Salario “giusto”, stretta sulle app e scivolo per le pensioni: i punti chiave del Decreto 1° Maggio

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ROMA. Arriva il “salario giusto”. Che è la formula con la quale il governo intende dare una risposta al problema del lavoro povero ed al dumping contrattuale. Il Consiglio dei ministri ha dato via libera il nuovo decreto Primo maggio. Le nuove misure, come anticipato da Paolo Baroni sulla Stampa, spaziano dai bonus per l’assunzione di giovani e donne e nelle Zes (tutti vincolati al rispetto del nuovo criterio sui salari), a misure sulla sicurezza e la salute sui luoghi di lavoro, i rider e la formazione. Novità anche sul fronte dei rinnovi contrattuali: niente più una tantum, aumenti applicati alla data di scadenza dell’intesa precedenza, con un meccanismo per coprire i periodi di vacanza che assicura aumenti pari al 50% dell’inflazione.

Ecco in sintesi le misure chiave

1. Non c’è il salario minimo

Il decreto evita l’introduzione di un salario minimo per legge e rafforza il ruolo della contrattazione collettiva. Il riferimento resta quello dei contratti nazionali firmati dalle sigle più rappresentative, che diventano parametro per definire una retribuzione “adeguata”. Nei settori scoperti si applica il contratto più vicino per attività. L’obiettivo è contrastare dumping contrattuale e precarietà.

2. Incentivi alle assunzioni: giovani e donne

Arriva un pacchetto di sgravi contributivi per chi assume a tempo indeterminato. Per le donne svantaggiate esonero fino al 100% dei contributi per due anni (fino a 650 euro al mese, 800 nel Sud). Per i giovani under 35 senza lavoro, incentivo simile fino a 500 euro mensili. Le aziende devono però aumentare l’occupazione netta e non aver licenziato nei mesi precedenti.

3. Piattaforme digitali: stretta su rider e algoritmi

Il testo interviene sul lavoro nelle piattaforme: se c’è controllo (anche algoritmico), il rapporto può essere considerato subordinato. Le aziende dovranno spiegare come funzionano gli algoritmi che assegnano lavoro e compensi. Previsti obblighi di trasparenza, tracciamento dei dati e sanzioni contro caporalato digitale e uso illecito di account.

4. Trasparenza salariale e dati

Nasce un sistema integrato di monitoraggio delle retribuzioni: Inps, Istat e altri enti condivideranno dati su salari, genere, età e settori. Le offerte di lavoro dovranno indicare contratto e retribuzione. Obiettivo: misurare l’adeguatezza dei salari e rafforzare i controlli, riducendo contenziosi e opacità.

5. Sicurezza, formazione e welfare

Il decreto rafforza tutele e formazione. Vengono finanziati percorsi di riqualificazione con il Fondo nuove competenze (500 milioni) e introdotti obblighi formativi anche per lavoratori digitali e domestici. Estese coperture Inail a caregiver e volontari. Previsti incentivi alle imprese che favoriscono conciliazione famiglia-lavoro.

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6. Lavoro domestico e assistenza: formazione e incentivi

Il decreto interviene anche sul lavoro domestico e sull’assistenza familiare. I percettori di Naspi provenienti da questo settore dovranno seguire corsi di formazione obbligatori, inseriti nei percorsi di politica attiva. Per chi assume disoccupati per assistere persone non autosufficienti, è prevista una copertura figurativa dei contributi fino all’equivalente dell’indennità residua. L’obiettivo è qualificare il lavoro di cura e favorire l’emersione del sommerso.

7. Previdenza, PA e norme finali

Proroga per altri tre anni – fino al 2029 – della possibilità per il lavoratore di uscire con un anticipo fino a sette anni (invece di quattro) grazie all’isopensione, l’esodo a carico delle aziende con almeno 15 dipendenti e interessate da eccedenze di personale. Questo “scivolo’” previsto fino al 2026, è esteso fino al 2029. Nell’articolo della bozza si fa infatti riferimento alle disposizioni della manovra di dicembre 2017 sull’isopensione, inserendo il periodo 2018-2029 (rispetto al precedente 2018-2026) durante il quale i quattro anni per l’anticipo possono essere elevati a sette anni.

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