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Sei ore sdraiato sull’auto dell’ex fidanzata per riconquistarla: condannato per stalking a Candelo

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L’episodio più eclatante dello stalking praticato da un 28enne di Candelo nei confronti di una ragazza con cui ha avuto una relazione e che l’ha portato a essere condannato a un anno e due mesi, riguarda l’essersi steso per ben 6 ore sul cofano dell’auto della sua vittima, da cui sarebbe sceso solo dopo l’intervento della madre di lei.

Raffica di chiamate per riallacciare i rapporti

Ma oltre a questo e alle decine di telefonate con cui chiedeva in toni sempre più alterati di riprendere la relazione si sarebbe aggiunta quella che i carabinieri, che hanno indagato sulla vicenda, hanno definito negli atti del processo una capillare campagna diffamatoria, portata avanti contattando sistematicamente amici, parenti e colleghi di lavoro, convinto che questi lo avrebbero riferito alla ragazza, cosa che in effetti è avvenuta ma senza naturalmente convincerla a riprendere la frequentazione. Tra i tanti messaggi spiccano quelli inviati alla madre della ragazza, in cui, mentendo, il 28enne dichiarava che la figlia era rimasta incinta tre volte, sempre abortendo. Messaggi che si chiudevano sempre con la richiesta di intervenire per convincere la figlia a riprendere la relazione.

Una lettera alla cugina e ai coetanei

Avrebbe scritto anche alla cugina e a un paio di coetanei, qualificandosi come il fidanzato e chiedendo in un caso che gli fosse restituita una collana che avrebbe perso nell’auto della vittima, nell’altro intimando all’uomo di non frequentarla, inviando a sostegno della richiesta messaggi che aveva ricevuto quando era in contatto con la ragazza.

Un falso profilo Instagram per messaggi molesti

In un crescendo avrebbe poi scritto a una sua collega lamentando di essere stato picchiato. Per tormentare la ex aveva anche aperto un falso profilo Instagram con cui le spediva messaggi molesti. Si era però fatto presto scoprire per i riferimenti alla passata relazione. Il suo difensore, l’avvocato Francesco Alosi, ha puntato su una «dinamica della relazione non lineare», con riavvicinamenti e momenti di distanza, e sul fatto che la vittima non avrebbe mai subito gesti violenti da parte dello stalker. Già annunciato, una volta lette le motivazioni della condanna, il ricorso in appello.


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