Quintiliano, al Classico torna il maestro della retorica dopo 13 anni: ecco testo e traduzione

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La seconda prova di maturità per gli studenti del Liceo Classico è una versione di latino di Quintiliano tratta dall’Institutio oratoria. Quintiliano, avvocato, era considerato uno dei maestri della retorica. L’opera fu dedicata a Marco Vitorio Marcello, funzionario di Domiziano per l’educazione del figlio. È considerato una sorta di manuale di pedagogia e retorica, emulazione del De Oratore di Cicerone che per Quintiliano era un modello.

Il passo proposto per la versione è stato estratto dal primo libro dell’Institutio oratoria (sulla formazione dell’oratore), l’opera magistrale in dodici volumi che rappresenta il più completo trattato di retorica e di pedagogia dell’antichità romana.

Nel primo libro di quest’opera, Quintiliano si concentra principalmente sull’educazione della prima infanzia e sulla scelta dei primi maestri, gettando le basi metodologiche per lo sviluppo del futuro cittadino e oratore.

La traduzione

PRE-TESTO

Atqui claros nomine sapientiae viros nemo dubitaverit studiosos musices fuisse, cum Pythagoras atque eum secuti acceptam sine dubio antiquitus opinionem vulgaverint mundum ipsum ratione esse conpositum, quam postea sit lyra imitata, nec illa modo contenti dissimilium concordia, quam vocant ἁρμονίαν sonum quoque his motibus dederint.

Eppure, non vi è dubbio che uomini illustri per sapienza furono appassionati di musica: tant’è vero che Pitagora e i suoi seguaci divulgarono l’opinione, certamente loro trAdita da filosofi precedenti, che il mondo ha la stessa struttura che poi la lira avrebbe imitato; e non contenti di quella “concordia di dissonanze”, da loro detta harmonia, attribuirono a questi movimenti anche il suono.

TESTO

Nam Plato cum in aliis quibusdam tum praecipue in Timaeo ne intellegi quidem nisi ab iis, qui hanc quoque partem disciplinae diligenter perceperint, potest. De philosophis loquor, quorum fons ipse Socrates iam senex institui lyra non erubescebat: duces maximos et fidibus et tibiis cecinisse traditum, exercitus Lacedaemoniorum musicis accensos modis. Quid autem aliud in nostris legionibus cornua ac tubae faciunt? Quorum concentus quanto est vehementior, tantum Romana in bellis gloria ceteris praestat. Non igitur frustra Plato civili viro, quem πολιτικόν vocat, necessariam musicen credidit. Et eius sectae, quae aliis severissima, aliis asperrima videtur, principes in hac fuere sententia, ut existimarent sapientium aliquos nonnullam operam his studiis accommodaturos et Lycurgus, durissimarum Lacedaemoniis legum auctor, musices disciplinam probavit. Atque eam natura ipsa videtur ad tolerandos facilius labores velut muneri nobis dedisse, si quidem et remigem cantus hortatur;

TRADUZIONE

Platone, ad esempio, in altri passi, ma soprattutto nel Timeo, non può essere inteso se non da quanti abbiano attentamente assimilato anche questa parte della sua dottrina. Parlo dei filosofi, la cui stessa fonte, Socrate, non si vergognava nella vecchiaia di imparare a suonare la lira. Si tramanda che grandissimi condottieri sapevano suonare la cetra e il flauto, che gli eserciti spartani erano esortati al valore con motivi musicali. Nessun diverso effetto, del resto, fanno corni e trombe sulle nostre legioni: quanto più veemente è il loro suono, tanto più la gloria di Roma supera in guerra quella di ogni altro popolo. Non invano, dunque, Platone giudicò necessaria la conoscenza della musica all’uomo di Stato, al quale dà il nome di politikon. E i capiscuola di quella setta filosofica, che agli uni sembra la più severa, agli altri la più rigida, furono dell’avviso che alcuni dei loro si sarebbero potuti dedicare, almeno in parte, a questi studi musicali. Ancora: Licurgo, l’implacabile legislatore spartano, approvò l’insegna-mento della musica. Del resto, la natura stessa sembra avercela data come dono per sopportare meglio le fatiche, se è vero, ad esempio, che il canto è di sprone ai rematori;

POST-TESTO

nec solum in iis operibus, in quibus plurium conatus praeeunte aliqua iucunda voce conspirat, sed etiam singulorum fatigatio quamlibet se rudi modulatione solatur.

E non solamente là dove lo sforzo collettivo viene compiuto ritmicamente con una lieta canzone intonata da qualcuno, ma anche nel lavoro compiuto da soli, qualsiasi motivo, anche se popolare, suole alleviare la fatica.

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