Strappo nel governo sui fondi Safe: Tajani: “Li useremo tutti”. Fa retromarcia dopo l’alt della Lega

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La Lega frena sui prestiti Safe e costringe il governo a correggere il tiro sull’utilizzo delle risorse per la difesa. Quello che nelle intenzioni del ministro degli Esteri Antonio Tajani doveva essere l’annuncio dell’adesione italiana al nuovo strumento Ue per finanziare la spesa militare si è trasformato in un caso politico.

Le polemiche sono nate da un fraintendimento delle dichiarazioni del leader di Forza Italia. Intervenendo ieri davanti alle commissioni Esteri e Difesa di Camera e Senato, Tajani ha affermato che l’Italia ha «deciso di utilizzare il Safe chiedendo un intervento di 14,9 miliardi», ovvero tutti i fondi che sono stati riservati al nostro Paese. Parole interpretate come la conferma di una scelta già compiuta dal governo. Mentre infuriava la polemica politica con la Lega che invocava la centralità del Parlamento sugli investimenti militari, è arrivata la correzione di rotta. Il titolare della Farnesina ha precisato che l’esecutivo ha semplicemente «prenotato» i 14,9 miliardi, vale a dire il plafond massimo potenzialmente disponibile. Tajani ha aggiunto che verrà utilizzata una quota sensibilmente inferiore delle risorse: «Ne useremo probabilmente di meno: tra i 6 e i 9 miliardi. È stata fatta una tempesta in un bicchier d’acqua».

Il chiarimento non è bastato a spegnere le tensioni. Anzi, ha offerto alla Lega l’occasione per marcare le distanze. Il senatore del Carroccio Claudio Borghi ha accolto «con piacere» la precisazione del vicepremier, sottolineando che «sarà il Parlamento a decidere». La «prenotazione», ha aggiunto, rappresenta soltanto «una manifestazione di interesse».

Dietro lo scontro politico c’è anche un equivoco di natura tecnica. Safe e l’incremento delle spese per la difesa sono infatti due partite distinte. Il nuovo programma europeo mette a disposizione prestiti agevolati per sostenere gli investimenti nel settore militare. Ma il ricorso a questi finanziamenti non coincide con la decisione di erogare più soldi per la sicurezza. A chiarire il punto è stato il ministro Guido Crosetto che ha ribadito la posizione più volte sostenuta da Giancarlo Giorgetti: «Il Safe è uno strumento di finanziamento della spesa militare, non aggiuntivo di quella prevista a bilancio, è un’alternativa ai Btp. La scelta su quanti dei 14,9 miliardi utilizzare verrà presa entro la fine dell’anno sulla base della convenienza finanziaria».

L’indirizzo politico arriverà invece la prossima settimana. Il governo si prepara a chiedere alle Camere una risoluzione per il via libera alla clausola di salvaguardia prevista dalle regole Ue, che consente di aumentare la dote per difesa ed energia al di fuori dei vincoli di bilancio. Poi la palla passerà a Bruxelles, chiamata a pronunciarsi sulla richiesta. Tra settembre e ottobre ci sarà un altro passaggio parlamentare con le cifre dello scostamento di bilancio. Sul tavolo ci sono importi rilevanti. Per l’energia si ragiona su circa 7 miliardi sia nel 2026 sia nel 2027. Sul fronte militare, Crosetto ha più volte indicato come obiettivo un incremento dello 0,35% del Pil nel 2027, pari a circa 8 miliardi, anche se ieri ha evocato una crescita cumulata dello 0,9% del Pil nel triennio.

Dall’Ue arriva un messaggio inequivocabile. La Commissione chiede al governo di chiarire rapidamente le proprie intenzioni. «Non c’è tempo da perdere», ha avvertito un portavoce, ricordando che eventuali risorse non richieste dovrebbero essere riassegnate ad altri Stati membri.

Le opposizioni hanno sfruttato la confusione emersa sul dossier per attaccare l’esecutivo. Matteo Renzi ha ironizzato sulla gaffe di Tajani: «È del mestiere?» . Il senatore dem Filippo Sensi ha parlato di «balletto indecoroso», mentre Benedetto Della Vedova ha chiesto al governo di venire in Aula. Il dossier Safe diventa terreno di competizione anche a destra. Roberto Vannacci, leader di Futuro nazionale, ha bocciato il ricorso ai fondi sostenendo che gli italiani hanno «ben altre priorità».

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