In costume da nobili e con il volto dipinto di rosso, una coppia di ventenni sventola sorridendo davanti ai Reparti Mobili della polizia due fantocci di cartone che raffigurano la testa mozzata della premier Giorgia Meloni. «Giorgina, ti veniamo a prendere. E non è una metafora».
In piazza Castello, cuore del centro storico di Torino, la protesta degli studenti e dei militanti dei centri sociali finisce con gli idranti e una carica di alleggerimento. Intanto, nella zona nord della città, migliaia di manifestanti raggiungono l’ingresso dell’autostrada per Milano con l’obiettivo di entrarci, ma trovano un cordone della Guardia di Finanza a bloccarli.
Torino, dipinta di rosso e con la testa di Meloni: “Verremo a prenderti, Giorgia”
In tutto in piazza scendono in cinquantamila, e il corteo per lo sciopero generale si trasforma in una marea umana che attraversa la città. E che però si divide in due.
Da una parte i sindacati Usb, Cub, Cobas, che hanno portato in piazza infermieri, lavoratori delle cooperative e della logistica, qualche bidello. Sono quelli che decidono di seguire il percorso concordato con la questura. Davanti al Municipio di Torino sversano del letame: «È la metafora della vita che ci fa fare il governo». E dopo quattro ore passate ad attraversare la periferia nord di Torino si fermano all’imbocco con la A4 e lo bloccano per un’ora. Qualcuno inizia anche a dialogare con la Guardia di Fianza: «Non siamo violenti, mettete giù gli scudi». E i militari si tolgono i caschi.

L’altra parte del corteo è animata da antagonisti e collettivi studenteschi. Alla partenza da Palazzo Nuovo sono già un migliaio. Alle dieci arriva anche lo spezzone guidato da Askatasuna, che entra su via Po respingendo il piccolo cordone di poliziotti che aveva tentato di impedire l’ingresso degli antagonisti. Sono loro che decidono di staccarsi dal grosso dei manifestanti e di non seguire il percorso concordato con la questura. «Non facciamoci confinare in periferia» hanno gridato i militanti al microfono. Poi, invece di raggiungere i sindacati che si erano radunati davanti al Municipio di Torino con l’obiettivo di proseguire verso Barriera di Milano, tirano dritto verso la stazione di Porta Susa. Percorrono le vie del centro per quattro ore finché, a corteo quasi terminato, la prima fila di manifestanti sceglie di avvicinarsi a pochi centimetri dal cordone che le forze dell’ordine hanno posto a difesa della Prefettura. «Fateci passare» urlano. Parte una carica a cui il corteo risponde con lanci di bottiglie e uova. Un parapiglia in cui rimangono feriti due manifestanti, mentre due vengono fermati.
A unire le due anime della protesta – durata circa quattro ore – sono le rivendicazioni: «Siamo contro il carovita, per ridurre i tempi di attesa nella sanità, per disinvestire in armi» dicono gli speaker che si alternano al microfono.
E si infiamma anche il dibattito politico. Il presidente dei senatori di Fratelli d’Italia, Lucio Malan, attacca il deputato torinese di Alleanza Verdi e Sinistra Marco Grimaldi, presente in piazza, un attacco a cui risponde direttamente Avs, con una nota diramata in serata dall’ufficio stampa: «Il nostro parlamentare si è adoperato con la sua iniziativa di dialogo per evitare conseguenze ben più negative e gravi». In piazza ci sono anche i 5Stelle. L’ex sindaca di Torino Chiara Appendino, oggi deputata del Movimento, critica la premier: «Il governo addita i giovani in piazza come se fossero dei criminali».
Il secondo appuntamento della giornata è lanciato dalla galassia pro-Pal, che alle 18 si è ritrovata di nuovo in piazza Castello. I manifestanti sono partiti in corteo dopo aver raggiunto i Giardini Reali sventolando le bandiere della Palestina. Quando il corteo ha raggiunto via Roma, però, alcuni manifestanti hanno lanciato delle bottiglie di vetro contro il cordone delle forze dell’ordine che hanno risposto con una carica di alleggerimento e con l’impiego di alcuni lacrimogeni.
Il prossimo appuntamento il 7 novembre quando scenderanno in piazza sindacati e militanti dell’ex centro sociale Askatasuna sgomberato lo scorso dicembre.
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