Suona l’inno d’Italia sotto l’Arco della Pace a Milano. Sventolano le bandiere italiane, qualcuno ha la mano sul cuore. Comincia così il sit-in “Con coraggio” organizzato da italiane e italiani di seconda generazione nel giorno del Remigration summit in piazza Duomo. A dare il via all’iniziativa è Amir Atrous, responsabile del dipartimento Immigrazione di Forza Italia nel capoluogo lombardo. Non senza creare qualche scompenso tra le fila azzurre: i vertici milanesi del partito avevano infatti derubricato il sit-in a iniziativa intrapresa «a titolo personale senza il coinvolgimento di Forza Italia». Scelta dettata dai malumori degli alleati leghisti. Specie dopo l’approvazione in Consiglio comunale a Milano di un ordine del giorno di condanna alla piazza dei Patrioti. Con il Carroccio a sostenere che sia successo proprio perché i consiglieri azzurri hanno scelto di restare in aula consentendo il raggiungimento del numero legale.
Ma quella di Atrous sembra essere una posizione condivisa anche a livello nazionale dal partito. A intervenire è stata subito Stefania Craxi, nuova capogruppo forzista in Senato vicina a Marina Berlusconi e subentrata dopo le dimissioni di Maurizio Gasparri: «Forza Italia, a ogni livello, deve garantire il suo sostegno a questa iniziativa». La benedizione è arrivata anche da Marcello Dell’Utri, secondo cui Silvio Berlusconi avrebbe appoggiato un’iniziativa che «rappresenta un’importante occasione per ascoltare la voce dei nuovi italiani». E in piazza si sono presentati al fianco di Atrous (che si è detto quasi commosso per il supporto ricevuto dal partito) il coordinatore azzurro lombardo Alessandro Sorte e l’assessore regionale Gianluca Comazzi. C’è anche qualche rappresentante del partito a Milano, come i due consiglieri comunali Deborah Giovanati e Alessandro De Chirico. «Siamo al fianco di tutte le persone oneste che lavorano e rispettano le leggi», ha detto Sorte, che ha ricordato come la posizione di Forza Italia, anche rispetto al tema dell’immigrazione, sia «distante dalla sinistra, ma distinta dalla destra». Per Comazzi il sit-in non è contro la manifestazione della Lega, ma gli è «complementare». D’altronde Atrous aveva anche invitato Matteo Salvini a partecipare al sit-in: «Quello che chiediamo al leader leghista è che non venga fatta solo la narrazione dello spacciatore o lo stupratore di turno. Che non venga dato il megafono alle poche mele marce, perché per una mela marcia ci sono 10 nuovi italiani».
Sotto l’Arco della Pace però di riferimenti al summit dei Patrioti ne vengono fatti. Anche da chi in Consiglio comunale è stato definito dai leghisti «stampella del Pd»: «La remigrazione va respinta a ogni livello, è un’ideologia pericolosa e noi abbiamo la responsabilità pubblica di dirlo alla comunità», dice la consigliera Giovanati.
Non c’è solo Forza Italia in piazza. Sono tanti gli amministratori locali, molti riuniti nella rete nazionale IDEM network, formata da giovani con diversi background culturali. Uno dei coordinatori è SiMohamed Kaabour, consigliere comunale dem di Genova: «Siamo contenti che ci sia un minimo di presa di coscienza anche da parte di quelle forze partitiche che oggi siedono al governo. La loro presenza qui oggi è un valore aggiunto, ma deve avere una continuità reale con prese di posizione chiare rispetto alla presenza dei cittadini dei delle cittadine di origine straniera».
Ma oggi a fronteggiare i leghisti ci sono due cortei antifascisti, con tutto l’arco della sinistra che va dai centri sociali fino alle associazioni del terzo settore e ai partiti (Rifondazione comunista a Avs saranno in piazza con le bandiere, mentre il Pd, così come l’Anpi e la Cgil saranno presenti ma senza insegne e striscioni).
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