Se dovevano essere concilianti, in vista dell’incontro di giovedì con il segretario di Stato americano Rubio, le parole di Meloni ieri non lo sono state di certo. Definire “non corrette” le cose dette e ripetute da Trump in questi giorni, e accompagnate dalla minaccia di riservare all’Italia lo stesso trattamento rivolto alla Germania, con il ritiro di cinquemila soldati Usa dalle basi e la conseguente riduzione dei sistemi di difesa, non rappresenta proprio un viatico per la distensione tra i due Paesi. Anche se corrisponde alla verità, dato che l’ipotesi di coinvolgere la Nato in Iran era alquanto confusa.
Viene da chiedersi se la premier stia cercando davvero o no una pacificazione con lo storico alleato atlantico, con il quale fino a due mesi fa coltivava un rapporto di amicizia, con l’obiettivo di costruire “un ponte” tra Europa e Usa. Ponte franato dopo le conseguenze economiche della guerra che stanno portando l’Italia verso un’ondata di inflazione e difficoltà per famiglie e imprese.

Ma ci sono altre ragioni per cui Meloni valuta con cautela l’eventuale riavvicinamento a Trump. La prima è che il tycoon della Casa Bianca è in cima alla lista dei personaggi più odiati nei sondaggi, che fotografano fino all’ottanta per cento di opposizione degli elettori italiani a Trump. In altre parole Meloni – ammesso che sia possibile – non avrebbe alcuna convenienza in questo momento a una ripresa di cordialità con il Presidente.
l’analisi
Meloni e il rapporto con Trump: “Non sto facendo nulla per ricucire”
dal nostro inviato Ilario Lombardo

La seconda ragione è che il prezzo più prevedibile del riavvicinamento sarebbe garantire gli impegni per il riarmo che l’Italia, come l’Europa, hanno preso, ma che rischiano di passare in secondo piano di fronte all’incalzare della crisi economica. Presentarsi con un piano di investimenti nel riarmo – che pure il governo sa di dover programmare – alla vigilia delle elezioni politiche significherebbe offrire all’opposizione una formidabile occasione per costruire la campagna per le elezioni del 2027 basandola tutta, o in gran parte, sul “no” alla guerra e alle armi e sulle necessità più urgenti delle fasce di popolazione colpite dal rialzo dei prezzi. Un’impostazione che Meloni non può certamente consentirsi. Dopo la svolta “social” della premier, assisteremo dunque a una curvatura pacifista dell’azione del governo? A questo punto non si può escludere nulla
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