Rossella Brescia: “Metto senza filtri la mia voce al servizio di chi non ha diritti”

0
1

Dovesse dare un consiglio a se stessa, quando muoveva i primi passi da ballerina all’Accademia Nazionale di danza, sarebbe: «Sii più sfacciata. Sono sempre stata troppo rispettosa». Rossella Brescia, fresca di applausi per la sua performance teatrale nei panni della madre del Ragazzo dai pantaloni rosa, è all’On Air Festival di Palermo per parlare dei diritti delle donne con l’attivista iraniana Parisa Nazari. Da anni Brescia è testimonial di Amnesty International: «Sentivo l’urgenza di mettere la mia voce al servizio di chi non ne ha – spiega -. Aborro la politica, non è questione di destra o sinistra, in questo caso si parla di diritti».

Lei, dice, ha iniziato a interessarsi di diritti femminili attraverso i libri «come La prigioniera di Teheran di Marina Nemat. In Paesi come Iran e Afghanistan ancora ogni giorno assistiamo a divieti e proibizioni incredibili. Le donne non possono cantare, studiare, sono condannate a non essere. Come si fa ad aiutarle? Come si dialoga con chi le opprime? La linea da usare non è la guerra, io sono pacifista da sempre, bisogna negoziare. Sostengo Amnesty per questo, dobbiamo impegnarci tutte e tutti, il primo passo è parlarne e rompere il muro dell’indifferenza». C’è ancora molto da fare anche in Italia: «L’attenzione verso la questione femminile è cresciuta ma non basta, ogni giorno c’è un caso di femminicidio. Bisogna accendere qualche altro faro, anche se tanto fanno le associazioni che concretamente aiutano le donne vittime di violenza. La strada è lunga, molte donne ancora non sono indipendenti economicamente e questo rende l’allontanamento dal partner tossico molto più complesso».

L’educazione affettiva nelle scuole potrebbe aiutare. «I ragazzi andrebbero educati proprio a rapportarsi con l’altro in generale, uomo o donna che sia e a rispettarsi a vicenda veramente». Commovente, in questo senso, il tour con il musical da Il Ragazzo dai pantaloni rosa. «Uno spettacolo toccante che moltissimi ragazzi sono venuti a vedere, anche perché il protagonista Samuele Carrino è amatissimo. Mi ha dato la chance di mettere ogni sera un grande dolore al servizio del pubblico. Faticoso, ma bello».

In radio a Tutti pazzi per RDSè più difficile sensibilizzare su temi simili. «La trasmissione ha un taglio leggero – spiega – mi ha comunque insegnato a non avere filtri. Se provi a metterli il pubblico se ne accorge, si preoccupa, manda messaggi. Ho attraversato un periodo duro, ho perso mio padre e mi scrivevano che ero meno pimpante del solito. Lì ho realizzato che bisogna essere se stessi, senza temere di mostrare le proprie fragilità. Ho molto pudore della mia vita privata, ma ho capito che questa fragilità poteva aiutare gli altri, far sentire meno solo chi non vive un bel momento ».

Al di là del teatro, Brescia balla ancora. «Odio le palestre – confessa – l’unica cosa che mi piace fare sempre è la sbarra, con la mia classe di danza». La danza come disciplina e scuola di vita, tutt’altra cosa dal trend dei balletti sui social. «I giovani talenti che scelgono di danzare veramente o di lavorare in teatro sul serio si fanno un mazzo così, di certo non si improvvisano. Roba che entri a teatro la mattina ed esci la sera con le ossa spezzate, la schiena rotta, arrivi a casa e sei pure contento se hai dolori e piaghe ai piedi. Ne so qualcosa!»

Le parole dispregiative di Timothèe Chalamet sul balletto però non l’hanno colpita più di tanto: «È molto giovane, alla sua età si fanno e si dicono un sacco di stupidaggini. Dietro forse non c’è tutta questa cultura, nel senso che mi pare non sappia proprio cosa sia il balletto, né l’opera. Alla fine credo si tratti solo di una battuta venuta malissimo. Certo, accanto a lui anche Matthew McConaughey poteva ribattere, argomentare… Mi sono piuttosto sembrate molto belle le risposte degli enti lirici che con l’eleganza tipica di chi fa questo mestiere – danza, teatro, musica – hanno risposto: “Chalamet, vieni a vedere quanta gente applaude ai nostri spettacoli”». Lei il suo errore di gioventù l’ha confessato poco tempo fa, quando – convinta da un fidanzato geloso – disse di no al regista premio Oscar Giuseppe Tornatore che la voleva per Malèna, ruolo poi andato a Monica Bellucci. «Sono sbagli che si fanno da giovani – sorride – ho chiesto anche scusa a Tornatore quando l’ho incontrato!».

Disclaimer : This story is auto aggregated by a computer programme and has not been created or edited by DOWNTHENEWS. Publisher: lastampa.it