Sinner trionfa a Roma 50 anni dopo Panatta: “Abbiamo riportato il trofeo a casa”

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Roma ha un nuovo re ed era anche ora. Quando il Foro Italico si alza in piedi e scarica l’emozione sul campo centrale, Jannik Sinner guarda in alto e con gli occhi abbraccia i dodicimila cinquecento spettatori, uno per uno. Il digiuno è finito, dopo cinquanta anni l’albo d’oro degli Internazionali si aggiorna, ricompare (ITA) vicino al nome del vincitore. Casper Ruud è perfetto nel ruolo di attore non protagonista (farà ancora meglio nel finale: «Complimenti alla federazione italiana per il lavoro che sta facendo, certo nel calcio è andata diversamente»,) l’anno scorso in semifinale aveva racimolato un game, quest’anno va meglio, finisce 6-4 6-4 in un’ora e 45 minuti di una partita mai bella ma alla fine bellissima. Con il presidente della Repubblica Sergio Mattarella in tribuna, un corposo pezzo di governo e finalmente un sole romano da cartolina, il primo set parte in salita per Jannik, che subisce un parziale di 8 punti a uno e anche il break. Il motore di Jannik batte un po’ in testa, ma il controbreak immediato riallinea i pianeti fino al 4-4 quando Sinner mette la freccia con un game giocato di fioretto, tre palle corte di fila e Ruud che dopo aver sputato l’anima alza bandiera bianca. Primo set in cassaforte. Il secondo si apre con il break e dà lì è solo una marcia di avvicinamento alla storia. Altro 6-4, trentaquattresima vittoria consecutiva, stella filante azzurra. Le mani sul volto, è gioia, è liberazione.

«Non è stato un tennis perfetto, ho cercato di fare del mio meglio. Ho portato il mio fisico al limite e ce l’ho fatta. Sono molto contento che dopo 50 anni un altro italiano sia riuscito a vincere questo trofeo in un momento così bello per il nostro tennis». Scende sul campo Sergio Mattarella e con lui Adriano Panatta, ed è il presidente della Repubblica a consegnargli la coppa degli Internazionali. «Un grande onore avere qui con me Adriano Panatta e il presidente della Repubblica – in questo ordine – , sono sempre molto emozionato quando c’è il signor Mattarella». Pausa: «Ecco, mi metto sempre in posizioni poco piacevoli quando c’è lui».

Panatta lo abbraccia e in quella stretta c’è anche il passaggio del testimone, la casella Roma è stata riempita (con Djokovic, il serbo però a 31 anni, è l’unico ad aver vinto tutti i Masters 1000), ora non resta che ripetere l’operazione a Parigi e quel formidabile 1976 di Adriano Panatta avrà il posto che merita nella storia ma le lancette del tempo si potranno regolare sul nostro fuso orario e non più su quello di cinquanta anni fa.


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