Riboldi: “Rsa? Rispettiamo le priorità, ma bisogna sveltire le pratiche”

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«Aumentare l’aspettativa di vita grazie a nuovi farmaci e tecnologie senza un’assistenza adeguata equivale ad abbandonare gli Over 70 a loro stessi», ci scrive Roberta, figlia di una malata cronica oggi in struttura: «Un calvario durato 2 anni». Anziani in attesa di un posto in Rsa, tema sollevato da La Stampa e a cui Federico Riboldi, assessore alla Sanità della Regione Piemonte, non si sottrae.

Sono oltre 11 mila, e aumentano…
«Ma non tutte le situazioni sono uguali. Le persone valutate come urgenti hanno diritto all’attivazione della quota sanitaria entro 90 giorni dalla valutazione: a maggio 2026 erano 1.279».

Allora come valuta il caso di Francesco, uno dei caregivers a cui abbiamo dato voce sul giornale di ieri? A inizio anno l’Asl ha certificato per il padre una condizione «urgente», siamo a luglio e non è ancora arrivata…
«Riteniamo si tratti di un caso isolato, da verificare. Nella quasi totalità delle situazioni i tempi previsti dalla normativa per i pazienti classificati urgenti vengono rispettati».

Per garantire copertura a tutti servirebbero 350 milioni, cifra inarrivabile: avete chiesto aiuto al governo?
«Il tema è già all’attenzione della Conferenza delle Regioni: quando cambia la struttura demografica del Paese deve cambiare la programmazione nazionale».

C’è anche un problema di procedure? Secondo le associazioni dei malati le delibere piemontesi introducono criteri economici non previsti dalla norma nazionale.
«Le procedure adottate dal Piemonte sono pienamente legittime: negli anni abbiamo costruito un sistema che ha consentito di uniformare criteri in passato applicati in modo diverso tra le Asl».

Qualche risparmio e una casa di proprietà finiscono per pesare più dello stato di salute: possibile?
«La valutazione è prima di tutto clinica e assistenziale, negli anni l’Isee è stato profondamente modificato».

Qualche risparmio e un modesto alloggio sono sufficienti per essere inseriti tra i non urgenti: non andrebbero rivisti i parametri?
«Primo: i criteri dell’Isee sono stabiliti a livello nazionale e non dalla Regione. Secondo: rappresenta solo una parte del punteggio complessivo, e anche nelle situazioni di maggiore fragilità economica attribuisce al massimo 4 punti su una scala che arriva a 28. Terzo: oggi la prima casa ha un’incidenza molto diversa rispetto al passato e, nella maggior parte dei casi, non determina la valutazione. Il percorso resta fondato soprattutto sulle condizioni cliniche e assistenziali della persona».

Nel 2025 è aumentata la quota dei «differibili»: un modo per guadagnare tempo in attesa che si liberino posti nelle Rsa?
«Le classificazioni non dipendono dalla disponibilità di posti ma dalla valutazione multidisciplinare effettuata dalle Asl secondo criteri uniformi definiti dalla Regione. L’obiettivo è offrire a ogni persona il percorso assistenziale più appropriato, nel momento in cui ne ha bisogno».

Confcooperative chiede una revisione dei contratti: possibile?
«Dobbiamo utilizzare con attenzione le risorse pubbliche. L’obiettivo è un equilibrio che garantisca servizi di qualità, sostenibilità delle strutture e tutela delle famiglie, evitando che eventuali aumenti dei costi ricadano sui cittadini».

A parole non fa una piega, ma la situazione è pesante: margini per aumentare i posti in convenzione?
«È un obiettivo, compatibilmente con le risorse disponibili. Da una parte bisogna consolidare la rete delle Rsa, fondamentali per chi ne ha realmente bisogno. Dall’altra investire sempre di più nell’assistenza domiciliare e nella sanità territoriale, le soluzioni ottimali per un anziano».

Sveltire le valutazioni delle Unità di valutazione geriatriche?
«Sì, ci stiamo lavorando: bisogna rafforzare gli organici delle Uvg e delle altre équipe multiprofessionali. Ricordo che il Piemonte, per quanto riguarda le nuove assunzioni in Sanità, primeggia a livello nazionale con un più 3% rispetto alla media italiana».

Cosa si sente di dire a un anziano o alla famiglia di un anziano in lista di attesa?
«Che comprendo perfettamente la loro preoccupazione, dietro a ogni pratica ci sono persone e famiglie. Il lavoro da fare è ancora tanto, ne siamo consapevoli, ma stiamo investendo nella sanità territoriale proprio per offrire risposte sempre più vicine ai bisogni delle persone».

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