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Spalletti si gioca tutto con il Napoli

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Vedi (il) Napoli e poi… Poi dipenderà dalla Juve e da Luciano Spalletti, chiamato a un’autentica impresa: riuscire a ridare un’anima ad una squadra che squadra non è più, unico modo per tenersela stretta almeno un altro po’. Il ritiro è l’ultima spallettata, una mossa che va in direzione ostinata e contraria alla storia dello stesso allenatore bianconero, principale sostenitore dell’allenamento invisibile nella sua versione juventina. Isolarsi da tutto comunque servirà, l’attacco frontale di Giovanni Carnevali alla squadra ha lasciato il segno, tutti quegli spifferi dallo spogliatoio e i lamenti degli scontenti anche di più, fondamentale il ruolo anche dei big infortunati coinvolti in ritiro per rimettere insieme tutti i pezzi. Pure i social network sono stati spenti, non solo quelli dei giocatori, anche i canali ufficiali del club si sono limitati alla sola promozione della partita di domani sera. Da cui dipenderanno presente e futuro di Spalletti, senza una svolta reale può cambiare tutto ancora una volta, al di là dell’intenzione di resistere alla tentazione di un nuovo allenatore già ribadita dalla dirigenza. Soprattutto ai giocatori.

Il Napoli nel destino. E il fantasma di Conte

Halloween in ritiro, sembra il titolo di un film. Ed è uno scherzetto del calendario mica da ridere quello che vedrà proprio il Napoli, il suo Napoli, a fare da arbitro del destino di Spalletti. Uno che lo scudetto vinto in azzurro se l’è tatuato sulla pelle, non l’hai mai mostrato da quando è sulla panchina bianconera pur senza rinnegarlo in alcun modo, come rivendicato proprio nel giorno della sua presentazione: «Dovevo fare le analisi e mi sono fatto tirare il sangue dall’altro braccio perché non volevo che fosse toccato niente», raccontava in quell’occasione. Un rapporto speciale con Napoli e il Napoli, tale da meritare un’incursione anche nel delicato post-Genoa: «Vivrò questa partita come sempre, con grande emozione e con grande senso di umanità. Devo tanto a Napoli come città e come gente. È impossibile non amare quell’ambiente quando lo si vive». Deve quindi fare i conti con il proprio passato Spalletti. Nell’incrocio con il suo nemico carissimo Max Allegri, a sua volta simbolo dello juventinismo più tenace anche da allenatore avversario.

Non c’è tempo e non c‘è spazio per i dolcetti, in questo Halloween oltre agli scherzi del destino ci sono poi tanti altri fantasmi del passato a mettere pressione su Spalletti e tutta la Juve. Quello con le sembianze di Antonio Conte sarà sempre e per sempre quello più ingombrante, perché così dice la sua storia e perché così impone la voglia di riscatto del popolo bianconero. Dall’esilio dorato volontario a Sharm-el-Sheikh vivrà questa partita da doppio ex molto interessato, in attesa di capire se alla fine John Elkann dovesse decidersi a chiamarlo per un’altra rivoluzione, Manchester United permettendo. Mentre la lista di candidati a un eventuale post-Spalletti resta lunga e autorevole (da Deschamps a Pioli, da Paulo Sousa a Sergio Conceiçao, almeno per l’immediato). Tutta roba da lasciare fuori dal J-Hotel, tutto rumore da trasformare in rabbia e orgoglio dentro al gelido ritiro bianconero. L’ultima mossa di Spalletti, che si gioca tutto facendo i conti con il passato. E col fantasma di Conte dal passato.

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