Due giorni fa qui è caduta la giunta regionale, ieri avevamo già un nuovo presidente. In piazza Chanoux stanno montando le casette di legno del mercatino di Natale. Sole alto: un turista cerca traccia del vicequestore televisivo Rocco Schiavone. Le montagne aspettano la neve dell’inverno. Aosta sembra sempre uguale a se stessa. La sua specialità è cambiare per non cambiare. Nove presidenti di giunta eletti negli ultimi dieci anni. Ma per quattro volte era lo stesso nome: Renzo Testolin. Eppure mai come questa volta, nonostante le apparenze, così tante ombre si stanno addensando su questa Regione a statuto speciale.
La decadenza di Testolin
Già, l’ex presidente Testolin. Perché è decaduto? Perché una legge regionale vietava espressamente alle cariche istituzionali di accumulare più di due mandati, salvo arrivare a tre in casi eccezionali. «Una legge scritta apposta per limitare la concentrazione del potere nelle mani delle stesse persone, la ratio è chiara», dice la consigliera regionale di Avs Chiara Minelli. È stata lei, insieme ai colleghi di partito, a chiedere ripetutamente che fosse rispettata. Ha chiesto un parere formale al Consiglio regionale, che pur dandole ragione è rimasto riservato. Ha chiesto una consulenza a un costituzionalista, che ha ribadito pubblicamente il principio della legge. Fino a quando sono intervenuti i giudici con una sentenza, che ha stabilito quello che era chiaro fin dall’inizio: non si potevano fare quattro mandati.
Lo stesso partito da quarant’anni
Da quarant’anni in Valle d’Aosta comanda sempre lo stesso partito, quello autonomista e centrista dell’Union Valdôtaine. Se si vuole studiare il grande centro, è qui che bisogna venire. Talvolta gli unionisti si sono alleati con la sinistra, adesso lo sono con Forza Italia. Partito che – unico caso in Italia – per andare al governo ha ripudiato i suoi alleati. La cosa buffa, si fa per dire, è che nei due giorni di gestione della crisi, la direzione della giunta è toccata al vicepresidente Luigi Bertschy, fuorilegge a sua volta essendo al quarto mandato. «È questo, purtroppo, uno dei tratti salienti della nostra regione», dice ancora la consigliera Minelli. «Chi arriva ai ruoli apicali finisce per sentirsi al di sopra delle regole. Manca la cultura della legalità».
Chi arriva ai ruoli apicali finisce per sentirsi al di sopra delle regole. Manca la cultura della legalità
Da Testolin a Marguerrettaz
La giunta unionista è caduta, una giunta unionista è rinata. Al comando un altro uomo forte del partito. È il commercialista Aurelio Marguerrettaz, da queste parti famoso anche per aver ristrutturato una vecchia prigione per trasformarla nella sua casaforte medioevale, con tanto di torre, al confine con la Svizzera. È cambiato tutto, ma non è cambiato niente. Solo che anche le due più grandi partecipate della regione stanno passano tempi difficili.

Il casinò più antico d’Europa
Il Casinò di Saint Vincent, il primo casinò d’Europa, vive in regime di amministrazione giudiziaria. Due commissari stanno lì a controllare tutti i movimenti di denaro. Perché il sospetto è che il casinò sia servito a riciclare denaro sporco. Ti presentavi con mazzette da 5 mila euro, il massimo che si possa richiedere, le cambiavi in fiches, ne giocavi una parte e ritiravi il resto con un regolare assegno da depositare in banca. Una lavanderia efficientissima. Secondo la guardia di finanza, tutto questo era possibile per «l’ingiustificata inerzia» dell’amministratore e di altri dirigenti. La società non avrebbe colpevolmente predisposto una struttura organizzativa di contrasto, nessun impedimento al passaggio di denaro sporco. Norme dalle maglie troppo larghe, insomma. Ancora regolamenti a misura di illecito. Vale anche per il terzo caso, forse il più dirompente.
L’indagine sulla Cva
C’è un’indagine che coinvolge la Cva, la compagna valdostana delle acque, cioè la società che fornisce l’energia elettrica, partecipata al cento per cento proprio dalla Regione Valle d’Aosta. L’ex amministratore delegato Giuseppe Argirò e l’ex manager Marco Malacarne sono finiti al centro di un’inchiesta della procura di Palermo. Accusati di corruzione. Una tangente da 147 mila euro, pagata sotto forma di consulenza fittizia. Il tutto per ottenere terreni siciliani sui cui piazzare pannelli fotovoltaici per produrre altra energia. Detto che Argirò respinge ogni addebito: «L’accusa è veramente incredibile, mi trovo di fronte ad accuse di corruzione sulla base di una consulenza regolare che un’azienda come Cva ha dato a un avvocato che è anche professore universitario». La questione centrale è un’altra. Quell’inchiesta penale ha spinto la polizia giudiziaria fino alla sede della Cva di Chatillon, per aprire un’inchiesta amministrativa sui mancati controlli. Gli investigatori vogliono capire, cioè, se nei regolamenti della società dell’energia elettrica valdostana ci sono le regole necessarie e gli antidoti per contrastare possibili fenomeni di corruzione. È sempre la stessa faccenda.
GIUSTIZIA
“Testolin ineleggibile”, decade il presidente della Valle d’Aosta. Crisi politica in Regione

Corsi e ricorsi
«L’elemento che lega questi tre fatti è il modo di governare» dice Elio Riccarand, 78 anni, esperto di storia valdostana e politico di lungo corso. «È un modo superficiale e approssimativo. Con un rapporto dei principi della legalità molto lasco. È qualcosa che va avanti da tanto tempo. In Valle d’Aosta può succedere di tutto. La decadenza del presidente Testolin è emblematica della situazione generale. La concentrazione del potere e la sicurezza di riaverlo sempre, permette questo tipo di comportamenti».
L’ex presidente Testolin non vuole commentare. Il nuovo presidente Marguerrettaz riceve l’acclamazione per il nuovo incarico. A guardarlo così, lo strappo sembra ricomposto. Ma chi l’avrebbe mai detto: in Valle d’Aosta può succedere di tutto.
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