Paolo Zampolli, membro politico dell’amministrazione statunitense e amico personale di Donald Trump, è stato licenziato dal ruolo di inviato speciale del Dipartimento di Stato poche ore dopo la pubblicazione di un articolo di Politico che ricostruiva il suo lungo scontro via e-mail con il vice segretario di Stato Christopher Landau.
Giovedì, un funzionario statunitense ha confermato la rimozione, precisando che «il suo incarico di inviato è terminato e non è più un dipendente del governo».
Interpellato sul licenziamento, Zampolli ha dichiarato: «Servire il presidente Donald Trump e gli Stati Uniti è stato il più grande onore della mia vita. Sono profondamente grato al presidente Trump, al segretario di Stato Marco Rubio e a tutta la squadra».
«Ora è il momento di aprire un nuovo capitolo: tornare agli affari, costruire relazioni e concludere accordi», ha aggiunto. In una breve intervista telefonica, ha detto di non essere «assolutamente sorpreso» dal licenziamento dopo la pubblicazione dell’articolo.
In un messaggio pubblicato su X, Zampolli ha inoltre ricordato che gli incarichi di inviato speciale hanno normalmente una durata di un anno e che Trump aveva prorogato il suo mandato di oltre sei mesi. Ha raccontato che il presidente gli avrebbe chiesto: «Perché vuoi lavorare per il governo quando puoi concludere tutti questi affari?». Zampolli ha anche affermato che Trump, anni fa, lo aveva introdotto nel settore immobiliare. «Il presidente ha sempre ragione», ha scritto, ribadendo che è arrivato il momento di dedicarsi a un nuovo capitolo della sua vita.
La faida con il vice segretario di Stato
Il licenziamento è arrivato dopo mesi di tensioni tra Zampolli e Landau, incentrate sulle rispettive competenze e sulla catena di comando. Landau avrebbe cercato di ricondurre l’inviato speciale entro i limiti del suo incarico, legato alla promozione delle relazioni culturali internazionali.
La vicenda ha assunto particolare rilievo anche per il tono degli scambi e per le accuse reciproche di diffamazione. In alcune conversazioni via e-mail erano coinvolti più di una dozzina di funzionari dell’amministrazione, tra cui Dan Scavino, responsabile del personale presidenziale.
Nelle interviste con Politico, Zampolli ha attaccato duramente Landau, sostenendo che il vice segretario di Stato lo avrebbe ostacolato fin dal primo giorno. «Mi ha attaccato dal giorno uno», ha dichiarato. «Tutto quello che facevo, cercava di distruggerlo».
A giugno, Zampolli aveva accusato Landau, in un’e-mail inviata a un gruppo di funzionari, di essere la fonte di una fuga di notizie che aveva portato alla pubblicazione di un articolo del New York Times. Pur senza indicare esplicitamente il pezzo, i dettagli forniti da Zampolli sembravano riferirsi a un’inchiesta pubblicata a marzo.
L’articolo riportava che Zampolli avrebbe chiesto all’agenzia federale per l’immigrazione e i controlli doganali, l’ICE, di espellere in Brasile Amanda Ungaro, madre di suo figlio, nel tentativo di ottenere la custodia del bambino. Zampolli ha negato di aver chiesto all’ICE di trattenerla.
Landau ha respinto le accuse di essere la fonte della fuga di notizie, rispondendo per e-mail: «Le tue minacce e accuse stanno diventando sempre più bizzarre, diffamatorie e inappropriate per essere diffuse ampiamente via e-mail. Non ho idea di cosa tu stia parlando».
Prima di cessare di essere il suo superiore diretto, a luglio, Landau aveva ordinato a Zampolli di smettere di inviare «e-mail fuori controllo» in attesa di ulteriori indicazioni della Casa Bianca.
Dalla conoscenza con Melania Trump all’incarico diplomatico
Zampolli è legato a Trump da decenni. Negli anni Novanta lavorava come agente nel mondo della moda e rappresentava Melania Trump, che presentò al futuro presidente degli Stati Uniti.
Durante il primo mandato di Trump, Zampolli era stato nominato nel consiglio di amministrazione del Kennedy Center. Nel secondo mandato, il presidente gli aveva affidato il ruolo di rappresentante speciale degli Stati Uniti per le partnership globali presso il Dipartimento di Stato.
Il suo compito era rappresentare gli Stati Uniti in eventi culturali internazionali e promuovere collaborazioni culturali con altri Paesi. Secondo le e-mail ottenute da Politico, tuttavia, Zampolli avrebbe oltrepassato i limiti del mandato, incontrando funzionari stranieri anche per discutere questioni non legate alla cultura.
Disclaimer : This story is auto aggregated by a computer programme and has not been created or edited by DOWNTHENEWS. Publisher: lastampa.it






