Stm delude il mercato: perché il titolo della “stella europea” dei semiconduttori crolla

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Brusco risveglio questa mattina per STMicroelectronics, il gruppo italo francese tra i big europei dei semiconduttori. Il titolo, molto seguito dagli investitori, ha perso oltre il 15% a Piazza Affari dopo la pubblicazione dei risultati trimestrali, bruciando miliardi di euro di capitalizzazione. A spaventare il mercato non sono stati tanto i conti del secondo trimestre, risultati sostanzialmente in linea con le attese, quanto le prospettive per i prossimi mesi, considerate troppo prudenti rispetto alle elevate aspettative costruite negli ultimi mesi. STMicro era diventata negli ultimi mesi una delle storie più apprezzate del settore europeo dei semiconduttori, considerata una delle poche aziende del continente in grado di competere con i grandi gruppi asiatici e americani. Proprio per questo il mercato chiedeva segnali inequivocabili di accelerazione della crescita. Così non è stato.

A incidere è anche l’IPhone. Gli investitori puntavano su STMicro come una delle principali beneficiarie della ripresa del settore dei semiconduttori. Dopo due anni difficili, caratterizzati dal rallentamento dell’automotive e dell’elettronica di consumo, molti analisti ritenevano che il gruppo fosse pronto ad avviare una nuova fase di crescita, sostenuta sia dalla diffusione dell’intelligenza artificiale sia dal miglioramento della domanda industriale.

Le aspettative erano state alimentate anche dalle indiscrezioni circolate nelle scorse settimane sul possibile ritorno di STMicro nella catena di fornitura di Apple. Secondo diverse fonti, l’azienda sarebbe destinata a produrre nuovi componenti per i futuri iPhone, una prospettiva che aveva contribuito a spingere il titolo ai massimi degli ultimi mesi. Un maggiore coinvolgimento nei dispositivi Apple avrebbe infatti garantito volumi elevati, maggiore visibilità sui ricavi e un importante riconoscimento tecnologico.

Per questo motivo il mercato si attendeva indicazioni molto positive già a partire dal terzo trimestre. Invece la società ha previsto ricavi di circa 3,7 miliardi di dollari, leggermente inferiori al consenso degli analisti. Lo scostamento è stato limitato in termini assoluti, ma sufficiente a raffreddare l’entusiasmo degli investitori, che speravano in una revisione al rialzo delle stime.

A pesare è stato anche il margine operativo, risultato inferiore alle aspettative per effetto di alcuni costi straordinari, tra cui oneri di ristrutturazione e spese legate ad acquisizioni. Il management ha spiegato che il recupero della domanda nei mercati tradizionali procede, ma con ritmi ancora graduali.

Il management continua comunque a guardare con fiducia al medio termine. La società prevede un deciso rafforzamento del business dei chip destinati ai data center per l’intelligenza artificiale, segmento che dovrebbe superare il miliardo di dollari di ricavi nel 2026 e continuare a crescere nel 2027. Tuttavia, per gli investitori il messaggio è stato chiaro: la ripresa arriverà, ma probabilmente con tempi più lunghi rispetto a quanto il mercato aveva già incorporato nelle quotazioni. Per questo motivo il titolo ha subito una delle peggiori sedute degli ultimi anni.

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