Re Carlo disarma Donald Trump con l’ironia. Frecciate e affondi su Nato e Ucraina

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Soltanto lui poteva permettersi di prendere elegantemente in giro il padrone di casa Trump, con una battuta sulla famosa sala da ballo che il presidente americano vuole assolutamente far costruire alla Casa Bianca. «Non posso fare a meno di ricordare che anche noi Britannici abbiamo dato il nostro piccolo contributo all’ammodernamento di questo edificio nel 1814», ha scandito sornione re Carlo, facendo scoppiare in una sonora risata Donald e il resto dei commensali alla cena di gala a Washington. Riferimento erudito: le truppe inglesi durante la guerra di inizio Ottocento contro gli ex sudditi americani occuparono e incendiarono mezza capitale dei neonati Stati Uniti. Battuta ancora più sottile se si considera che il presidente – palazzinaro newyorchese – di ristrutturazioni immobiliari se ne intende.Come sua madre Elisabetta nel 1957, anche Carlo in questa visita ha sfoderato il meglio dell’umorismo inglese, in un esercizio di raffinata diplomazia che dietro la forma ironica e all’apparenza distaccata riesce a mandare messaggi molto chiari senza irritare il suo interlocutore. Missione particolarmente delicata con Trump e la sua amministrazione.

Re Carlo scherza con Trump a cena: “Altro che tedesco, senza di noi parlereste francese”

Un repertorio da navigato conferenziere. Ha usato battute d’autore come quella celeberrima di Oscar Wilde, secondo cui «Americani e Inglesi hanno davvero tutto in comune, tranne ovviamente la lingua». Ha ricordato che ai prossimi Mondiali negli Stati Uniti e Canada partecipano ben cinque squadre di nazioni del Commonwealth di cui lui è capo di Stato. Avrà l’imbarazzo della scelta nel fare il tifo. Fulminea poi l’ironia con cui ha rintuzzato una battuta di Trump: «Senza l’intervento americano adesso in Europa parlereste tutti tedesco», gli ha detto il presidente. Carlo di rimando: «E senza di noi voi adesso parlereste francese», colta allusione al trattato di Parigi, con cui nel 1764 le colonie francesi in America passarono al Regno Unito.

Re Carlo, la campana del sottomarino “Trump” e la battuta: “Se serve, ci faccia uno squillo”

Applausi e risate a scena aperta, Trump divertito, platea conquistata.Splendido esempio dunque di britannico understatement, parola intraducibile in italiano che indica proprio questo tono leggero e disincantato, che sembra non prendere nulla sul serio anche quando manda messaggi serissimi.Dietro l’apparente bonomia re Carlo terzo infatti nel discorso al Congresso ha richiamato i pilastri dell’alleanza tra Stati Uniti, Regno Unito e «partner europei», ad un presidente e al suo cerchio magico che questa relazione transatlantica continuano a picconare.

Se Trump ha definito la Nato «una tigre di carta», si è lamentato perché gli alleati non sono al fianco degli Stati Uniti nell’attacco all’Iran, ha minacciato addirittura di uscire dall’alleanza salvo ipotizzare di buttare fuori i più riottosi come la Spagna, ecco che Carlo gli ricorda che l’unica volta in cui è stato invocato l’articolo 5 della Nato fu dopo l’attacco alle Torri gemelle. Gli alleati furono al fianco dell’America ferita.

Gli ha ricordato il dovere di sostenere Kiev e «l’eroico popolo ucraino» in lotta per la propria libertà e quella di tutta l’Europa. Ed ancora, il dovere di tutelare la natura e l’ambiente prima che l’equilibrio venga compromesso irreparabilmente. Cavallo di battaglia del sovrano ecologista, ripetuto di fronte al Tycoon che sprona invece a «Drill, baby, drill», trivellazioni a gogò .

Con il sorriso sulle labbra, forte di un dinastico carisma millenario ma anche di una collaudata capacità personale, il re d’Inghilterra non ha risparmiato parole che suonano chiaramente come monito e presa di distanza da uscite improvvide o dirompenti della Casa Bianca targata Trump. Nessun riferimento preciso, ma ci voleva lui per ammonire sull’immutato e prezioso valore della democrazia liberale: cita direttamente la divisione e l’equilibrio dei poteri, l’indipendenza della magistratura, il dialogo interreligioso. Ricorda la visione di Kennedy per rapporti internazionali che abbiano «America ed Europa» come pilastri. Non solo Londra dunque, anche i «partner europei» che Carlo cita più volte, richiamo alla necessità di una strategia multilaterale.

Assieme a tanti autoproclamati pontieri tra Bruxelles e Washington, in questa fase difficile un po’ di merito da mediatore va riconosciuto anche a re Carlo terzo.Missione dunque compiuta quella di uscire indenne dalla tappa più politica di questo viaggio. Da Washington ieri sera la coppia reale è arrivata a New York, sfidando le ombre del caso Epstein, che ha visto coinvolto persino il fratello del re, l’ex principe Andrea. In segno di attenzione per le vittime di abusi il programma della consorte Camilla prevede un incontro con associazioni che lottano contro la violenza domestica.

Alla fine della visita visibilmente contento anche Trump, più attento e moderato del solito. Al massimo ha cercato di arruolarlo a favore dell’attacco contro l’Iran rivelando che nel colloquio privato «anche re Carlo ha detto che I Pasdaran non devono avere la bomba atomica». Qualche battuta come quella sulla madre scozzese e filo monarchica «che aveva una cotta» per il giovane Carlo e poco più.

Il presidente non è insomma andato quasi mai fuori protocollo, evidentemente soddisfatto di essere al fianco del sovrano, il più alto esponente di una istituzione millenaria come la monarchia inglese: “Two Kings”, due re, recita la didascalia alla loro foto ufficiale insieme, postata sul sito della Casa Bianca. Battuta scherzosa anche questa, ma forse no.Poi, ripartiti gli ospiti britannici verso New York, Trump ha ripreso il suo hobby preferito, quello di lanciare incendiari messaggi social e gettare benzina sul fuoco con una foto modificata, abito e occhiali scuri, mitra a tracolla. Iraniani avvertiti: «No more Mr. Nice», basta essere gentile con loro. Carlo vedendo questa immagine rilanciata come sempre in mezzo mondo deve avere tirato un sospiro: da una parte di sollievo per avere evitato incidenti, dall’altra di scoramento di fronte all’instabile Dottor Jekyll americano, tornato rapidamente Mr. Hyde.

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