Per divincolarsi dai cattivi propositi sputati fuori nel concitato finale di Cagliari-Juventus, Spalletti dice che in ogni partita ci si gioca più del risultato. Juve-Lazio non fa eccezione perché sotto l’etichetta della sfida c’è un densissimo residuo azzurro.
il pre partita
Spalletti cita Califano e avverte la Juve: “Non smetto”. Poi svela il suo dilemma contro la Lazio
Il confronto tra Spalletti e Gattuso si piazza in un incrocio delicato del calcio nostrano. Con la sosta in cui abbiamo rivisto sprazzi di nazionale e ipotesi di futuro ancora negli occhi, a ridosso di confronti europei che hanno definito i limiti della serie A e nulla riguarda direttamente le squadre schierate oggi allo Stadium, ma tutto le tocca. Starebbe pure a loro tenere alto il livello, proprio con i due tecnici che hanno contribuito ad abbassarlo. Per tante ragioni e non con tutte le colpe. Entrambi hanno l’urgenza di allontanarsi da lì, di appiccicare altro accanto ai loro nomi. Per questo Spalletti si è innervosito a Cagliari «mi gioco il finir bene la carriera» (ed è la frase esatta). Per questo Gattuso ripete di continuo «mi sento un allenatore diverso dal giocatore che sono stato». Non inseguono la redenzione e stanno anche in posizioni assai differenti, eppure condividono il bisogno di non essere associati ai fallimenti azzurri. Così come il nostro calcio necessita di respirare aria nuova e loro vogliono farla girare. Spalletti ha una carriera a dimostrarne le capacità e anche a testimoniare le reazioni scomposte alle pressioni. Gattuso ha un passato fatto di rare soddisfazioni (in panchina) ed entrambi sono stanchi di fare i conti, però vogliono contare. Non è facile reggere il peso di una delusione popolare: quel che accade alla guida dell’Italia lascia tracce, lascia scorie, complessi, troppe notti insonni per essere smaltite con la firma di un altro contratto.
la vigilia
Europa League, Spalletti: “A Vigo voglio una Juve velenosa”. Poi si mette in “modalità battaglia”

Hanno lasciato ricordi pessimi con la nazionale e hanno l’opportunità di proporre altre intenzioni, idee di gioco, soluzioni e una interpretazione lontana da quella tristezza infinita, figlia di un sistema inceppato e di decisioni limitate. Una malinconia che ci è addosso. Non se ne è andata con la prima Italia di Mancini, nonostante le vibrazioni incoraggianti e non se ne andrà neppure dopo questa Juventus-Lazio, solo che l’incrocio disegna un’occasione. Proprio oggi, dopo che il Napoli di Allegri con la sconfitta a Venezia ha riacceso le critiche sulle proposte povere. Adesso, con la frizzante serie A di inizio stagione già davanti al rischio di esaurire la vena rivoluzionaria. Mentre tutte le ruggini lasciate dal Mondiale mancato, da un Europeo chiuso nell’imbarazzo galleggiano sul campo delle promesse. Lì si può raccontare altro o riaprire la voragine.
Disclaimer : This story is auto aggregated by a computer programme and has not been created or edited by DOWNTHENEWS. Publisher: lastampa.it








