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Quattro politiche per governare la sicurezza

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Le violenze in Italia e in Europa vanno condannate senza ambiguità. Il diritto costituzionale di manifestare è, per sua natura, incompatibile con le aggressioni alle forze dell’ordine e con le devastazioni.

Le violenze di pochi non devono però oscurare le istanze di chi manifesta pacificamente. Pur animate da motivazioni diverse, non riconducibili al solo disagio giovanile, le proteste riflettono tensioni che interrogano le democrazie sulla loro capacità di garantire anche alle nuove generazioni opportunità, mobilità sociale e fiducia nel futuro.

Crescita, disuguaglianze e coesione sociale sono strettamente connesse, come hanno mostrato tanti economisti tra cui il premio Nobel Stiglitz. Quando aumentano le disuguaglianze e si restringono le opportunità di mobilità sociale, rischiano di indebolirsi fiducia e coesione. Ciò non spiega né giustifica la violenza. Ma la sicurezza non è soltanto ordine pubblico.

È la prospettiva del rapporto “Le leve per la crescita”, promosso dall’Anci, curato da un centinaio di esperti in un anno di lavoro e pubblicato dal Mulino. Il documento è dedicato alle sfide del Paese oltre il Pnrr. La crescita presuppone coesione sociale ed entrambe richiedono istituzioni capaci di affrontare problemi connessi. È il caso della sicurezza urbana, sulla quale incidono criminalità, disuguaglianze, condizioni abitative, istruzione e servizi. Questa dimensione richiede di integrare il contrasto della criminalità con politiche educative, sociali e urbane e con la prevenzione situazionale, sociale, comunitaria e precoce.

Ne va anche della capacità delle democrazie occidentali di preservare, in una fase difficile, le conquiste più importanti: libertà, anche di manifestare, e benessere economico e sociale diffuso.

In Italia, quattro politiche meritano particolare attenzione.La scuola deve ridurre le disuguaglianze, non riprodurle. L’abbandono scolastico colpisce il 22,7% dei giovani figli di genitori con la sola licenza media, contro il 2,3% dei figli di laureati. Servono risorse per le scuole più difficili, continuità didattica, tempo pieno alle medie e orientamento.

La rigenerazione urbana e le politiche abitative. La sicurezza deve orientare le scelte di pianificazione urbanistica e gli interventi di rigenerazione urbana, da rendere strutturali oltre il Pnrr. Altrettanto importante affrontare le difficoltà di accesso alla casa, che limitano l’autonomia dei giovani: sono decisive politiche stabili per l’housing universitario e va valutata una garanzia pubblica per l’affitto dei giovani lavoratori.

Laprevenzione della devianza giovanile. Gli ingressi negli istituti penali per i minorenni sono passati da 1.051 nel 2022 a 1.258 nel 2024. Il 26,7% dei minori è a rischio di povertà o esclusione sociale: fenomeni distinti, da non confondere. Prevenire significa sostenere famiglie, contrastare l’abbandono scolastico, offrire percorsi educativi e lavorativi e valorizzare le reti comunitarie.

Il presidio del territorio. A organici adeguati deve accompagnarsi una distribuzione più flessibile delle forze di polizia, attenta ai bisogni dei territori e alle situazioni di maggiore fragilità sociale. Occorre inoltre affrontare i costi abitativi che ostacolano mobilità e permanenza degli operatori nelle grandi città.

Nessuna di queste politiche può essere realizzata da una sola istituzione. Il legislatore ha già riconosciuto la natura multidimensionale della sicurezza: i Patti per la sicurezza urbana, sottoscritti da prefetti e sindaci, prevedono una collaborazione che affianca alla prevenzione della criminalità interventi di carattere sociale e urbano.

La sfida è tradurre questa visione in politiche stabili ed efficaci, che facciano della collaborazione istituzionale un metodo ordinario di governo della sicurezza.

* Presidente di sezione del Consiglio di Stato,già sottosegretario alla presidenzadel Consiglio nel governo Draghi

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