Sull’Italia un’ondata di caldo tra le più intense di sempre, e siamo solo all’inizio

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Se già nei giorni scorsi il caldo ha dato di che soffrire con temperature massime tra 33 °C e 37 °C su gran parte delle pianure del Nord Italia, beh… quello era solo l’inizio. Il vasto anticiclone ricolmo di aria nord-africana che si è insediato questa settimana pare intenzionato a stazionare a lungo sull’Europa con una situazione di blocco atmosferico che potrebbe perdurare fino al termine del mese, quanto meno, delineando con tutta probabilità un’ondata di calore tra le più intense, estese e durature mai registrate nel continente, non solo in riferimento alla terza decade di giugno, ma a qualunque periodo dell’estate.

Ad arrostire saranno soprattutto vasti territori tra Spagna, Francia, Benelux, Svizzera e Germania, con temperature pomeridiane prossime o superiori a 40 °C per svariati giorni consecutivi (anche 15 °C e più sopra media) ed effetti severi sul benessere umano e animale, ecosistemi e agricoltura. Già ieri, giovedì 18 giugno, il termometro è salito a 40,2 °C a Montmorillon, non distante da Poitiers (Nuova Aquitania), ma secondo MétéoFrance – che per sabato ha messo in allerta canicola arancione 53 dipartimenti sui 96 che compongono l’«exagone» – la calura si intensificherà ulteriormente in seguito e lunedì 22 potrebbe divenire “la giornata più calda mai registrata” a scala nazionale, in qualunque mese dell’anno. L’Italia si troverà un po’ margine della calura più estrema, specialmente il Sud, ciononostante pure le nostre regioni settentrionali vivranno un evento canicolare straordinario, il secondo di quest’anno a neanche un mese da quello precoce di fine maggio. Il clou è atteso proprio da domenica 21 (Solstizio d’estate) in poi con temperature massime diffusamente tra 35 °C e 38 °C in Valpadana e intorno a 25 °C perfino a quote di 2000 metri, e nemmeno dopo il tramonto si potrà avere granché refrigerio, specie nelle zone urbane dove le temperature minime rimarranno ampiamente oltre i 20 °C (notti “tropicali”).

Il forte surriscaldamento del suolo favorirà l’innesco di temporali di calore tra pomeriggio e sera sulle Alpi, talora in sconfinamento qua e là sulle pianure specie dopo la metà della prossima settimana: fenomeni localmente violenti ma brevi e irregolari, che porteranno solo effimere rinfrescate sotto i rovesci, peraltro senza poter attenuare la carenza idrica che sta prendendo forma in queste settimane. La neve da fondere in alta montagna è pressoché finita con un mese d’anticipo, i livelli fluviali e di falda sono bassi dopo una primavera troppo calda e secca, la calura intensifica l’evapotraspirazione da suoli e piante accelerando la perdita della già poca acqua disponibile. E l’estate è soltanto ai suoi esordi. Eventi canicolari come questo sono di entità che era pressoché sconosciuta fino a un paio di decenni fa (niente a che vedere con l’abituale statistica delle ondate di caldo del clima europeo e mediterraneo), ma ora si presentano con crescente frequenza e intensità a delineare via via una nuova e inquietante “normalità climatica”, impossibile da spiegare senza prendere in considerazione il riscaldamento globale dovuto all’incremento antropico di concentrazione dei gas serra nell’aria.

La prossima settimana potremo cominciare a tracciare un primo bilancio di questo episodio, ma fin da ora – date le previsioni – è pressoché certo che questo mese si collocherà quanto meno nel gruppo dei cinque giugno più caldi in oltre due secoli nel Torinese, tutti concentrati dal 2002 in poi. Per qualcuno – forse allietato dall’aria condizionata e certo non appartenente alle categorie che in questi giorni soffrono l’inferno come operai outdoor, asfaltisti, braccianti e agricoltori – “è estate e deve fare caldo”… dimenticandosi di specificare “quanto” e “per quanto tempo”.

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