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Renzi punge Conte sul perimetro del campo largo: “Hanno certificato che siamo in squadra”

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Non ha partecipato alla riunione, ma il risultato lo soddisfa eccome. «Mi sembra tutto benissimo», gongola Matteo Renzi, che ci tiene a sottolineare soprattutto una cosa: «Oggi viene certificato il perimetro della coalizione e Italia Viva c’è», dice a La Stampa. È un messaggio per Giuseppe Conte, che continua a ripetere tutto il male possibile rispetto alla presenza in squadra del senatore fiorentino. «Se una parte dell’elettorato del M5s non andasse a votare per la presenza di Renzi, noi non manderemmo mai a casa Meloni», avverte il presidente 5 stelle dalle pagine dell’ultimo libro di Bruno Vespa, «la presenza di Italia Viva nella coalizione non è un problema nostro, ma dell’Italia». In altre occasioni Conte ha insistito sul rischio che Renzi faccia «perdere voti» al campo progressista. Ha perfino commissionato sondaggi, che hanno quantificato questo rischio: circa 3 punti percentuali in meno per il Movimento (e, quindi, per il centrosinistra), a fronte del 2% portato in dote da Italia Viva. Senza dimenticare il tema dell’«affidabilità» degli alleati, più volte sollevato da Conte, che non può dimenticare il modo in cui è stato fatto cadere il suo secondo governo. E ha chiesto a Elly Schlein «garanzie politiche, che ci salvaguardino dal depotenziamento dell’alleanza, che Renzi può portare, e prevengano instabilità future». Una richiesta che pare non sia stata rinnovata durante la riunione di ieri, ma che «resta sul tavolo e verrà ribadita nelle prossime occasioni», assicurano fonti M5s. Insomma, il problema Renzi per i 5 stelle non è affatto risolto.

Lui se la ride: «Capisco che Conte debba dire certe cose, per parlare ai suoi elettori – spiega Renzi –. Ma con la nota firmata oggi anche lui ha confermato la nostra presenza nella coalizione. Le chiacchiere stanno a zero». Quanto alle «garanzie» chieste alla segretaria del Pd, «non so cosa voglia: ho già detto che non voglio fare il ministro e che non mi candido nel listino bloccato del premio di maggioranza. E al tavolo del programma vanno le nostre capogruppo Boschi e Paita. Cerchiamo di stare sui contenuti». Proprio a uno sgambetto sui temi pensano dalle parti di Avs, che su Renzi la vedono come i 5 stelle: «L’importante è vedere non chi partecipa al tavolo, ma chi rimane seduto fino alla fine», avvertono. Ma puntare a fare fuori Renzi forzando su questo o quel punto del programma è pura illusione.

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Del resto, la sicurezza ostentata dal leader di Italia Viva si fonda sull’accordo blindato con Schlein, iniziato a maturare dal famoso abbraccio sul campo di calcio dell’Aquila, durante la Partita del cuore del luglio 2024. Anche dal punto di osservazione del Nazareno, infatti, il perimetro della coalizione progressista è ormai disegnato. Né si teme che la trattativa sul programma possa provocare strappi, perché «nessuno ha interesse a complicare il percorso e allungare i tempi». Certo, c’è l’auspicio di riuscire a ridurre i posti a tavola, che al momento sarebbero almeno una dozzina, forse di più: due a testa per Pd, M5s, Avs, Italia Viva, Progetto civico-Psi, Più Europa con Più Uno. Nel Pd confidano che le varie sigle centriste riescano ad accordarsi per formare una o, al massimo, due componenti e future liste elettorali. Semplificando: una con Renzi e una senza Renzi. Perché, alla fine, sempre a lui torniamo. E alla sindrome del «marchese del Grillo», per citare Riccardo Magi. Cioè al timore degli altri protagonisti in scena di ritrovarsi egemonizzati, di non poter discutere di strategie e, soprattutto, di posti in lista, in una posizione di parità. In particolare, Onorato non ne vuole sapere di mettersi con Renzi e, dopo il Psi di Maraio, lavora per aggregare anche Magi e Ruffini. I quali, a loro volta, si incontreranno la prossima settimana per cercare di intavolare una collaborazione. In tempo per l’avvio dei lavori. Novembre è domani e il timer sta per scattare.

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