La storia si ripete: oggi come nel 1988 i lefebvriani sono a un passo dalla scomunica. «Nessun cedimento del Papa ad una aperta violazione della comunione», dicono in Curia dove si continua a cercare una soluzione alla crisi. L’appello papale per un ripensamento è affidato a una lettera al superiore generale della Fraternità Sacerdotale San Pio X, don Davide Pagliarani.
«Se non desistono dal creare quattro vescovi senza il consenso di Roma sono loro a porsi tecnicamente al di fuori dalla Chiesa», evidenzia il vescovo Domenico Mogavero. Fino all’ultimo Robert Francis Prevost applica ad una questione interna la stessa «geopolitica della misericordia» utilizzata per negoziare tregue e riconciliazioni nei conflitti internazionali: «Non è mai troppo tardi». La risposta suona irricevibile e stonata rispetto alla drammaticità del momento: «Prenda tempo per riflettere e ci benedica, noi vogliamo ricucire la tunica lacerata di Cristo». La cerimonia (con diretta web in sei lingue e varie delegazioni anche dall’Italia) è in programma stamattina a Ecône, in Svizzera. «Vi prego e vi chiedo con tutto il cuore tornate sui vostri passi!», invoca Leone XIV esortando a «considerare attentamente il bene spirituale dei fedeli, perché l’atto scismatico che compireste li priverebbe della ricezione lecita dei Sacramenti che amano e cercano per la santificazione». Della grave questione è stato interessato anche l’ultimo Concistoro.
L’INTERVISTA
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«Si replica il paradosso che è all’origine del percorso di Marcel Lefebvre: da missionario non dissentiva dalla dottrina e accettava quella libertà religiosa che oggi i suoi seguaci frappongono alla fedeltà a Roma – spiega don Filippo Di Giacomo, canonista e analista di questioni ecclesiastiche -. Tornato in Francia l’arcivescovo ritrovò quella borghesia che scambiava la nostalgia del passato per vera tradizione cattolica. In Africa era stato progressista e negli istituti aveva formato clero ed episcopato di qualità, rientrato in patria divenne ostaggio di un cattolicesimo minoritario e revanscista. La stessa situazione si ripresenta ora».
A ciò «si aggiunge la fallimentare gestione del cammino di riconciliazione con Roma tra fughe in avanti di presuli vaticani intenzionati ad intitolarsi la ricomposizione della frattura e la boria dei vertici lefebvriani che vogliono insegnare ai Papi come essere buoni cattolici». Prosegue Di Giacomo: «Leone offre il dialogo per azzerare errori e incomprensioni ripartendo da dove si può ancora ricucire». Il Pontefice assicura «un’intesa che lo Spirito Santo rende possibile e feconda». Ma i lefebvriani vanno dritti per la loro strada confermando le ordinazioni episcopali. Dice l’abate Denis Puga: «Si tratta di un evento di grande importanza per quella che monsignor Lefebvre definiva operazione di sopravvivenza della tradizione. Così saremo chiamati scismatici, eretici, forse saremo anche scomunicati ma rimarremo in pace».
Poi la scomunica, sostiene, «non allontana dalla Chiesa, è una punizione. Giovanna d’Arco fu giudicata dalla Chiesa, fu bruciata sul rogo e oggi la Chiesa la venera come santa e patrona di Francia. Manterremo salda la fede». Il tempo appare in realtà già scaduto per scongiurare un atto irreparabile. Sarebbe di nuovo scisma per la Fraternità San Pio X che conferma la posizione in una lunga professione di fede in cui rivendica l’appartenenza alla Chiesa cattolica.
«Fedele alla Roma eterna che custodisce il deposito trasmesso dagli Apostoli, intenzionata a conservare integralmente questa eredità senza diminuzioni, senza alterazioni, e senza timore, non come un’opinione particolare nella Chiesa di oggi, ma come la fede ricevuta dalla Chiesa una, santa, cattolica, apostolica e romana». No quindi ai passi indietro: «Non possiamo che sperare e supplicare che questa tradizione e la purezza della fede siano nuovamente poste a fondamento della vita della Chiesa», avvertono dalla Fraternità.
A essere ordinati vescovi oggi dovrebbero essere lo svizzero don Pascal Schreiber, lo statunitense don Michael Goldade e i francesi don Michel Poinsinet de Sivry e don Marc Hanappier. L’intento della San Pio X è preservare la liturgia tradizionale secondo il Messale del 1962 e la formazione sacerdotale precedente al Concilio Vaticano II. Il rischio è un nuovo strappo come quello che si è consumò 38 anni fa quando l’arcivescovo Lefebvre decise di consacrare quattro nuovi vescovi. Una decisione a cui Giovanni Paolo II rispose con la scomunica.
Scrive in extremis Leone XIV: «Prego per voi perché lacerare la tunica di Cristo è un peccato di estrema gravità. Il Signore illumini le vostre coscienze e risvegli i vostri cuori. Per l’autorità ricevuta da Cristo, con animo addolorato, ma ancora pieno di speranza, sento il dovere di chiedervi di desistere dal vostro intento»
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