Nulla ha fermato Giorgia Meloni. Domenica ha deciso di impadronirsi delle misure destinate a intervenire sugli studenti e le studentesse con origini migratorie su cui da mesi il ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara stava lavorando, e da allora né le parole del presidente della Repubblica Sergio Mattarella né le difficoltà logistiche del ministro che questa settimana era impegnato a New York l’hanno fatta rallentare. Il provvedimento sarà oggi sul tavolo del Consiglio dei ministri, una decisione su cui nessuno avrebbe scommesso quattro giorni fa nemmeno ai piani alti del ministero dell’Istruzione.
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Il provvedimento
«Sarà un decreto legge, perché urge intervenire da quest’anno, quindi entrerà direttamente in vigore», ha annunciato Valditara, durante una conferenza stampa organizzata in fretta e furia dalla Lega mentre il ministro era ancora negli Stati Uniti. «Riguarderà da quest’anno i nuovi arrivi, ma sia chiaro, non disarticoliamo le classi» ha spiegato il ministro, svelando poi alcuni dettagli del provvedimento in arrivo. In Italia le classi con oltre il 30% di studenti stranieri sono circa 34 mila, ma il provvedimento non le coinvolgerà tutte. La norma – ha precisato il ministro, segue «un criterio puramente linguistico». I criteri di esclusione comprendono: l’aver frequentato due anni di scuola dell’infanzia; l’aver completato con successo un triennio di scuola elementare, media o superiore; l’essere nati in Italia e avervi risieduto fino all’inizio del percorso scolastico.
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Valditara: “Non è una norma contro qualcuno”
«Sono criteri sostanzialmente automatici per rendere la norma facilmente applicabile. Questa norma, dunque, non è contro qualcuno ma è per qualcuno, per questi ragazzi stranieri e per i ragazzi italiani che si trovano in quel contesto», ha sottolineato Valditara. Saranno gli uffici scolastici provinciali a occuparsi della distribuzione nelle scuole di vicinato «e diamo anche la possibilità con un finanziamento di oltre 14 milioni, laddove non sia possibile distribuire questi ragazzi, di un potenziamento personalizzato della lingua italiana», ha aggiunto. Anche il ministro, insomma, si rende conto che non sempre sarà possibile rispettare il tetto del 30% come da giorni stanno ripetendo coloro che nelle scuole vivono tutti i giorni, a partire dai dirigenti scolastici dell’Associazione nazionale presidi, e quindi ha previsto anche l’eventualità di eccezioni alle regole. Un’eventualità che viene bocciata proprio dalla destra. «Fa piacere che il governo si sia svegliato a fine legislatura, però tecnicamente abbiamo dei dubbi e ci riserviamo di votare questo decreto visto che il ministro Valditara ha già parlato di deroghe, ammettendo che in alcune scuole lascerà esattamente le cose come stanno» è il commento di Rossano Sasso deputato vannacciano di Futuro Nazionale.

Il braccio di ferro con il Colle
L’attesa per oggi pomeriggio, insomma, è alta. Anche perché – al di là delle rassicurazioni offerte ieri da Valditara – dopo il “frontale” che Meloni sembra aver cercato con il Colle attraverso il suo intervento a Porta a Porta sulle circolari dell’allora ministro dell’Istruzione Sergio Mattarella, anche ai vertici dell’esecutivo c’è chi non esclude che il braccio di ferro comunicativo sia destinato a trasferirsi subito sul provvedimento. Il Colle, ovviamente, non è intenzionato ad assumere posture polemiche o ideologiche ma, secondo diversi esponenti della maggioranza, «sotto la cenere» starebbe «covando» un braccio di ferro in punta di diritto paragonabile a quelli già visti in passato, ad esempio sui decreti Sicurezza. Anche perché – è la seconda parte del ragionamento – «a noi può fare comodo per arginare Vannacci». Per ora la tensione resta sommersa. D’altro canto, se è vero che per cortesia istituzionale alcune bozze sarebbero già approdate al Quirinale da alcuni giorni, lo è pure che il testo è ancora in corso di limatura. Ieri – anche per tutelare la riservatezza imposta dalla premier sulle sue ultime mosse elettorali – l’abituale pre-Cdm è stato soppiantato da una riunione dei tecnici del ministero con quelli del Dipartimento per gli affari giuridici e legislativi di Palazzo Chigi.
I nodi tecnici
Da fugare ci sono gli ultimi dubbi: sulla legittimità del ricorso alla decretazione d’urgenza per un testo che entrerebbe a tutti gli effetti in vigore dal prossimo anno scolastico (o che almeno sarebbe potuto essere varato prima dell’inizio dell’attuale) e sulla quantità di deroghe che esso conterrà. Un tema, quest’ultimo, che è considerato la chiave di volta del provvedimento perché, se da un lato è in grado di “svuotare” da eventuali polemiche giuridiche, logistiche e tecniche il decreto, dall’altro può consentire a Meloni di cavalcarlo per tutto l’anno elettorale. Colle permettendo.
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