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Sanremo, gli spoiler, la satira e l’Ariston troppo piccolo: lo studente De Martino ha studiato

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Quando aveva ereditato il Festival aveva giurato che prima di toccare Sanremo si sarebbe messo a studiare. Con la coscienziosità di uno che, trovandosi all’improvviso le chiavi dell’Ariston in mano, avesse deciso di passare l’estate sui libri. E a giudicare da come parla oggi del suo Festival, Stefano De Martino ha tutta l’aria dello studente che si presenta all’interrogazione con gli appunti evidenziati e la smania di far sapere al professore che, sì, ha studiato.

Si sente soprattutto da come racconta le novità, presentate sempre come tasselli di una riflessione (molto ecumenica) sulla storia della manifestazione. Il rispetto delle consuetudini: «È bello portare avanti le tradizioni». La tentazione di aggiungerne di nuove: la serata Eurovision, che nelle intenzioni del direttore artistico dovrà trasformare il venerdì in una festa della performance, dei visual e delle coreografie: è la serata cover che si allarga, solo che la cover gli artisti se la fanno da soli del loro pezzo in gara.

«L’abbiamo capito: poteva esserci spazio per una nuova serata, che non ha precedenti nella storia del Festival. Magari stiamo battezzando una nuova tradizione», spiega. Frase che tra le tante professioni di modestia nasconde il sogno di gloria di battezzare novità che diventano storia: roba da Pippo Baudo, ambizione pura.

Anche sul ControFestival si capisce che il compito a casa è stato svolto. La satira sul Festival, ha ben evinto l’alunno De Martino, funziona solo se non sembra emanazione del Festival stesso: e allora ecco la Gialappa’s band: «Da loro non voglio una cosa edulcorata o al servizio del Festival, ma una cosa contro il Festival». E ancora: «Soltanto loro hanno la patente e la credibilità per farlo».

Persino sugli spoiler De Martino ha imparato la lezione: «Più spoiler ci sono, più attenzione c’è e più vuol dire che questo Festival è in qualche modo atteso». D’altronde il primino mica poteva prendersela con il compagno di quinta Fiorello, che pochi giorni fa aveva annunciato Paola Iezzi al ControFestival con i Gialappi: «Paola Iezzi è bravissima – Smentisce il direttore artistico – ma non condurrà il ControFestival. Ci sarà un’altra conduzione che non abbiamo ancora annunciato. Lo faremo presto». Bisogna credergli, la voce ufficiale è lui, ma Fiorello è un raro caso di credibilità guadagnata a suon di allegre corbellerie: e in molti pensano che abbia comunque detto lui la verità.

Poi c’è il capitolo Ariston, che è l’esame di ingegneria civile e qui un po’ di preoccupazione traspare. «La prima volta che sono entrato mi sono spaventato: a tutti gli effetti è un cinema di provincia, tante scenografie non passano nemmeno dalle porte». Questo quello che ha detto, ma voleva dire un’altra cosa: «Come hanno fatto finora a fare il festival con centinaia di persone in questo posto angusto?».

La verità è che l’Ariston è a tutti gli effetti un cinema di provincia, sia detto con profondo rispetto, ma la Rai per fare le sue coreografie da anni smonta le prime 14 file. Ma poi c’è il ma. «Se andassimo in uno stadio o in un palazzetto non ci sarebbe la magia. All’inizio tutto pare impossibile», poi, dice lui, «alla fine la nave arriva in porto»: il manuale lo ha imparato bene, ma a questo punto forse lo studente De Martino ha incrociato le dita sotto il banco.

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