Promesse tradite per i campioni di salto con l’asta: “A Torino nessun impianto, costruiranno campi da tennis”

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«Mi sento preso in giro: abbiamo investito, creduto nelle istituzioni e oggi siamo punto e a capo, senza un impianto e senza risposte». A parlare è Luciano Gemello, allenatore del salto con l’asta del Battaglio Cus Torino. A distanza di oltre due anni dalla conferenza stampa che prometteva una svolta storica per l’atletica torinese la realtà è ben diversa. Il progetto della pedana indoor per il salto con l’asta al Master Club non si è mai concretizzato, lasciando atleti e investitori in una situazione di stallo difficile da giustificare.

Cosa è successo dopo quell’annuncio ?
«È successo che non è successo nulla. In quell’occasione erano state date garanzie precise: nel giro di pochi mesi sarebbero arrivati i permessi per realizzare un impianto finanziato interamente da privati. Noi abbiamo fatto la nostra parte, investendo risorse importanti, ma dall’altra parte non è mai arrivato ciò che era stato promesso. Oggi, aprile 2026, non solo non c’è l’impianto, ma abbiamo perso anche gli investimenti iniziali».

Di che tipo di investimento parliamo?
«Parliamo di circa 80mila euro già spesi: il pallone pressostatico, il sistema di riscaldamento, la pedana, le strutture di supporto. A questo si aggiungono tutte le spese di gestione. Era un progetto concreto, non un’idea sulla carta. Ma senza autorizzazioni, tutto si è fermato. E chi ha investito, compresi gruppi sportivi importanti, si trova oggi senza alcuna tutela».

La mancata realizzazione della pedana ha portato a un cambio di destinazione degli spazi da voi utilizzati?
«È successo che, non essendo mai arrivate le autorizzazioni per il pallone pressostatico e quindi per una struttura indoor vera, chi aveva investito si è trovato costretto a fare delle scelte. Alessandro Sabatini, uno dei soci del Master, mi ha chiamato spiegandomi chiaramente la situazione: aveva bisogno di quegli spazi per realizzare due campi da tennis, perché almeno quelli possono garantire un ritorno economico. Fino ad oggi ha rimesso molti soldi senza avere alcuna risposta concreta. È una decisione comprensibile dal punto di vista imprenditoriale, ma per noi significa tornare al punto di partenza, senza un impianto e senza alternative per l’inverno».

Che conseguenze ha avuto questa situazione sugli atleti?
«Pesantissime. Torino è una delle migliori scuole di salto con l’asta in Italia, con campioni in tutte le categorie, eppure d’inverno non abbiamo un posto dove allenarci. Ci arrangiamo: Ruffini d’estate, Borgaretto quando possibile, ma appena arriva il freddo diventa un problema serio. Mentre altrove si lavora indoor ad alto livello, noi siamo letteralmente fuori, a spalare la neve. È paradossale».

Come pensa di reagire adesso?
«In modo civile ma visibile. Sto pensando a una manifestazione in piazza Palazzo di Città: porterò i ragazzi, le scuole, chiunque voglia far sentire la propria voce. Andremo a saltare con l’asta lì, simbolicamente, per far capire cosa significa non avere un impianto».

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