
Kirill Dmitriev, fedelissimo dello zar, non rinuncia a spingere per il riavvicinamento tra la Russia e gli Usa, a partire da un progetto che dovrebbe simboleggiare la ritrovata collaborazione: il tunnel tra le coste dei due Paesi che dovrebbe passare sotto lo Stretto di Bering e venire intitolato ai due presidenti, Donald Trump e Vladimir Putin. Venerdì, ha annunciato il consigliere del presidente russo, un accordo sarà firmato per «continuare la progettazione» dell’opera.
Ma altri segnali mostrano che il disgelo non è un processo così semplice. «A proposito del tunnel, avremo notizie domani, firmeremo un accordo per continuare la progettazione, ci sarà un tunnel», ha affermato Dmitriev parlando con i giornalisti a margine del Forum economico internazionale di San Pietroburgo (Spief). «Questa sarà una delle più importanti infrastrutture tra i nostri Paesi», ha aggiunto sempre Dmitriev, che aveva lanciato l’idea del tunnel nell’ottobre scorso. A quel tempo il consigliere di Putin aveva detto che l’infrastruttura poteva essere realizzata dalla compagnia Boring, fondata da Elon Musk, in otto anni al costo di otto miliardi di dollari.
Dmitriev è consigliere di Putin per gli investimenti esteri e tra i negoziatori con Washington. Cresciuto negli Usa, con studi a Stanford e Harvard ed ex funzionario di Goldman Sachs, è colui che con l’inviato Usa Steve Witkoff ha spinto di più per un riavvicinamento tra Washington e Mosca dopo il ritorno di Trump alla Casa Bianca. A spingere in questa direzione è anche il presidente della Camera di Commercio Usa-Russia, Robert Agee, che, sempre dal forum di San Pietroburgo, ha annunciato che la Russia e gli Usa giocheranno una partita amichevole di hockey su ghiaccio il primo luglio a Mosca per celebrate il 250/o anniversario dell’indipendenza degli Stati Uniti. Un evento, ha aggiunto Agee, che dovrebbe servire a “sciogliere il muro di ghiaccio” tra i due Paesi. Un segnale distensivo sembrava anche l’annuncio fatto nei giorni scorsi dal consigliere presidenziale russo per la politica estera, Yuri Ushakov, della presenza allo Spief per la prima volta dopo diversi anni di una delegazione ufficiale statunitense guidata da Rodney Cook, direttore della Commissione per le Belle Arti dell’amministrazione americana.
Tuttavia, il portavoce di Putin, Dmitry Peskov, ha chiarito che il presidente, o il Cremlino in generale, non hanno in programma contatti con i rappresentanti Usa. E il segretario di Stato americano Marco Rubio, citato dalla Tass, ha dichiarato di non sapere nulla sulla delegazione ufficiale a San Pietroburgo. «Non sono a conoscenza della delegazione che parteciperà. So dell’evento, so che si terrà, ma non credo che vi partecipino funzionari di alto rango», ha dichiarato Rubio rispondendo a una domanda in un’audizione davanti alla Commissione per gli stanziamenti del Senato. Sull’altro fronte, le parole del ministro degli Esteri russo Serghei Lavrov fanno capire che tra Mosca e Washington rimangono le incomprensioni sul conflitto in Ucraina. Il capo della diplomazia russa ha accusato gli Stati Uniti di un comportamento «incoerente», affermando che non hanno applicato accordi raggiunti durante il vertice in Alaska del Ferragosto 2025 tra Trump e Putin. «In Alaska è stata raggiunta un’intesa molto chiara basata su una proposta specifica degli Stati Uniti – ha affermato Lavrov in un’intervista al canale arabo della televisione RT ripresa dalla Tass -. E se gli Usa avessero veramente promosso questa iniziativa, penso che da molto tempo saremmo al tavolo negoziale, e le ostilità sarebbero cessate».
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