Tregua appesa a un filo, ma per Trump i raid iraniani su Hormuz sono “solo scaramucce”

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Dallo Studio Ovale al Pentagono la domanda che tutti hanno rivolto a Donald Trump e ai suoi più alti funzionari è: la tregua con l’Iran regge? E, nonostante la decina di attacchi di Teheran contro navi americane, la risposta unanime è stata che il cessate il fuoco resiste. Il presidente americano ha insistito che l’Iran vuole un accordo e che una soluzione negoziata è ancora possibile. L’operazione militare e le tensioni a Hormuz per lui sono solo «scaramucce», perché «Teheran non ha chance, non le ha mai avute»: «Sanno quello che devono fare» per non violare la tregua. Ha anche espresso irritazione per l’atteggiamento dei suoi interlocutori iraninani che «gli parlano con rispetto» dietro la quinte ma poi vanno in tv a smentire. E ha esortato Teheran a «fare la cosa intelligente, perché non vogliamo uccidere ancora».

Intanto i pasdaran hanno rilanciato un chiaro avvertimento a tutte le imbarcazioni, quello di non attraversare lo stretto attraverso rotte non autorizzate, minacciando una «risposta decisa». Mentre il ministro degli Esteri iraniano, Abbas Araghchi, è intervenuto sugli attacchi agli Emirati Arabi Uniti, che Teheran ha smentito, sottolineando che gli eventi a Hormuz chiariscono che non esiste una soluzione militare a una crisi politica.

Cosa è successo ieri

Rubio: “Presenteremo una bozza di risoluzione Onu sulla libertà di navigazione di Hormuz”

Su indicazione del presidente Trump, gli Usa, con Bahrein e partner del Golfo – Arabia Saudita, Eau, Kuwait e Qatar – hanno redatto una bozza di risoluzione del Consiglio di Sicurezza dell’Onu per «difendere la libertà di navigazione nello Stretto di Hormuz», con lo stop ad «attacchi, posa di mine e pedaggi». Il segretario di Stato Marco Rubio ha rimarcato la necessità che «l’Iran riveli numero e ubicazione di mine marine posate» e collabori alla loro rimozione, sostenendo un corridoio umanitario, si legge in una nota. L’auspicio è di voto «nei prossimi giorni» col sostegno di Consiglio di Sicurezza e «un’ampia base di co-sponsor».

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