«Oggi ci siamo svegliati con una bella notizia». Il giornalista Sigfrido Ranucci ringrazia la procura e i carabinieri che stamattina hanno arrestato quattro uomini accusati di aver piazzato una bomba sotto la sua auto parcheggiata davanti alla sua abitazione a Pomezia il 16 ottobre 2025.
Come ha vissuto questi mesi?
«Sono sotto scorta dal 2021, quindi in realtà dal punto di vista logistico non è cambiato molto. Certo però che un attentato davanti a casa ti cambia».
l’indagine
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È stato costretto a modificare le sue abitudini?
«È inevitabile. Vivi con la sensazione che possa sempre succedere qualcosa, che possa accadere da un momento all’altro. Devo dire che la mia famiglia è tosta e sa che è il prezzo da pagare per la libertà di stampa. Che non è solo questo».
A cosa si riferisce?
«Ai tentativi di delegittimazione, al rischio di affrontare liti temerarie. Il 3 luglio, ad esempio, ho una mediazione milionaria di risarcimento danni senza tutela legale della Rai: è tutto nel pacchetto da pagare».
La Rai l’ha lasciata solo?
«Dalla Rai non mi aspetto più nulla. Ma c’è tanta parte della Rai che mi è vicina in maniera silenziosa».
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Torniamo all’attentato. Si contesta il metodo mafioso, si cercano i mandanti. Lei si è fatto un’idea?
«Ci sono coincidenze temporali con la storia del cantiere navale e io sono certo che i carabinieri e la procura stiano lavorando su varie piste. Si tratta di gente molto pericolosa che ha continuato a mettere bombe anche dopo averla messa a me. Il pubblico ministero Carlo Villani mi aveva promesso che li avrebbe presi e l’ha fatto».
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