Cause in tribunale, avvertimenti a funzionari elettori di possibili denunce, interpretazione “nuova” da parte del Dipartimento di Giustizia (DoJ) del National Voter Registration Act, mille osservatori federali di seggi schierati in tutti e 50 gli Stati. Sono le mosse che l’Amministrazione Trump – tramite il DoJ e il Dipartimento per la Homeland Security – hanno introdotto per condizionare il voto di Midterm di martedì. Condizionare non è il verbo che usano nell’Amministrazione preferendo parlare di garantire l’integrità del processo elettorale.
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La strategia, tuttavia, ha due fronti: il primo sono le sfide concrete che vengono aperte ora. Il secondo fronte risale invece agli albori della seconda Amministrazione Trump quando sono iniziate le grandi manovre al Dipartimento di Giustizia: lo scorso anno il DoJ ha ad esempio chiesto agli Stati di conservare e consegnare i registri elettorali che contengono anche dati sensibili (come i numeri della Social Security, la previdenza).
Gli Stati si sono opposti, il DoJ ha fatto causa a 30 Stati e ha perso in 27 occasioni. Un secondo fronte è stato invece quello di liquidare la Divisone per la Civil Right, gli avvocati se ne sono andati o sono stati licenziati. Un altro aspetto riguarda l’interpretazione, estensiva, del National Voter Registration Act. Esso valuta i requisiti degli elettori, mentre il DoJ ha esteso l’interpretazione alla candidabilità o meno di una persona. È un caso che si inserisce pienamente in quanto sta accadendo in Alaska dove con un trucco i democratici hanno imposto sulle schede il nome di un ex insegnante – d’accordo con il piano – Dan Sullivan, omonimo del senatore repubblicano in carica, appunto Dan Sullivan. Un’inchiesta del New York Times ha ricostruito le manovre di alcuni membri del team di Mary Peltola (la rivale democratica) e innescando poi reazioni di ogni sorta. L’FBI sta indagando su eventuali illeciti (lavorare sulla composizione delle liste elettorali non è ritenuto un illecito in sé e in passato anche i repubblicani l’hanno fatto).
il caso
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Le sfide di oggi, il primo fronte, sono già iniziate. Funzionari elettorali sono stati “minacciati” di denuncia in caso non rispettassero alcune regole. In California l’Amministrazione ha chiesto di mettere in disparte 20mila schede ritenute non valide poiché i votanti non sarebbero cittadini americani; simile cosa è accaduta nello Stato di Washington. In entrambi i casi i giudici hanno bocciato le richieste del governo Trump.
Se il Dipartimento di Giustizia si prepara ad aprire contenzioni su funzionamento delle macchine elettorali, conteggio delle schede e ricorsi in caso di caso di risultati troppo ravvicinati, democratici e organizzazioni per i diritti civili stanno approntando le contromisure. Il chairman della Democracy Defenders Action Norm Eisen ha dichiarato che il suo team è «pronto ad andare subito in tribunale non appena il Dipartimento di Giustizia prenderà il controllo delle schede».
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