concerti e 287.000 biglietti venduti. Il festival si trasferisce la settimana prossima in Portogallo, poi in Argentina e Brasile, e ha annunciato che da domani attiverà il procedimento di rimborso dei biglietti della serata funestata dalla pioggia. L’appuntamento a Barcellona è dal 3 al 5 Giugno dell’anno prossimo per l’edizione numero 25. Alle 5 di mattina, sulle note della dj techno palestinese Sama’ Abdulhadi, gli ultimi irriducibili salutano il Parc Del Forum passando di fianco alla grande insegna illuminata che li ha accolti all’ingresso, quella con lo slogan più importante del Primavera Sound: “No War”.
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