Torino, la Sovrintendente: “Mai gli alberi in via Roma, la strada è un monumento”

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«Via Roma deve restare fedele alla sua storia. La Soprintendenza non è contro le piante, ma segue un principio filologico: elementi alti due metri lungo la via snaturerebbero il suo disegno architettonico». Lisa Accurti è la soprintendente di Torino dal 9 luglio. Sul progetto di restyling di via Roma non è intervenuta direttamente, ma difende l’operato dell’organo del Ministero della Cultura che tutela architettura e paesaggio: gli alberi in via Roma non possono essere previsti. Con buona pace di chi chiede più verde. Al questionario online sul sito de La Stampa sono 1.079 (su 1.221 partecipanti) quelli che preferiscono la versione creata con l’intelligenza artificiale con alberi e fioriere in vaso: «Ma lì sarebbero elementi estranei».

Tra crisi climatica e città in continua trasformazione, ha senso non prevedere piante per conservare un disegno urbano degli Anni Trenta?
«Via Roma è anche un monumento storico. Il secondo tratto fu ridisegnato dall’architetto Marcello Piacentini, uno dei più importanti urbanisti del suo tempo. Il valore culturale e architettonico della via prevede il cannocchiale prospettico (la visuale della strada, ndr) e le quinte urbane (la fila di facciate, ndr) così come sono oggi. Senza interferenze. Elementi alti in mezzo alla via ne snaturerebbero il gusto razionalista».

Comune e Soprintendenza non potevano fare scelte diverse?
«Il ruolo della Soprintendenza è quello di salvaguardare l’architettura quando ha un valore storico. Governiamo le trasformazioni, non le impediamo: noi non siamo contro il verde o i cambiamenti, ma devono essere coerenti con i valori culturali presenti in un luogo, edificio o ambiente».

Lei avrebbe fatto le stesse scelte, quindi?
«Non sono intervenuta personalmente nel progetto, ma probabilmente avrei avuto una posizione coerente con quanto deciso: per la presenza di piante non è il contesto urbano idoneo. Non solo perché c’è un parcheggio interrato che ne impedisce la piantumazione. Ma anche alberi in vaso sarebbero estranei al contesto. Ci sono altri angoli della città dove prevedere più verde, lì non avrebbe aggiunto valore e tutto sommato non sarebbe stato così utile».

L’ombra per chi deve sedersi sulle panchine sotto il sole non sarebbe stata utile?
«Per questo ci sono i portici».

Ma le panchine sono fuori.
«Su questo si può essere d’accordo e valutare, se progettato, di prevedere sedute e punti di riposo sotto i portici».

E mettere più fioriere al posto delle panchine attuali?
«C’è sempre un limite di altezza per gli arredi urbani in via Roma. Magari si poteva prevedere una maggiore presenza verde, ma sobria. Come le fioriere. Ci si può ragionare per il futuro. Tenendo però anche conto, e lo dico premettendo che non sono un’agronoma, che piante con poca terra esposte al sole non hanno vita lunga. Di certo in via Roma una forte presenza di verde non è mai stata concepita. Sarebbe come mettere gli alberi in piazza San Marco a Venezia».

O in piazza Castello. Sempre impossibile?
«I vincoli ci sono anche lì. In piazza Castello stiamo lavorando col Comune per nuovi arredi urbani, panchine e fioriere, al posto dei blocchi di cemento per l’antiterrorismo».

Col Comune è già al lavoro anche sulle pensiline che proteggano gli accessi delle stazioni della metropolitana?
«Qui c’è un’esigenza funzionale, visti i disagi che si creano non proteggendo le scale dalle intemperie. Ci sono stazioni dove prevedere le coperture crea disturbo alla visione di alcune facciate, ma troveremo una soluzione».

Il cambiamento climatico in via Roma non è un’esigenza funzionale?
«Dobbiamo adeguarci alla contemporaneità, ma il valore architettonico va salvaguardato. Le isole di verde vanno potenziate in tutte le città e anche a Torino, magari lavorando sul concetto di bosco urbano: altri Comuni piemontesi ci hanno investito molto negli ultimi anni».

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