Suor Nathalie Becquart: “Più donne dentro la Chiesa, va cancellata un’epoca di abusi e violenze”

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Stop di Leone al gender gap nella Chiesa. «Una donna può esercitare una responsabilità con competenza, fede e libertà interiore», dice suor Nathalie Becquart, sottosegretaria del Sinodo dei Vescovi, prima donna nella storia con diritto di voto nell’assise episcopale, premiata ieri al Colosseo con il “Bellisario 2026 per la pace” come «donna che fa la differenza» e ricevuta al Quirinale da Sergio Mattarella. E aggiunge: «Dobbiamo trovare strade per affrontare e vivere l’alterità e la differenza tra uomini e donne in un altro modo che non quello patriarcale della dominazione maschile sul femminile. Come figli e figlie di Dio siamo uguali ma diversi. Lavorare insieme produce una governance migliore. Un cammino di conversione e riconciliazione tra uomini e donne nella Chiesa».

Leone prosegue la riforma di Francesco per una Curia sempre più femminile. Cosa comportain termini operativi?
«Ciò che vive la Chiesa ha una risonanza ben oltre le sue mura. La partecipazione delle donne ai processi decisionali è determinante per costruire una società più giusta e riconciliata. Molti studi mostrano che la chiave per una pace duratura è il coinvolgimento delle donne nei processi di costruzione della pace. Le donne non vogliano la guerra! Quando un’istituzione così antica e strutturata come la Chiesa avanza su questo cammino invia un segnale a tutta la società: gli ostacoli alla piena partecipazione delle donne non sono una fatalità ma barriere culturali che devono essere superate. È un messaggio di speranza per tutte le donne che nella Chiesa e nel mondo cercano ancora il loro giusto posto. E una buona notizia anche per gli uomini che non hanno nulla da perdere, anzi, collaborano con le donne al servizio della pace e del bene comune».

Oggi come si può fare davvero la differenza in Vaticano?
«Non significa imporre una visione femminile contro una maschile, ma spendere la mia voce, esperienza e carisma in una missione condivisa. La sfida nella Chiesa, come in tutte le istituzioni, è che camminiamo insieme, uomini e donne, nell’ascolto e nel rispetto reciproci. Dal Sinodo è uscito un appello urgente a coinvolgere maggiormente le donne nei processi decisionali e nelle responsabilità. Così da mettere in atto processi che permettono l’esercizio della corresponsabilità tra uomini e donne in un mondo complesso come il nostro. Incrociando sguardi diversi si analizzano meglio le situazioni. E così fronteggiamo bene le sfide comuni».

Che tipo di leader è Leone?

«Da lungo tempo ha l’abitudine di lavorare con le donne, in particolare nella sua diocesi di Chiclayo. Oggi si tratta di riconoscere che tutti i battezzati, uomini e donne, sono chiamati a contribuire insieme, nella reciprocità, alla vita e alla missione della Chiesa. Ciò implica una più ampia partecipazione delle donne ai processi di discernimento ecclesiale e in ogni fase dei processi decisionali. Con un più ampio accesso a posizioni di responsabilità anche nelle diocesi e nelle istituzioni ecclesiastiche, compresi seminari, istituti, facoltà teologiche. E altrove».

Segno del metodo Prevost del coinvolgimento?
«È la via indicata nell’enciclica Magnifica Humanitas. Siamo corresponsabili dei cammini da tracciare per preservare questa magnifica umanità. Di fronte alle immense questioni e ai rischi posti dall’Ai e dal cambiamento climatico la risposta è il discernimento comunitario che deve coinvolgere le donne come gli uomini. Fare la differenza significa lavorare a questa attuazione che è al servizio del dialogo e della pace. È contribuire a una Chiesa che impara a camminare utilizzando tutti i doni distribuiti in ogni persona, senza distinzione di sesso. Significa incoraggiare altre donne, specie le più giovani, con uno stile collaborativo che passa attraverso l’ascolto e il dialogo. Stile-cooperazione».

Sempre più donne in ruoli chiave in Vaticano.
«È un segnale forte. Mostra che la Chiesa, sotto l’impulso degli ultimi due papi, riconosce la dignità battesimale di tutte le donne e la loro reale capacità di esercitare responsabilità di governo. La nomina della nuova prefetta per la Comunicazione si unisce a quella di altre donne già in posizioni di responsabilità in Vaticano, ne è un segno forte. Fiducia autentica nelle competenze e nei carismi delle donne e frutto anche di un cammino sinodale che ha riconosciuto l’esperienza delle donne nella Chiesa e gli ostacoli culturali che ancora frenavano la loro piena partecipazione. Un passo verso una Chiesa più fedele alla sua vocazione di amare e servire chiunque».

Si va verso una donna su tre in Curia. Cosa cambia?
«È un progressione incoraggiante, ma il cammino continua. La sfida non è principalmente canonica ma culturale: trasformare le mentalità a tutti i livelli della Chiesa, non solo in Vaticano ma in ogni diocesi. Già è emersa la questione del posto delle donne nella Chiesa e nella società: una Chiesa viva può reagire prestando attenzione alle legittime rivendicazioni delle donne che chiedono maggiore giustizia e uguaglianza. La storia mostra una lunga trama di autoritarismo da parte degli uomini, di sottomissione, di varie forme di schiavitù, di abusi e di violenza maschilista. Da qui originano le rivendicazioni di diritti e di maggiore reciprocità tra uomini e donne».

Quali sono ancora gli ostacoli verso una piena parità?
«Continua l’impegno contro ogni discriminazione e violenza su base sessuale, come chiesto dal Sinodo. Così da rafforzare la partecipazione delle donne alla leadership nella Chiesa dando attuazione alle opportunità già previste dal diritto sul ruolo delle donne, in particolare laddove restano inattuate. Non ci sono ragioni che impediscano alle donne di assumere ruoli di guida nella Chiesa. E non si potrà fermare quello che viene dallo Spirito Santo. La sfida è che questa dinamica continui ad estendersi alle Chiese locali, in particolare nei Paesi e società ancora molto dominati da una cultura patriarcale dove il cammino resta più lungo. Cambiare la cultura è la sfida, a partire dall’educazione. Ma vediamo cambiamenti ovunque, con sempre più donne nei consigli e nei luoghi di responsabilità ecclesiali, e molte “prime donne” in missioni finora occupate da sacerdoti, come presidente di università cattolica, di Caritas diocesane e nazionali, cancelliere, segretaria generale di una conferenza episcopale, presidente di una facoltà di teologia».

Qual è il “genio femminile”?
«È la ricchezza propria che la Chiesa deve accogliere senza clericalizzare le donne o farle entrare in schemi pensati solo per gli uomini. La Chiesa è chiamata a diventare effettivamente “più donna”, accogliendo la sfida di ascoltare e integrare voci e doni delle donne. Sia Francesco sia Leone hanno sperimentato quanto abbiano da offrire».

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