Senago, il fratello di un sopravvissuto: “L’ansia e la verità dal geolocalizzatore”

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Ha il volto segnato dalla stanchezza e parla con un filo di voce: sembra quasi che faccia fatica anche solo a trovare le parole. È dalle 6 di mattina che Luca Cardamone è fuori dal Pronto soccorso dell’ospedale Niguarda di Milano. Aspetta di ricevere notizie di suo fratello Gabriele, 18enne di Cusano Milanino rimasto ferito – in modo non grave – nell’incidente di Senago. E non si è mosso da lì fino a che il fratello non è stato dimesso nel primo pomeriggio: da dietro il finestrino della macchina Gabriele ha mostrato il pollice in su, per rassicurare i familiari che stava bene e che non dovevano preoccuparsi per lui. Solo a quel punto Luca è salito sulla sua macchina: «Sono stanco, ho bisogno anch’io di tornare a casa».

Luca, come sta suo fratello?
«È ancora in stato di forte choc. Ma vista la dinamica dell’incidente, direi che tutto sommato sta bene».

Ha riportato qualche ferita?
«Fortunatamente nulla di grave. Solo qualche graffio che si è procurato mentre cercava di uscire dalla macchina: si è aggrappato a qualche cespuglio e arbusto che ha trovato nei paraggi, facendosi dei piccoli tagli».

È già stato informato della morte dei suoi tre amici?
«Glielo hanno detto una volta finiti tutti gli accertamenti, nel modo più opportuno possibile».

Ha già avuto modo di vederlo?
«Sì, prima io e la mia famiglia abbiamo avuto la possibilità di salire da lui. Siamo anche riusciti a scambiarci qualche parola».

Cosa vi ha detto?
«Che non vede l’ora di tornare a casa».

Vi ha parlato anche della dinamica dell’incidente?
«No, non è ancora il momento di parlarne: per quello ci sarà tempo quando starà meglio».

Lei e la sua famiglia come avete saputo dell’incidente?
«Lo abbiamo scoperto da soli. I miei genitori hanno cominciato a insospettirsi che potesse essere successo qualcosa perché Gabriele non tornava a casa. Allora, gli hanno mandato dei messaggi per sapere dove fosse, ma non hanno ricevuto risposta».

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A quel punto, che cosa avete fatto?
«Mia madre ha controllato tramite il suo cellulare la geolocalizzazione del telefonino di Gabriele: ha visto che si trovava a Senago, ma ancora non sapevamo cosa fosse successo. Sapevamo solamente che era lì».

E siete andati sul luogo dove lo avete geolocalizzato?
«C’è andato mio padre. Quando è arrivato sul posto, si è trovato davanti la scena dell’incidente».

È stato lui a chiamare i soccorsi?
«No. Fortunatamente i soccorritori erano già sul luogo dell’incidente, quando mio padre è arrivato. Ma non so dire chi li abbia chiamati».

Anche lei è andato sul posto?
«No. Dopo che mio padre ci ha informati di quello che era successo, sono venuto direttamente al Pronto Soccorso del Niguarda, dove sapevamo che i soccorritori avrebbero trasportato tutti i ragazzi feriti».

Ed è da solo?
«Sono qui con la mia famiglia. E ci sono anche alcuni cari amici dei miei genitori: si sono precipitati a Milano non appena hanno saputo quello che era successo. Siamo tutti qui per Gabriele».

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