«Abbiamo deciso di utilizzare lo strumento Safe, sigla di Security Action for Europe, lo strumento finanziario europeo per stimolare gli investimenti nel settore della difesa, chiedendo un intervento di 14,9 miliardi entro fine anno. Formuleremo la nostra proposta e Crosetto spiegherà come investirli» ha detto il vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani in audizione sugli esiti del vertice Nato svolto ad Ankara dal 7 all’8 luglio davanti alle Commissioni riunite Esteri e Difesa della Camera e la Commissione Esteri e Difesa del Senato. Con questa nuova linea di credito, l’Europa mette a disposizione 150 miliardi per finanziare la difesa.
«Il programma Safe per come è stato impostato è uno strumento di finanziamento della spesa militare, non aggiuntivo di quella prevista a bilancio. Per cui in Italia il Safe è un’alternativa al Bot. È una scelta totalmente tecnica che il ministro farà entro la fine dell’anno: sui 14,9 miliardi di cui parlava prima il ministro Tajani, valuteremo quanto utilizzarne in modo tecnico in alternativa ai BoT e ai CcT, dal punto di vista della convenienza finanziaria» ha detto il ministro della Difesa, Guido Crosetto, nel seguito dell’audizione davanti alle commissioni riunite Esteri e Difesa di Camera e Senato. «La scelta politica sarà lo scostamento di bilancio» ha aggiunto.
«Io sei mesi fa ho scritto a tutti i miei colleghi dell’Europa continentale, non dei 27, dicendo che abbiamo necessità di pensare a una difesa continentale europea da integrare nella Nato. Continentale intendo compresa la Svizzera, i Balcani, il Regno Unito, la Norvegia, perché più grande è la massa e maggiore è la capacità di difesa. Questo scavalcherebbe tutti i veti che ci sarebbero nell’Europa a 27 e sarebbe una maggiore deterrenza. È un’iniziativa italiana, l’Italia si muove e semmai sono gli altri che non rispondono – ha detto il ministro della Difesa Guido Crosetto -. Anche sulla parte industriale siamo stati i primi a chiedere maggiore integrazione, per dare l’esempio che in Europa andavano abbattute le barriere anche tecnologiche. Su questo aspetto c’è una chiusura nazionalistica ma non da parte dell’Italia, non fatemi dire da parte di quali Paesi. Ma l’Italia da questo punto di vista è molto più avanti degli altri nella volontà di integrare anche il comparto industriale».
Il ministro degli Esteri: “Senza cessate fuoco non potremo partecipare a nessuna missione a Hormuz”
«Finché non ci sarà un cessate il fuoco duraturo noi non potremo partecipare ad alcuna missione internazionale – ha poi detto Tajani parlando della missione nello Stretto di Hormuz -. Le missioni a cui abbiamo dato disponibilità a partecipare sono sempre missioni collegate a decisioni internazionali, non andremo mai da soli a partecipare ad iniziative di tipo militare. Riguardo allo Stretto di Hormuz intendiamo andare avanti in tutte le azioni a sostegno di un accordo negoziale, oggi dovrebbe esserci una riunione dei Paesi del Golfo per vedere come trovare una posizione comune e rafforzare il dialogo tra Usa e Iran».
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