Leonardo Maria Del Vecchio può prepararsi a scalare Delfin. Il prestito da 11 miliardi di euro concordato con un pool di banche per finanziare l’acquisto del 25% della holding dai fratelli Luca e Paola non è stato ancora erogato, ma la struttura della linea di credito sarebbe stata definita dopo le riflessioni di Bnp Paribas che partecipa al pool con Unicredit e Crédit Agricole. I francesi avrebbero rallentato le pratiche negli ultimi giorni, dopo aver chiesto ulteriori approfondimenti sulle garanzie della linea di credito che vale miliardi.
I team legali hanno lavorato a lungo per aggirare i vincoli imposti dallo statuto di Delfin che impedisce il pegno delle azioni della stessa holding lussemburghese. La struttura del prestito che sarebbe stata definita prevede una doppia garanzia, nel rispetto delle regole della società.
Leonardo Maria sarebbe pronto a mettere a tutela del credito le azioni di Lmdv Fin, il veicolo finanziario che sarà utilizzato per acquistare il 25% di Delfin dai fratelli Luca e Paola e che presto potrebbe custodire anche la nuda proprietà del 12,5% controllato dalla mamma Nicoletta Zampillo. Le banche non potrebbero mai rivalersi direttamente sulle azioni della holding, ma solo su quelle della finanziaria che ne controllerà una parte. Inoltre, gli istituti per proteggere il loro credito hanno chiesto che anche il patrimonio personale di Leonardo Maria venisse messo sul tavolo. Compresa la partecipazione del 12,5% di Delfin ricevuta in eredità dal papà ormai quasi quattro anni fa.
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Per evitare contestazioni degli altri eredi, sotto la regia di Francesco Milleri sarebbe stata definita una clausola contrattuale che concede a Delfin il diritto di riacquistare la partecipazione nel caso in cui la garanzia dovesse essere escussa.


Il buyback, del resto, è una delle ipotesi che circolano anche per liquidare gli altri fratelli che nei prossimi mesi potrebbero voler uscire dalle beghe societarie. Spazio per un ampio programma di riacquisto azioni c’è: come si legge nel bilancio al 31 dicembre 2024, Delfin ha riserve per 5,7 miliardi di euro che possono essere sdoganati per operazioni straordinarie. Meno solida, invece, l’ipotesi di quotazione della holding che custodisce tutta l’eredità di Leonardo Del Vecchio: nessuna bozza dei contratti con le banche prevede uno sbarco in Borsa, anche perché sarebbe complicato pensare di poter raggiungere un’intesa tra i litigiosi eredi per una svolta storica che aprirebbe il capitale della cassaforte al mercato.
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Intanto, Leonardo Maria Del Vecchio lavora per gestire le sue attività. Il Corriere della Sera ha rivelato che sono state messe in vendita due proprietà immobiliari a Milano: il palazzo di sei piani in via Turati, sede del suo family office e del Twiga, può essere ceduto per 58 milioni di euro, con una plusvalenza di 34 milioni; mentre i due piani dell’ex sede di via Montenapoleone potrebbero essere ceduti per una ventina di milioni. «Normale amministrazione del family office che per sua natura investe e gestisce un patrimonio con logiche di medio periodo. Tutto è vendibile, nulla è in vendita», spiegano fonti vicine a Leonardo Maria secondo le quali le smobilitazioni immobiliari sono scollegate dal finanziamento da 10 miliardi per conquistare il controllo di Delfin.
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