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Schlein e Conte alla Biennale di Legacoop: la sedia vuota e il gelo tra i due

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Elly Schlein prende appunti sui molti fogli che ha in mano, Giuseppe Conte ascolta a braccia conserte. In mezzo, tra i due, c’è Simone Gamberini, presidente di Legacoop. La sedia che li separa resta vuota a lungo, prima che Gamberini prenda posto dopo il suo intervento. È una fotografia del campo largo che potrebbe unirsi a quella del pranzo in trattoria, a Roma, di qualche mese fa. Ma con un mood diverso.

L’occasione dell’incontro è la Biennale dell’Economia Cooperativa – Legacoop di Milano. Non è un caso che in avvio di una lunga campagna elettorale, i due leader partecipino a un’assemblea così legata al mondo della sinistra.

La segretaria dem Schlein e il presidente del M5s Conte si siedono in prima fila. Sono alla loro prima uscita pubblica insieme dopo l’approvazione della legge elettorale che li obbliga a confrontarsi, e poi a fare una sintesi, sulla scelta del candidato premier, se vorranno correre insieme nel 2027. Ma non si guardano mai in faccia. Tra loro c’è il gelo. Conte scherza con i fotografi pronti per lo scatto dell’abbraccio con Schlein mimando uno starnuto: «È raffreddata». Come a giustificare che lo scatto non ci sarà. E pure la stretta di mano è piuttosto freddina.

Conte applaude quando il presidente Gamberini dice: «Noi vogliamo costruire la pace». Su questo, almeno, non ci sono distanze visibili.

Schlein ascolta attenta il discorso di Conte. Annuisce quando l’ex premier cita il motto di Legacoop “La solitudine non è un destino” applicato all’Italia. Mantiene il sorriso di circostanza quando critica la politica del riarmo. «Non possiamo investire soltanto in armi per garantirci un’effimera sicurezza, dobbiamo tutelare il nostro modello sociale», dice.

«È un’altra camicia di forza. Un modello di difesa concentrato solo sulla deterrenza militare e realizzato in ordine sparso ci allontana dalla sicurezza reale». Il suo discorso, oltre 20 minuti, è un programma di governo: dai giovani all’intelligenza artificiale. Dalla sanità pubblica al tema della casa. In prima fila Beppe Sala alza il sopracciglio ascoltando gli affondi di Conte su Milano, che «è la città dei talenti ma che rischia di espellere chi la fa funzionare».

Il leader M5s, che è il primo a parlare, scende dal palco e resta impassibile – solo qualche occhiolino ai fotografi per un paio di scatti – prima di un breve, timido applauso a Schlein quando dice che «La cooperazione non è solo un metodo di fare impresa ma è anche un modo di stare al mondo, di rapportarsi con gli altri».

La segretaria lo cita, lui annuisce compiaciuto. Poi si mette a compulsare il cellulare. «Quando dico che è un momento di grande instabilità – dice Schlein – penso al ritorno delle guerre e alle angosce e le devastazioni che portano con sé. Penso anche alla crisi demografica, alla crisi climatica, penso alla crisi democratica. Queste cose sono strettamente connesse e vanno affrontate insieme. L’attacco frontale alla cooperazione è anche un attacco al modello europeo, perché c’è chi oggi, mentre attacca il diritto internazionale, vorrebbe sostituirlo con la legge del più ricco e del più forte, e noi non lo possiamo accettare».

Schlein e Conte sono arrivati a Milano accompagnati da delegazioni di fedelissimi. Stefano Buffagni e Dario Violi (consigliere regionale lombardo) per Conte. La capogruppo alla Camera Chiara Braga e Marta Bonafoni per la dem. Nessun incontro tra i due post assemblea, riferiscono fonti vicine ai due. Nel gruppo Pd ci sono anche la segretaria regionale lombarda e deputata Silvia Roggiani, Giorgio Gori, l’ex viceministro dell’Interno Matteo Mauri. E ancora Pierfrancesco Majorino e gli assessori milanesi Lamberto Bertolè ed Emmanuel Conte.

I due leader si fermano pochissimi minuti a favor di telecamera per le foto con il presidente Gamberini. I cronisti scherzano: «È lui il terno nome per federare il campo largo?». Ma la battuta cade nel vuoto.

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