PESCARA. Due settimane di lacrime davanti alle telecamere delle tv e gli appelli disperati alle sue due bambine. Che dopo essere state rintracciate dai carabinieri hanno chiamato il papà per dire che stavano bene e che era tutto finito.
Stefano D. G. non ha retto all’emozione. Prima è stato colto da un leggero malore, dopo tante notti insonni a sperare nel miracolo. Poi lo sfogo affidato a un post sui social per condividere con tutti la sua felicità: «Alisya e Sarah sono sane e salve dopo due settimane terribili fatte di ansia e preoccupazione, ma mai ho pensato in negativo. Si inizia una nuova vita, si riparte da zero». E ancora: «Siete stati tantissimi a darmi la forza di andare avanti e di non mollare mai. Dieci anni di battaglie con lieto fine. Diamo tempo alle ragazzine di riprendersi gli anni che qualcuno ha negato loro. Papà c’è, vi amo».


Nei giorni scorsi l’uomo, nonostante l’angoscia dell’attesa e l’assenza di notizie dopo la sparizione delle figlie dalla casa famiglia di Civitella Alfedena, aveva più volte ripetuto:«Sento che sono vive», quasi a volere rassicurare sé stesso ripetendo la frase come un mantra. Di segno opposto le parole della madre, Valentina D’A., che solo poche ore prima il ritrovamento delle figlie, aveva invece affidato queste parole al suo legale: «Le mie figlie sono morte».
Parole che dopo l’arresto della donna per sequestro di persona, assieme al compagno Vincenzo Esposito e al padre, Marco D’Acunto, il nonno delle due sorelline, suonano come un possibile depistaggio per evitare che gli inquirenti risalissero alle responsabilità familiari nell’allontanamento di Sarah e Alisya dalla casa famiglia di Civitella Alfedena.
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SAVERIO OCCHIUTO

Il padre delle due ragazzine aveva preparato tutto per accogliere nella sua abitazione le figlie, una volta appreso dalla sentenza del Tribunale civile di Cassino, emessa il 28 maggio scorso, che alla ex moglie era stata revocata la potestà genitoriale per restituirla a lui, anche se per il servizio sociale del comune di Minturno le cose da chiarire erano ancora tante prima del passo decisivo del rientro a casa delle due sorelline, con l’affidamento al papà. Infatti, nella stessa ordinanza era stata decisa la permanenza di Sarah e Alesya nella struttura protetta dell’Aquilano per altri 24 mesi. La cameretta con i due lettini e i due grandi cuori, sui quali erano stati stampati i nomi delle due sorelline, i pupazzi di peluche, erano rimasti ad aspettare il loro arrivo, con la speranza che tutto potesse accadere da un momento all’altro.
Ma senza fare i conti con una madre per nulla rassegnata a perdere le proprie bambine, dopo gli scontri durissimi avuti in questi anni con l’ex marito.
Intanto dalla Garante regionale per l’infanzia e l’adolescenza, Alessandra De Febis, arrivano parole di soddisfazione per l’epilogo positivo di questa vicenda e di ringraziamento alle forze dell’ordine, accompagnate da un monito: «Ora si apre la fese più delicata: la presa in carico, l’ascolto e la protezione. Le bambine hanno diritto a non diventare oggetto esasperato della cronaca e a riprendere, con il sostegno adeguato, il loro percorso di crescita».
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