Terremoto in Indonesia, 500 italiani bloccati nella zona: “La terra continua a tremare, non ci sono voli”

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Un potente terremoto di magnitudo 7,7 ha colpito nelle prime ore di sabato il largo delle coste dell’Indonesia, facendo crollare edifici e abitazioni, causando almeno 47 morti e scatenando il panico.

Il ministro degli esteri Antonio Tajani su X esprime a nome del governo italiano «profonda solidarietà» per il popolo indonesiano, precisando che «al momento non si registrano vittime tra i connazionali. L’ambasciata di Giacarta è al lavoro per assistere gli italiani che desiderano lasciare l’area».In caso di necessità è possibile contattare l’ambasciata (+62 8151811344) e l’unità di crisi della Farnesina (+39 06 36225).

La Farnesina ha reso noto che «attraverso l’Unità di Crisi e in stretto raccordo con l’ambasciata d’Italia a Giacarta segue costantemente l’evoluzione della situazione: «I cittadini italiani presenti in Indonesia – si spiega – sono circa 5.000. Tra questi circa 500 si trovano nell’isola di Flores, l’area maggiormente colpita dal sisma. L’ambasciata e l’Unità di Crisi sono impegnate nelle verifiche sulla situazione dei connazionali presenti nell’area. Al momento, non risultano cittadini italiani tra le vittime». «L’Unità di Crisi della Farnesina – conclude la nota – ha rafforzato la propria operatività per assicurare assistenza ai connazionali e intervenire tempestivamente in eventuali situazioni di criticità, mantenendo un costante raccordo con l’ambasciata d’Italia a Giacarta e con le autorità locali».

Le autorità hanno emesso un’allerta tsunami e invitato gli abitanti delle zone costiere a spostarsi verso aree più elevate. L’allerta è stata poi revocata quando l’Agenzia indonesiana di meteorologia, climatologia e geofisica ha comunicato che il monitoraggio non aveva evidenziato variazioni significative del livello del mare tali da rappresentare una minaccia per le comunità costiere.

Terremoto in Indonesia, il palazzo crolla davanti al porto: la fuga tra urla e macerie

Secondo l’US Geological Survey, il terremoto ha colpito la regione indonesiana di Flores alle 5:58 del mattino, ora locale (le 23:58 italiane di ieri), a una profondità di 10 chilometri. L’epicentro è stato localizzato a 68 chilometri a nord-nord-ovest della città di Ende, nella provincia di Nusa Tenggara Orientale.

Alla scossa principale hanno fatto seguito diverse repliche. Qualche ora dopo una nuova scossa (magnitudo 6.9) ha interessato l’isola di Sumatra. L’epicentro è stato localizzato a 126 chilometri a sudest di Medan, il capoluogo dell’isola.

Il Capo dell’Agenzia Nazionale per la Gestione dei Disastri (BNPB) dell’Indonesia Suharyanto ha confermato al momento 38 vittime, due persone sono rimaste gravemente ferite, 11 hanno riportato ferite lievi e 2000 sono state evacuate.

«Secondo le informazioni in nostro possesso, 20 persone sono morte, sei sono rimaste ferite e due sono ancora sepolte», ha sottolineato Rahman.


Nella mappa l’epicentro del terremoto in Indonesia

 

Le televisioni locali hanno mostrato immagini di pazienti evacuati da diversi ospedali a scopo precauzionale. Il personale sanitario ha portato all’esterno attrezzature come letti, aste per flebo e bombole di ossigeno, allestendo aree temporanee per le cure e adattandosi alle condizioni di emergenza.

Il terremoto è stato avvertito in gran parte dell’isola di Flores, con le prime segnalazioni che indicano danni ingenti.

Yohanna Embu, residente nella reggenza di Sikka, ha raccontato che numerosi edifici sono stati danneggiati dalle forti scosse e che, in preda al panico, molte persone sono fuggite verso zone più elevate.

«Molti edifici qui sono stati danneggiati… Ho visto che la sala d’attesa del terminal portuale di Maumere era crollata», ha raccontato.

Gli studenti del St. Peter Major Seminary di Sikka, che stavano partecipando alla messa mattutina, sono fuggiti in preda al panico quando è crollato il tetto di una sala riunioni. Lo ha riferito padre Guidelbertus Tanga, rettore del seminario, conosciuto localmente come Ritapiret Seminary, sull’isola di Flores, a maggioranza cattolica.

«I nostri studenti e le suore sono usciti correndo, in preda al panico, mentre il tetto stava crollando», ha raccontato Tanga. «Almeno un sacerdote si è fratturato una gamba dopo essersi lanciato dal secondo piano di un edificio durante il terremoto».

Il terremoto avrebbe inoltre provocato il panico a Bima, una città nella vicina provincia di Nusa Tenggara Occidentale. Sono stati segnalati danni anche in alcune zone dell’isola di Sulawesi meridionale.

In un primo momento, le autorità indonesiane avevano emesso un’allerta tsunami per alcune aree delle province di Nusa Tenggara Orientale, Nusa Tenggara Occidentale, Sulawesi Meridionale e Sulawesi Sudorientale, invitando la popolazione a tenersi lontana dalle spiagge e dalle rive dei fiumi.

L’agenzia ha localizzato il terremoto, verificatosi in mare e a bassa profondità, nei pressi dell’isola di Flores.

L’Indonesia, un vasto arcipelago formato da oltre 17.000 isole, è particolarmente esposta a terremoti e attività vulcanica a causa della sua posizione lungo la “Cintura di Fuoco” del Pacifico, un arco caratterizzato da vulcani e faglie tettoniche che circonda il bacino dell’Oceano Pacifico.

Nel 1992, un potente terremoto provocò uno tsunami che uccise circa 2.500 persone a Flores, una delle isole della parte orientale dell’Indonesia.

Nel 2018, un terremoto di magnitudo 7,5 generò un grande tsunami locale che devastò le aree costiere. Le forti scosse provocarono inoltre la liquefazione del terreno, trasformando interi quartieri della città di Palu, nell’Indonesia orientale, in distese di fango lungo la faglia di Palu-Koro. Il disastro causò oltre 4.400 vittime.

Nel 2010, un’onda alta circa tre metri colpì le isole Mentawai, al largo della costa occidentale di Sumatra, pochi minuti dopo un violento terremoto sottomarino. Più di 400 persone morirono e centinaia di abitazioni furono distrutte.

Nel dicembre 2004, un devastante terremoto di magnitudo 9,1 al largo di Sumatra, nell’Indonesia occidentale, provocò uno tsunami che uccise circa 230.000 persone in una dozzina di Paesi.

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