Che il romanzo vincitore dell’ottantesimo Premio Strega sarà con buona probabilità quello pronosticato con largo anticipo, I convitati di pietra di Michele Mari (Einaudi), non ha tolto alla gara suspence e mistero ma ne ha persino aggiunti. Nulla scatena le variabili come gli epiloghi certi e la letteratura non fa saltare il banco ma chi ci si accomoda intorno.
Da tempo la polveriera (così la sua fondatrice, Maria Bellonci, chiamava la competizione) non originava tante polemiche come questa edizione, che ha agitato la società letteraria italiana e pure quella intorno: ha agitato tutti. E questo conta assai meno di quanto ha agitato il mercato, poiché dalla dozzina alla sestina (così composta: Ciabatti, Mari, Nucci, Pierantozzi, Pitzorno, Rui), quindi da metà aprile ai primi di giugno, le vendite dei romanzi finalisti sono incrementate del 103 per cento. E dalla dozzina alla sestina, quindi da giugno a ora, l’incremento è andato, con risultati diversi per ciascun libro, dal 14 al 123 per cento, e dal 30 al 309 per cento nell’ultima settimana: «Da tempo ormai il premio giova alla circolazione di tutte le opere e non solo di quella vincitrice. Se questo dipenda dagli incontri degli autori in giro per l’Italia, è una domanda che lascio aperta per voi», ha detto ieri il direttore della Fondazione Bellonci, Petrocchi, durante la conferenza stampa di annuncio della serata finale, che si terrà questa sera a Roma, per la prima volta in Campidoglio ( niente Ninfeo di Villa Giulia, e pazienza per il suo popolo sorrentiniano, comunque già diradato da anagrafe e scomparsa del buffet).
Caso Mari-Murgia, lo Strega prova a chiudere la polemica: “Siamo tutti sullo stesso pulmino”
Edoardo Venditti
La cerimonia che incoronerà il vincitore si terrà nella piazza del Comune per suggellare il legame della città con il premio, e per festeggiare i suoi ottant’anni, gli stessi della Repubblica, perché lo Strega è nato insieme alla Costituzione, come gioco democratico tra scrittori e scrittrici che finalmente tornavano a potersi esprimere dopo guerra e fascismo. Casa Bellonci, dove tutto iniziò, era ed è a Roma, la società letteraria italiana risiedeva e risiede a Roma, e la Fondazione è a Roma che, da anni, lavora per far vivere il Premio tutto l’anno, per renderlo incontro di lettura e connessione di lettori. Nella Sala delle bandiere del Campidoglio, pertanto, ieri è stata firmata una convenzione che impegna Comune e Fondazione ad aumentare la collaborazione nelle biblioteche della città.

La cerimonia verrà seguita in tutta la città, come una finale dei Mondiali: l’amministrazione vuole caratterizzarsi come quella che ha messo in pratica una idea di lettura come esercizio di cittadinanza.
Quest’anno lo Strega Tour, al quale Petrocchi lascia intendere a ragione che si deve molto dell’incremento delle vendite dei libri, è arrivato a Città del Messico, ed è stato sul pulmino che portava i finalisti a una delle sue tappe che si è consumato il pasticciaccio che ha fatto parlare dello Strega anche dove mai se ne parla: l’alterco tra Mari e Ciabatti su Michela Murgia, definita da Mari una scrittrice incattivita dalla sua bruttezza, dichiarazioni che lo scrittore ha smentito e per le quali però si è scusato, fino a un ridimensionamento di Ciabatti, che ha parlato di confronto e non di litigio (chiaro che le resipiscenze dei litiganti sono state dettate dalle rispettive case editrici, Einaudi e Mondadori, quando il caso stava deflagrando dal farsesco al compromettente). La querelle ha mostrato l’impermeabilità dei lettori al dibattito, che significa non che non li interessasse, ma che non li ha distolti dai libri, infatti Mari non ha risentito di nessuna presunta dittatura del politicamente corretto. Nella settimana del pasticciaccio, Mari vendeva quanto vende nella media un finalista favorito, mentre nella settimana successiva, a vendere più di tutta la sestina per la prima volta non è stata Pitzorno, con La Sonnambula, bensì, anche se di pochissimo, Mari. Ecco i dati GFK dell’ultima settimana di giugno: Mari 2.976 copie (per un totale di 28.037); 2.900 Pitzorno (per un totale di 77.233); Pierantozzi 1.391 (per un totale di 31.716); Nucci 1.221 (per un totale di 29.799). Lo Strega non si assegna chi vende di più, naturalmente, ma è sempre interessante riportare le inevitabili e salutari differenze tra il gusto dei lettori per passione e quello dei lettori per professione, rintracciare l’autonomia degli uni dagli altri.
Ieri è stato per la prima volta assegnato il Premio Strega Deutchland: un gruppo di 70 docenti e studenti di 8 università, coordinato dal professor Henning Hufnagel, hanno assegnato la vittoria a Lo Sbilico di Pierantozzi (Einaudi). Il riconoscimento è stato ideato per via dell’interesse crescente per la letteratura italiana contemporanea in Germania. Ieri, però, Hufnagel ha detto che un corso di italianistica è stato appena soppresso, nonostante le proteste degli studenti, a Dusseldorf. Sono anche questi, forse, gli effetti delle sottoculture cavalcate da Afd, remigrazionisti e pseudo patrioti.
Venendo ai finalisti: sui social è caccia a una foto, almeno una, in cui Mari sorrida. Ieri, quando Melania Petriello, giornalista che moderava la conferenza, ha chiesto a tutti cosa, di questo Premio, resterà, Nucci, che se crediamo ai ribaltoni, potrebbe soffiare lo Strega a Mari, ha risposto: «Resterà una fatica disumana. E il fatto che ci siamo ascoltati e siamo diventati amici», generando diffusa ma dissimulata ilarità. Mari: «Abbiamo parlato così tanto dei romanzi di tutti, che ci siamo contaminati per poter scrivere un sovralibro che li metta tutti insieme». Per Ciabatti, «I libri producono altro racconto»: in linea con Mari, e più pace fatta di così.
Stasera, dalle 23, su Rai3, la cerimonia sarà trasmessa in diretta, condotta da Pino Strabioli e Gloria Campaner (per riavere Geppi Cucciari dobbiamo votare Campo Largo?).
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